Il disco del giorno: Freddie Roach, "Mo'Greens, Please!"
Freddie Roach
Mo’Greens, Please! (Cd Blue Note TOCJ-9574)
È tempo di minestroni fumanti e zuppe a base di verdura utilizzate come antidoto al termometro che non ne vuol sapere di risollevarsi. Più che logico seguire il consiglio («Ancora verdura, prego!») che dà il titolo al disco di Freddie Roach, musicista oggi praticamentedimenticato al di fuori della ristretta cerchia degli appassionati soul/jazz nonostante abbia registrato ben cinque album da solista per la Blue Note (la loro reperibilità è purtroppo assai limitata).
Organista tra i più raffinati della generazione uscita alla ribalta dopo Jimmy Smith, Roach non possedeva certo la grinta di «Baby Face» Willette o il virtuosismo di Shirley Scott, ma ogni suo disco è ricco di calore, feeling e distribuisce assoli generosi con un utilizzo assai intelligente di colori e registri, all’interno di un linguaggio bop avanzato armonicamente ma senza punte sperimentali.
Roach non amava mettersi troppo in mostra, preferiva inserire con discrezione nel tessuto musicale assoli e accompagnamenti raffinati continuamente imperniati sull’ascolto dei propri partner musicali, in questo caso Kenny Burrell (chitarra), Eddie Wright (chitarra), Conrad Lester (sax tenore) e Clarence Johnston (batteria): nomi non certo conosciutissimi (a parte Burrell), ma altri album di Roach come "Good Move!" e "Brown Sugar" lo hanno visto dialogare con giganti quali Hank Mobley e Joe Henderson senza sfigurare.
Il repertorio è quello tipico del genere: spiritati uptempo blues alternati a parentesi di maggior lirismo imbevute di sapori gospel. In fin dei conti la formula non si discosta da quella di molti altri dischi simili, ma la sensibilità armonica di Roach riesce a svicolare attraverso le trappole della banalità regalandoci un ascolto ricco di ritmo e divertimento. Brani come "Googa Mooga" e "Party Time" non saranno capolavori compositivi ma si dimostrano perfetti per accendere il fuoco che pervade il disco, mentre la cover di "Unchained Melody" riesce persino a non far notare quanto brutta sia la melodia originale, dandole una ripassata di vernice bluesy.
Peccato che nonostante la popolarità raggiunta in breve tempo da questo tipo di musica, Freddie Roach non sia mai riuscito
ad andare oltre l’apprezzamento di pochi aficionados; anche i dischi da lui realizzati per la Prestige dopo aver lasciato la Blue Note sono caduti da tempo, ingiustamente, nel dimenticatoio.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
