Il disco del giorno: Robert Wyatt, "Cuckooland"
Robert Wyatt
Cuckooland (Cd Hannibal/Rykodisc HNCD 1468)
Difficile tradurre in parole per chi non la conosca la musica di Robert Wyatt, ex batterista del celebre gruppo jazz-rock Soft Machine, successivamente autore di molti album a proprio nome. L’assoluta originalità del suo stile rende arduo definirlo, perché nei dischi che Wyatt ha pazientemente raccolto negli anni potrete trovare di tutto: canzoni orecchiabili che non si staccheranno da voi, squarci jazzistici, reminiscenze del suo passato rock, ballate recitate a fior di labbra con una voce assolutamente inconfondibile, momenti sperimentali e parentesi ambient, brani armonicamente complessi e canzoncine semplicissime, il tutto spesso confezionato a casa con l’aiuto di amici celebri come Brian Eno, David Gilmour, Phil Manzanera, Karen Mantler, Elvis Costello; il risultato finale porta con sé un fortissimo profumo artigianale, quasi il prodotto di un hobby destinato a una ristretta cerchia di amici.
Pur non essendo particolarmente difficili (bastano un paio di ascolti per rimanere affascinati da questa musica) si tratta probabilmente di alcuni tra i dischi meno commerciali mai pubblicati, proprio per il loro rifiuto assoluto di qualsiasi cosa abbia a che fare con il business musicale.
Nel corso del tempo Wyatt si è ritagliato un pubblico di agguerriti ammiratori che gli permettono di continuare a incidere senza doversi piegare a compromessi, ed egli ha sempre ripagato la loro fiducia con dischi bellissimi che ripagano numerosi riascolti senza perdere in freschezza. "Cuckooland" (2003) è un’altra perla di questa collana e vede Wyatt cantare melodie magnifiche con il suo consueto fare stralunato raccontando storie dedicate al genetico Richard Dawkins e all’amore tra Miles Davis e Juliette Gréco, ma anche canzoni su temi drammatici come lo sterminio dei Rom nei campi di concentramento, le vittime di Hiroshima e Nagasaki, l’invasione americana in Iraq.
La singolare personalità di questo artista è capace di passare con uguale pregnanza da questi argomenti a una leggerissima cover version della "Insensatez" di Jobim senza che il suo universo musicale perda di coerenza, l’intensità della sua voce apparentemente così fragile e priva di estroversione gli permette di toccare lidi espressivi irrangiungibili da cantanti magari più dotati tecnicamente ma privi della scintilla che permette a Wyatt di abbracciare la poesia con naturalezza.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
