Il disco del giorno: John Zorn, "Electric Masada"

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro
Il disco del giorno: John Zorn, "Electric Masada"

John Zorn
Electric Masada (Cd Tzadik TZ 5004)

Per il cinquantesimo compleanno del compositore John Zorn, il club Tonic di New York organizzò un mese intero di celebrazioni, con concerti diversi ogni sera. Questo ventaglio di possibilità non bastò comunque ad esaurire le sfaccettature stilistiche della multiforme personalità di Zorn, ma gli diede la possibilità di realizzare incisioni discografiche sul campo che documentassero la sua bravura di compositore, sassofonista, organizzatore, bandleader, autore di colonne sonore, performer in duo e così via.

Tra i progetti più stimolanti vi fu la nascita di un nuovo gruppo, Electric Masada, che fin dal nome prende le mosse da una precedente formazione (Masada, appunto) con cui Zorn aveva iniziato un originalissimo processo di commistione tra musica ebraica ed esperienze free/radicali. Questa formazione è assai più ampia dell’altra e comprende ben due batteristi e un percussionista, a cui vanno aggiunti basso elettrico, sax, chitarra e suoni generati dal computer.

Questa maggior possibilità timbrica viene sfruttata appieno da Zorn che scaraventa sul pubblico valanghe di energia pura utilizzando un volume in sala ai limiti della tollerabilità fisica (ricordo un loro concerto in cui l’amplificazione faceva quasi sanguinare le orecchie), spingendosi ben oltre il muro del rumore ma non abbandonandosi mai al caos; tutti gli interventi sono sotto il controllo rigorosissimo della scrittura di Zorn, che pur lasciando ampia libertà improvvisativa ai suoi compagni di
strada mantiene sempre un solido equilibrio formale.

Pagine nate in dimensione acustica come "Hath-arob" e "Tekufah" vengono investite da una carica di tensione a mille volt, trasformandosi in martellanti murales sonori dove spiccano le percussioni inarrestabili di Cyro Baptista (che a volte spingono la ritmica verso atmosfere sudamericane) e le tastiere di Jamie Saft, ricche di echoplex e suoni di piano elettrico che rendono palese omaggio a Zawinul e Corea.

Lo stile strumentale di Zorn, già feroce di suo, viene qui spinto verso una dimensione ancora più selvaggia, la voce al vetriolo del suo sax alto sembra divertirsi un mondo a combattere con i colpi di maglio delle chitarre distorte di Marc Ribot (ascoltate "Idalah-abal", un incrocio davvero incredibile tra heavy-metal, free jazz ed elettronica).

Attenzione a non spaventare i vicini di casa!
 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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