Gerry Rafferty, la storia di "Baker Street"
GERRY RAFFERTY – Baker Street
United Artists, 1978
(Gerry Rafferty)
Il desiderio di una vita diversa, l’inquietudine di non poter realizzare le proprie aspirazioni in un mondo che sembra non
sentirti. Ci sono persone che rimangono intrappolate dal loro passato e dai desideri per il futuro. Questo è il messaggio espresso in una canzone epica e piena di emozioni contrastanti come "Baker Street". Fortemente autobiografico, con questo brano il cantautore scozzese Gerry Rafferty riuscì magistralmente a coniugare capacità di introspezione, abilità tecnica e originali suggestioni sonore.
Rafferty iniziò la carriera musicale verso la metà degli anni Sessanta facendo la gavetta a Londra con delle cover band, poi entrò a far parte di un trio folk-rock chiamato Humblebums che comprendeva anche Billy Connolly, in seguito affermato comico e attore. Gli Humblebums si sciolsero nel 1971 e Rafferty pubblicò un album solista che non andò da nessuna
parte. Insieme al compagno di scuola Joe Egan, l’artista ritentò la sorte formando gli Stealers Wheel, ottenendo un grande successo con il singolo "Stuck in the Middle With You", ma dopo altri due album il duo nel 1975 si divise. Da lì in avanti iniziarono una serie di problemi legali dovuti a obblighi contrattuali con la vecchia band che gli impedivano di pubblicare musica a suo nome. Per tre anni Rafferty fu in pratica bloccato artisticamente.
"Baker Street" nasce in quel periodo, quando Rafferty prendeva costantemente il treno da Glasgow a Londra per incontrare i suoi avvocati e cercare di risolvere le questioni giuridiche e finanziarie. Spesso veniva ospitato da un amico che viveva a Baker Street, ascoltavano musica, si ubriacavano regolarmente e la mattina seguente Rafferty riprendeva il treno per tornarsene a casa. Il testo della canzone racconta quei fatti. Stanco della sua carriera e della vita che ha pianificato, Rafferty descrive il
proprio senso di frustrazione: “Dirigi i tuoi passi lungo Baker Street, luce nella testa e morte sui piedi / Beh, un altro pazzo giorno, trascorrerai tutta la notte bevendo e dimenticherai tutto / Questa città deserta ti fa sentire così freddo / Ha così tante persone, ma non ha anima / E ti ci vuole così tanto tempo per scoprire che ti sbagliavi, quando pensavi accogliesse tutti”.
Lo racconta in terza persona con due storie diverse. Nella prima c’è un perdente scettico e fatalista che affoga i suoi sogni nell’alcol, in nottate sbilenche di sesso facile. Il passaggio dalla notte al mattino è l’introduzione per un secondo personaggio, narrato stavolta dal punto di vista di una donna che torna a casa e quando il marito le chiede dove ha passato la notte, si inventa una storia che non ha mai vissuto. Il simbolismo con il cercare di sfuggire ai problemi è evidente. In entrambi i casi
c’è la speranza che le cose possano cambiare, o almeno fingere che questo accadrà, pianificando un futuro diverso, magari acquistando un terreno e trasferendosi in una cittadina tranquilla. Ciò viene insinuato negli ultimi versi ed è un momento davvero commovente: “Quando ti svegli, è un nuovo mattino / Il sole splende, è un nuovo giorno / Te ne vai, stai andando a casa”. L’idea di casa risuona come una redenzione, anche se sa che tornerà di nuovo a Baker Street.
Musicalmente l’artista osò qualcosa di inedito e particolare. Nella stragrande maggioranza delle canzoni pop la parte “forte” si esprime nell’inciso. Su di esso si concentrano generalmente gli sforzi del compositore per rendere più memorizzabile possibile il brano. In "Baker Street" è il monumentale riff di sassofono che fondamentalmente funge da ritornello in alternanza alle strofe, ed è un assolo disperato, come un urlo verso il cielo. Nel 1977 Rafferty finalmente riuscì a registrarla con un gruppo di sessionmen londinesi. L’iconico riff di sassofono fu eseguito da Raphael Ravenscroft. In origine doveva essere realizzato con la chitarra, ma quando il musicista di studio non si presentò alla seduta di registrazione, fu subito presa la decisione di sostituirlo con il sax. Stranamente Ravenscroft, morto nel 2014, disse di essersi ispirato a un vecchio blues e di non essere soddisfatto della performance. La riteneva una sorta di riempitivo nell’economia della composizione e addirittura la sentiva stonata.
Il musicista tuttavia ha continuato a suonare sui dischi di Rafferty per anni, quindi quel risentimento presumibilmente non era così profondo.
C’è un’altra curiosa sotto traccia sulla storia di quell’assolo. Nel 1968, il sassofonista americano Steve Marcus pubblicò un
disco jazz intitolato "Tomorrow never knows" in cui il brano "Half a Heart" si apriva con un riff simile a quello di "Baker Street". Non si sa se Rafferty abbia concepito lo stesso riff per coincidenza o intenzionalmente, resta il fatto che quell’assolo di sax riassume tutta l’immensa musicalità della canzone, sia per l’atmosfera da grande città sia per quel tipo di suono mattutino pronto a esplodere trionfante dopo la strofa finale. Sono sei minuti in cui Rafferty canta pacatamente, quasi imbarazzato, sembra sussurrare le parole e rivolgersi solo a chi lo vuole ascoltare. La musica ondeggia tutt’intorno a lui in una magia
vaporosa. Sembra quasi a disagio in mezzo a tastiere lussureggianti, congas che dialogano e nel dramma operistico di quel sassofono.
Il segreto e la bellezza di "Baker Street" stanno proprio in questo contrasto di umori, esaltati ancor di più verso la fine da un grandissimo assolo di chitarra, vagamente alla David Gilmour, di Hugh Burns, che suonerà poi con i Wham! (a pensarci bene l’inno del sax di "Careless Whisper" è vagamente affine a "Baker Street"). Paradossalmente questo disilluso canto di fallimento e insoddisfazione fece di Rafferty una superstar internazionale, ma lui a disagio con la celebrità reagì evitando concerti e promozioni. Continuò a fare dischi che vendettero sempre meno e a convivere con l’alcolismo e la depressione, i due demoni esposti in "Baker Street". Morì per insufficienza epatica nel 2011, all'età di 63 anni.
Per gentile concessione dell'editore Arcana e dell'autore (che l'ha scelta personalmente) pubblichiamo questa scheda tratta dal libro di Mauro Ronconi "Canzoni per un mondo senza Beatles".
