Il disco del giorno: Shankar, "Touch Me There"
Shankar
Touch Me There (Cd Zappa Records CDZAP 50)
Non sono molti i colleghi musicisti verso i quali Frank Zappa abbia espresso ammirazione o pareri favorevoli, il suo spietato sarcasmo era equamente distribuito tra colleghi del rock e rappresentanti della musica classica senza distinzioni; del resto i suoi standard qualitativi erano notoriamente altissimi e per passare le forche caudine del suo giudizio bisognava essere più che bravi.
Uno degli artisti che Zappa ha non solo ammirato ma è arrivato al punto di produrre per la propria casa discografica è il violinista Shankar, non nuovo alle collaborazioni con musicisti rock (ha lavorato tra gli altri con Peter Gabriel, Stewart Copeland, Bill Laswell e Steve Vai), specializzato nell’uso di un violino particolare dotato di un doppio manico: da questo singolare strumento Shankar trae straordinarie improvvisazioni che riescono a unire tecniche strumentali indiane e occidentali contemporaneamente, utilizzando una tecnica notevole e un suono che si riconosce dopo pochi secondi.
La sua bravura è sbalorditiva, la sua immaginazione non è da meno, e dal vivo è ancora più efficace che su disco (purtroppo non si esibisce frequentemente in Italia ); inoltre Shankar è stato uno dei pionieri tra coloro che hanno cercato di fondere la musica tradizionale indiana con altri tipi di linguaggi musicali, anche se in ogni caso ha evitato qualsiasi tentativo di contaminazione world dal carattere commerciale.
"Touch Me There", del 1979, è un album strano che alterna eccellenti brani strumentali come "Little Stinker", "Windy Morning" e "Love Gone Away" con canzoncine dal carattere quasi demenziale come la title-track e "Knee-deep in Heaters", probabilmente nate in momenti più distesi rispetto alle session maggiormente complesse. Zappa non interviene con la sua chitarra ma appare come vocalist in "Dead Girls of London", un easy-rock dal testo tipicamente mordace e zappiano.
Questo disco va bene se oggi vi sentite di umore mutevole o capriccioso dato che le sue continue alternanze stilistiche e i suoi
arrangiamenti sul filo del paradosso potrebbero irritarvi se foste in vena di ascolti maggiormente seriosi; in ogni caso è difficile non restare sbalorditi di fronte all’abilità stregonesca di Shankar e alla sua capacità di adattare il proprio linguaggio alle situazioni più diverse restando sempre personale e creativo.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
