Il disco del giorno: Paul McCartney, "McCartney"
Paul McCartney
McCartney (Cd Apple/Emi 7892392)
Nascosto dietro lo pseudonimo di Billy Martin (per impedire a cronisti e curiosi di spiare il suo lavoro in anteprima), mentre attorno a lui l’universo dei Beatles stava collassando in un susseguirsi di insulti e cause legali, Paul McCartney iniziava nel 1970 la registrazione del suo primo disco solista affidandosi unicamente al proprio immenso talento e a qualche sporadica apparizione vocale della moglie Linda.
La capacità di polistrumentista di McCartney era stata dimostrata già durante la tenuta del gruppo, più volte Paul aveva sostituito Ringo alla batteria durante la lavorazione del "White Album", già percorso da tensioni laceranti e turbolenze tra i quattro musicisti; in questo disco la strumentazione è essenziale ma non priva di finezze, dai colori delle tastiere (pianoforte, organo, celesta) all’uso di glockenspiel e bicchieri di vetro sfregati lungo il bordo per ottenere effetti armonici.
La spontaneità regna sovrana sopra tutta questa session, che ha il sapore di una raccolta di provini più che di un prodotto perfettamente finito. Dopo le impegnative registrazioni dell’ultimo lavoro con i Beatles, "Abbey Road" (di cui era stato promotore e principale artefice) McCartney sembra volersi dedicare unicamente a se stesso; seguendo i capricci della sua ispirazione, talvolta terminando i brani bruscamente (anche dopo quaranta secondi, come nell’iniziale "The Lovely Linda"), in altri casi prolungandoli come in una immaginaria jam session con se stesso, senza preoccuparsi nel modo più assoluto di dar loro una forma ben precisa. La cosa gli procurò all’epoca accuse di pigrizia e autoindulgenza, ma il tempo ha dimostrato la perenne freschezza e libertà di questo disco, considerato oggi da molti come la sua prova migliore.
Libero da condizionamenti di mercato, Paul non perde comunque l’occasione di infilare qua e là autentici capolavori come
"Maybe I’m Amazed" (che diventerà un successone per i Faces di Rod Stewart e Ron Wood) o la brevissima e intensa "Junk", da porre nel pantheon delle sue canzoni più belle.
Sono molti i momenti affascinanti del disco, dalle atmosfere misteriose di "Kreen-Akrore" all’orecchiabilità di "Every Night", "OoYou" e "Teddy Boy" (già proposta durante le registrazioni di "Let It Be" e incomprensibilmente scartata dagli altri Beatles) passando per l’omaggio rock-blues di "That Would Be Something".
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
