Il disco del giorno: Randy Newman, "Sail Away"
Randy Newman
Sail Away (Cd Reprise 7599-27203-2)
Inconfondibile e inimitabile, Randy Newman è tra i maggiori songwriters contemporanei americani e da oltre trent’anni costruisce lentamente un repertorio di brani tra i più intelligenti dell’intera scena musicale.
Dotato di uno stile pianistico dove si ritrovano gli echi di Gershwin, Porter e dello stile di New Orleans, proprietario di una nonvoce che interpreta i propri brani meglio di chiunque altro, Newman ha visto le proprie composizioni riprese da decine di interpreti, ha scritto molte colonne sonore (discende da una stirpe di grandi autori per il cinema) e occasionalmente si siede al pianoforte per esibirsi in concerto.
Il suo humour al vetriolo gli ha causato spesso guai con i benpensanti e il pubblico più conservatore, ma questo non lo ha fermato dal continuare a rappresentare una sua personale, comicissima e disperata visione del mondo dove interagiscono i personaggi più diversi, dal tycoon sporcaccione di "It’s Money That I Love" al giovane cantante sfigato di "The Blues", al cowboy fascistoide di "Rednecks".
Grotteschi e mostruosi, i suoi personaggi non mancano tuttavia di umanità; quando lo sfruttatore di prostitute di "Same Girl"
canta una canzone d’amore alla sua vittima è sincero come l’idiota che alla guida di una macchina supersonica sfreccia lungo il Santa Monica Boulevard gridando I Love L.A. Nel catalogo di Newman non mancano brani divenuti celeberrimi come "You Can Leave Your Hat On" (portata alle stelle da Joe Cocker in un arrangiamento dopato all’inverosimile rispetto all’originale), "Guilty" e "Mama Told Me Not to Come"; l’intera discografia di questo artista tratteggia in maniera unica il ritratto di un’America allo sbando, fiera del suo passato e allo stesso tempo terrorizzata dal proprio futuro.
"Sail Away" (1972) appare come uno dei capolavori di Newman sin dalla title-track, all’apparenza gentile ma in realtà dotata di un testo a doppio fondo sul razzismo. Nulla viene risparmiato dal sarcasmo del nostro Autore, neppure il Padreterno (che in "God’s Song" si meraviglia di quanto gli uomini continuino ad amarlo nonostante le catastrofi scagliate sulla terra), mentre "Political Science" anticipava di trent’anni i deliri di onnipotenza di George W. Bush facendoci ridere con un brivido lungo la schiena.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
