Il Natale secondo Jet Set Roger

Esce “In The Bleak Midwinter”, tra atmosfere di Broadway e la campagna inglese del 1600
Il Natale secondo Jet Set Roger

Ah, il Natale! Brindisi, dolci, regali e una profusione di carole e canzoni a fare da colonna sonora in questo scambio di zuccheri e buone vibrazioni. Quella di raccontare in musica l’atmosfera delle feste è usanza tanto diffusa nel mondo anglosassone da farne quasi una categoria a parte, al punto che negli anni sul tema si sono misurati un po’ tutti, dai maestri del genere a chi, invece, col vischio e il pungitopo non ha mai coltivato grandi affinità. Così, a prescindere da stili e vocazioni artistiche, da Bing Crosby ai Calexico, passando per Elvis Presley, Dolly Parton, James Taylor e Bob Dylan, David Bowie, Ritchie Blackmore o gli Smashing Pumpkins, tanto per citare alcuni nomi e cognomi piuttosto divergenti, ecco che il clima natalizio non ha risparmiato davvero nessuno.

 

Memorie dal gelido inverno

Diversamente da quanto succede altrove, dalle nostre parti le produzioni in materia sono state invero alquanto avare negli anni e solo di recente, da più angolazioni, si sta avviando una certa inversione di tendenza. Ma se struggimento, armonia e bontà d’animo sono sempre lì a dettare il tempo tra campanelli e bacche di agrifoglio, c’è anche chi da questa tradizione ha voluto riprendere soprattutto i sentimenti più schietti.

Da vero outsider qual è, Jet Set Roger ha infatti recuperato dalle carole natalizie l’aspetto gioioso e profano della festa, liberando queste composizioni dalle stratificazioni che nei secoli si sono sedimentate attraverso l’opera moralizzatrice della Chiesa, che ne giudicava con piglio severo i toni troppo libertini. Perse le caratteristiche più frizzanti, questi semplici canovacci melodici al servizio della danza sono diventati quindi una formula musicale pronta a percorrere in lungo e in largo il presumibilmente civilizzato Occidente, finendo per approdare nelle sale di Hollywood e Broadway, tra swing e cabaret.

Se però il nome di Jet Set Roger non è (ancora) un classico delle feste, si può ora rimediare con “In The Bleak Midwinter”, album appena uscito con cui il cantautore e musicista che all’anagrafe risponde al nome di Roger Rossini - di origini inglesi, ma ormai saldamente radicato a Brescia - dà continuità allo spettacolo natalizio di canzoni e memorie che da più di vent’anni mette in scena nella sua città. Con un approccio tutto “dal basso” in grado di mettere insieme vecchie taverne dell’Inghilterra degli Stuart del 1600 e fumosi club newyorkesi degli anni Cinquanta del secolo scorso, ecco che il repertorio già portato sul palcoscenico si completa con un disco di vecchi e nuovi standard delle feste. Nel primo capitolo di questa operazione dedicata a un Natale con meno miele e più vitalità, ovvero “It’s Christmas In The Jet Set”, si frullava glam, pop e antiche carole, adesso a prevalere sono la ballata folk e il vasto canzoniere americano sul periodo in questione, per un lavoro ricco di suggestioni e riferimenti.

 

Renne, ippopotami e malizie

Con la backing band dei Reindeers - Angela Kinczly e Kika Negroni alle voci, Davide Mahony al basso, Nicola Carraro alle chitarre e Mauro Carraro alla batteria -, Roger in “In The Bleak Midwinter” mette in fila quei pezzi che nel tempo si sono aggiunti al suo show, come l’allegra e smaliziata “I saw mommy kissing Santa Claus” e la più solenne “We three kings of orient are”, così come nuovi arrangiamenti di alcuni episodi già presenti nel disco precedente. In dodici brani, il Natale in musica di Jet Set Roger & The Reindeers si compone in questo modo di momenti spensierati, festosi e pure di allegro disordine, a ritmo sempre vellutatamente rétro.

In scaletta non poteva che esserci una moltitudine di umori che flirtano senza remore tra passato e presente con una nuova resa dell’originale “It’s Christmas in the jet set” e icone delle feste quali “Jingle bells rock” e “Santa Claus is comin’ to town”. Ancora, la vena nostalgica è bene in vista in “Child's Christmas in Wales” di John Cale, al pari della spensieratezza presente nella filastrocca di John Rox “I want a hippopotamus for Christmas” - e un testo, cantato in prima battuta nel 1953 dalla allora decenne Gayla Peevey, che recita con gioiosa precisione le meraviglie di un ippopotamo da ricevere in dono: “Don't want a doll, no dinky tinkertoy. I want a hippopotamus to play with and enjoy”.

 

Natale con chi vuoi

Tutta la narrazione del Natale è così passata al setaccio da fiabe agrodolci, arrangiamenti corali e animo vissuto da crooner carico di finezze e lustrini in grado di cambiare registro alla stessa ricorrenza. Non un polpettone indigesto, né uno spirito punk iconoclasta, tanto per un album che vuole interpretare l’incanto della festività a suon di svisate jazz e aria di musical, che per un musicista visionario, un po’ Francesco Bianconi e un po’ Marc Bolan, capace di zompare avanti e indietro nel tempo con lucida follia, tra esuberanza e una sana dose di humor britannico. E infine, sfuggendo a tutta questa disinvolta varietà, un brindisi è proprio quello che ci vuole.
 

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