Il disco del giorno: Georg P. Telemann, "Quartetti con flauto"
Georg Philipp Telemann
Quartetti con flauto (Cd Archiv 002894775379)
Quanta musica ha composto Telemann? Una quantità enorme, il cui volume supera l’opera omnia di Bach e Händel messa assieme. Fino a non molti anni fa il suo nome era legato più che altro al vasto ciclo delle "Tafelmusik" (1733), composizioni cameristiche pensate come gradevole accompagnamento per feste e banchetti della nobiltà tedesca dell’epoca, e il buon Telemann è sempre stato considerato come un bravo artigiano in grado di sfornare a comando musica piacevole in quantità industriale, o poco più.
Negli ultimi vent’anni, grazie anche all’indefesso lavoro di riscoperta del musicista Reinhard Goebel (fondatore e direttore
dell’ensemble Musica Antiqua Köln) molta della produzione di Telemann è stata riportata alla luce e apprezzata nelle sale da concerto di tutto il mondo. Ovviamente Telemann non raggiunge molto spesso le vette dei suoi due grandi colleghi contemporanei ma ciò non toglie che nei momenti di maggior ispirazione (e questi bellissimi quartetti appartengono senz’altro alle sue pagine più ispirate, non a caso molto lodate dai suoi contemporanei) egli sia in grado di scrivere musica di eccelsa fattura, perfettamente equilibrata dal punto di vista formale pur nel suo curioso innestare tra loro la forma del Concerto e quella della Sonata (in modo per allora inedito), con melodie fresche e spontanee cui si unisce un’elaborazione contrappuntistica complessa che non suona mai artificiosa e un utilizzo del virtuosismo strumentale di notevole intelligenza e raffinatezza.
L’importanza di questi lavori è dimostrata anche dalle numerose copie che circolarono in quegli anni anche al di fuori della
Germania, ponendosi come modello di scrittura la cui influenza sui compositori francesi e tedeschi del Barocco rivaleggiò con quella delle opere strumentali di Vivaldi.
Il ruolo concertante del flauto traverso in queste partiture è di grande difficoltà e viene dominato da Verena Fischer con autentica maestria, ma da lodare incondizionatamente sono tutti i componenti di questo magnifico gruppo, da molti anni una garanzia di qualità nel repertorio barocco; filologicamente perfette, le loro esecuzioni non sono mai ingessate ritmicamente ma riescono a coniugare un approccio stilistico austero con una grande verve esecutiva fraseggiando con fantasia e bravura, raggiungendo sempre risultati trascinanti.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
