Il disco del giorno: Chic, "Risqué"
Chic
Risqué (Cd Atlantic 7567-80406-2)
La sfortuna degli Chic è stata quella di aver avuto successo durante l’esplosione del fenomeno Disco, facendoli accomunare dalla critica ai vari Cerrone, La Bionda e compagnia bella con cui si trovavano a dividere la cima delle classifiche d’allora.
Senz’altro il loro primo album (quello di "Yowsa, Yowsa, Yowsa", per intenderci) era un levigatissimo esempio di musica supercommerciale d’alta classe, ma fin dal successivo "C’est chic" (che grazie al singolo "Le freak" li catapulterà verso il successo planetario) gli ascoltatori attenti potevano notare un deciso richiamo alla matrice più pura del funk e del r&b, rendendo omaggio anche a figure come Wes Montgomery e Sly Stone.
Il basso serpentino di Bernard Edwards e la chitarra groove di Nile Rodgers rimbalzavano allegramente sopra la batteria di Tony Thompson, strumentista di rara bravura e potenza ritmica. Cori arrangiati come sezioni di fiati, archi brillanti o vellutati
a seconda dei casi, qualche tastiera discreta e il gioco era fatto: le piste da ballo esplodevano e Nile e Bernard si sono trovati per un paio d’anni a essere i Re Mida della black music.
Anche quando il successo di massa li ha abbandonati i due hanno continuato a produrre musica di qualità; dischi come "Real People", "Take It Off" e "Tongue in Chic" sono eccellenti, tanto peggio per chi non se ne è accorto.
Ritmi scattanti, ritornelli subito impressi nella memoria, raffinatezze armoniche seminate qua e là, e soprattutto tantissimo funk swingante come poche formazioni hanno saputo fare nel corso degli anni.
Il loro disco più bello rimane "Risqué", del 1979, composto tutto di brani ottimi, da "Good Times" a "My Forbidden Lover" passando per il relax di "A Warm Summer Night" e l’intervento tip tap di "My Feet Keep Dancing". Prestazioni strumentali maiuscole, voci perfette, arrangiamenti di classe insuperata rendono "Risqué" uno degli ultimi gioielli di un genere che si avviava pericolosamente verso la standardizzazione; in ogni traccia di questo disco brilla la personalità di coloro che lo hanno creato.
Dopo la prematura scomparsa di Edward e Thompson è rimasto solo Nile a portare avanti la bandiera del gruppo in scatenati
concerti dal vivo in giro per il mondo; da segnalare ottimo "Live At Budokan", testimonianza dell’ultimo concerto realizzato nel 1996 assieme a Edwards.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
