Nel backstage del rock, lì stava il grande Leon Russell

Il musicista statunitense ci ha lasciato sei anni fa
Nel backstage del rock, lì stava il grande Leon Russell

Nel backstage del rock, con parecchi strumenti musicali e un orecchio invidiabile, sta Leon Russell. Nato nel sud degli States, Russell è stato tante cose: musicista solista, polistrumentista, session-man, compositore, produttore. Più che il grande pubblico, sono stati i grandi musicisti ad amarlo e a cercarlo: il cantautore che negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere dietro a una folta barba incolta e a lunghissimi capelli bianchi, ha intrecciato il suo percorso con quello di Joe Cocker, George Harrison, Eric Clapton, Elton John, Rolling Stones e molti altri musicisti che sono a buon diritto nel gotha del rock. Leon ci ha lasciato il 13 novembre 2016, all'età di 74 anni. Lo vogliamo ricordare attraverso i suoi contributi alla galassia rock, che non sempre, ve ne accorgerete, sono legati al suo nome. Eppure, spesso è lui l’uomo dietro alle quinte di canzoni entrate nella storia.

“Gene Clark with the Gosdin Brothers”

Nel 1967 Leon Russell partecipa all’album di Gene Clark con i Gosdin Brothers del 1967 “Gene Clark with the Gosdin Brothers”. Il polistrumentista, in questo caso, suona il pianoforte e il clavicembalo, oltre ad occuparsi degli arrangiamenti di alcuni brani. Per Clark, questa è la prima volta che si mette in gioco con una nuova produzione discografica dopo l’addio ai Byrds: un debutto importante, per il quale il cantautore ha scelto come compagno Leon Russell.


“(Can’t Seem To) Get A Line On You”/“Shine A Light”

“(Can’t Seem To) Get A Line On You” è una delle prime versioni di “Shine A Light” dei Rolling Stones, parte dell’album “Exile On Main Street” (1972). Leon Russell la fissa su nastro per la prima volta nel 1969 agli Olimpic Studios di Londra ed è lui stesso a suonare il piano nella canzone, che sarà inclusa nella riedizione di “Leon Russell” come bonus track. L’occasione è proprio una delle sessioni di registrazione del secondo album di Russell. Bisognerà aspettare il 1971 perché la versione – uscita sempre dagli stessi studios - presente nel disco della leggendaria band britannica, con il titolo “Shine A Light”, veda la luce.

“Delta Lady”

Se “A Song For You” è un classico americano, come l’ha definita Elton John, “Delta Lady” è il primo successo di Russell, parte del secondo disco solista del cantautore. È però Joe Cocker che la fa conoscere al mondo nel 1969 - ancora prima che il collega la pubblicasse nel suo disco – inserendola nell’album eponimo “Joe Cocker” e lanciandola tra le braccia di Woodstock lo stesso anno. La ragazza del Delta, “standing wet and naked in the garden”, è Rita Coolidge, parte, insieme ai due rockers, del progetto “Mad Dogs & Englishmen” che nel 1970 ha infiammato i palchi a stelle e strisce. Ancora una volta è Mina che porta un po’ di Leon Russell nel Belpaese, includendo il brano in “Cinquemilaquarantatre” del 1972.

“Superstar”

Anche questa volta, Leon Russell è tra gli autori, ma non è con lui che il brano – inizialmente intitolato “Groupie Song” - si fa conoscere. Scritto nel 1969 dal cantautore insieme a Bonnie e Delaney Bramlett all’epoca in cui Russell suonava come componente del gruppo Delaney & Bonnie and Friends, la canzone si lega un paio di anni dopo alla cover che ne fanno i Carpenters. Il duo statunitense non è l’unico a fare propria “Superstar”, che passa tra le mani di Peggy Lee, Bette Midler, Cher e dei Sonic Youth. Anche Rita Coolidge la cantò e lo fece nel tour dei Mad Dogs and Englishmen. Il brano appare per la prima volta come lato B di “Comin’ Home” di Delaney & Bonnie (1969).

“A Song For You”

Parte del suo secondo album solista, “Leon Russell” (1970), “A Song For You” è la sua canzone più conosciuta. Per molti, è stata la prima volta in cui hanno sentito la sua voce. E se il brano può essere sfuggito ad alcuni dei frequentatori della scena rock, di certo non è stato così per gli illustri colleghi del musicista, che hanno riproposto la canzone nelle più diverse forme. Tra coloro che hanno riproposto il brano, su tutti, Ray Charles, che nel 1993 ha registrato la canzone come singolo dell’album “My World”, suonandola anche con Willie Nelson e Leon Russell stesso al “Live and Kickin'” show del 2003. Oltre a lui, Donny Hathaway la inserisce nell’album “Donny Hathaway” (1971); Aretha Franklin in “Let Me In Your Life” (1974); i Temptations in “A Song For You” (1975); Michael Bublé in “It’s Time” (2005). La canzone si trova anche nella compilation postuma di Amy Winehouse “Lioness: Hidden Treasures” (2011). Restando in Italia, “A Song For You” è “Quasi Come Musica” nell’album “La Mina” (1975) di Mina.

Mad Dogs & Englishmen

Joe Cocker ha bisogno di una band per una tournée negli Stati Uniti e chiede aiuto all’amico Leon Russell. Quest’ultimo, che di bravi musicisti se ne intende, non crea solo un gruppo, ma un super gruppo, i Mad Dogs & Englishmen, che nel 1970 si mette in viaggio per gli States per dare nuovo lustro a classici rock che vanno da Bob Dylan ai Beatles. Lo stesso Russell è direttore musicale del tour, e mette mano anche a qualche strumento, dalle tastiere alle chitarre. L’insieme di concerti diventerà anche un album live e un film. L’esperienza sarà uno dei momenti più significativi della carriera di Joe Cocker e il tocco del deus ex machina Leon Russell si fa sentire, eccome.

“Blues Power”

Dal felice connubio Eric Clapton-Leon Russell scaturisce anche “Blues Power”, secondo singolo dell’album “Eric Clapton” del 1970. Le strofe iniziali della canzone, quelle scritte da Russel, sono state utilizzate dal musicista dell’Oklahoma anche per la sua “Shoot Out On The Plantation”, contenuta nel disco “Leon Live”. I due non hanno nessuna intenzione di fermarsi: “I'm gonna keep on rocking, no matter if it's fast or slow”.

“Concert for Bangla Desh”

Del grande evento benefico organizzato il primo agosto 1971 dall’ex Beatle George Harrison e dal santone indiano Ravi Shankar fa parte anche Leon Russell, che interpreta, tra gli altri brani, “Jumpin’ Jack Flash” degli Stones e “Young Blood” dei Coasters proposti in un medley. Insieme a lui, sul palco, ci sono, tra gli altri, i pesi massimi Bob Dylan, Ringo Starr e l’amico Eric Clapton. I concerti a supporto dei rifugiati del Bangladesh, dopo la secessione dal Pakistan, furono due, entrambi lo stesso giorno, al Madison Squadre Garden di New York, e finirono nell’album live “The Concert for Bangla Desh”.

“This Masquerade”

È il chitarrista jazz George Benson a portare la canzone, non di facile ascolto, alle orecchie di un pubblico più ampio rispetto a quanti vi si erano imbattuti nel lato B di “Tight Rope” di Russell del 1972. La cover arriva quattro anni dopo ed è inclusa nell’album “Breezin’” di Benson: "This Masquerade" sarà uno dei suoi maggiori successi e gli farà vincere anche un Grammy nel ‘77. Coverizzata anche da diversi altri artisti, inclusi i Carpenters e Shirley Bassey, approda in Italia nel live di Mia Martini “In Concerto” (1991). Prima di lei, la aveva intercettata anche Mina, inserendola nel disco “Ridi pagliaccio” (1988).

“The Union”

Trentacinquesimo album in studio dell’instancabile Leon Russell, “The Union” (2010) è un disco a due mani in collaborazione con Elton John. È la prima volta che Sir John firma brani inediti insieme a qualcun altro. Non è casuale la scelta del barbuto cantautore statunitense, che è stato uno dei suoi principali punti di riferimento musicali. La storia narra che l’idea sia venuta a Elton John durante un safari in Africa, quando dall’iPod del compagno David Furnish è sbucato l’album “Retrospective” di Russel, portando il musicista di Pinner alle lacrime.

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