Il fascino discreto e l'eleganza di Cristina Donà

La musicista di origini venete oggi compie gli anni
Il fascino discreto e l'eleganza di Cristina Donà
Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol

Oggi è il compleanno di Cristina Donà – essendo nata il 23 settembre 1967 - cantautrice che ha subito convinto pubblico e critica per la sua intensità ed eleganza, per il fascino discreto con cui ha saputo fondere rock alternativo, partecipando a una stagione fondamentale di rinascita del genere negli anni Novanta, e cantautorato ricco di contenuti, poetico e delicato, ma lontano da immagini di una femminilità oleografica e stereotipata. Le sue canzoni raccontano emozioni condivise con altri o intime e personali, tra ritratti e istantanee di paesaggi fisici ed emozionali, ma presentano anche e soprattutto personaggi femminili che sanno reagire a delusioni e piccole sconfitte, che cercano la loro strada, un riscatto e una rinascita. Così, un fil rouge che possiamo individuare nella produzione della Donà sono le distanze, che con la determinazione e la forza del cuore si è sicuri di poter colmare, oppure le separazioni, utili per riflettere e tornare a splendere e brillare. Ricorrente allora è anche il tema del tempo, da prendersi o da cogliere e utilizzare per non sprecare la bellezza di una giornata di sole: ogni giorno è prezioso perché è breve e unico, ma il tempo si potrà anche riavvolgere per riannodare legami e non farsi frantumare dalle assenze.

Ambrosia Jole Silvia Imbornone (a cura di www.lisolachenoncera.it)

“Ho sempre me” – (“Tregua”, 1997)

Dopo aver partecipato al disco “Matrilineare” del Consorzio Produttori indipendenti, Cristina Donà, all’anagrafe Cristina Trombini, pubblica nel 1997, a trent’anni, il suo album d’esordio “Tregua”, che si aggiudica la Targa Tenco per la migliore opera prima. La musica era entrata però nella sua vita fin da quando era adolescente, grazie all’ascolto soprattutto di Bruce Springsteen e Joni Mitchell, e poi con le prime cover di U2, Sinéad O’Connor e molti altri, cantate da sola o con il duo Lullemat con Marco Grompi. Determinante sarà l’incontro con Manuel Agnelli (produttore dei suoi primi due album), Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti (che la introdurranno in Mescal), conosciuti durante l’occupazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i brani di “Tregua” troviamo “Ho sempre me”, con musica composta con lo stesso Agnelli, tra chitarre virulente ed inserti di violoncello acustico e distorto; Cristina si ritaglia subito uno spazio nella musica italiana come protagonista femminile della rinascita del rock indipendente, con interpretazioni decise, suadenti e raffinate come in questo brano. Nel testo, anche se manca l’aria per coprire distanze più lunghe e intanto c’è un amore che si è allontanato, e che non ci si può illudere o non conviene neanche sperare torni presto, resta salda la consapevolezza di autonomia e autosufficienza.

“Nido” – (“Nido”, 1999)

In “Tregua” Agnelli suonava molti strumenti, dall’Hammond alle percussioni, e a quell’album parteciparono anche Xabier Iriondo e Giorgio Prette, oltre a Giovanardi con un cameo all’armonica. Nel successivo album “Nido”, Cristina si presenta ormai con una sua band, composta da Cristiano Calcagnile (batteria), Marco Ferrara (basso) e Lorenzo Corti (chitarre), ma anche con alcuni ospiti: Morgan, Marco Parente e soprattutto Robert Wyatt che aveva già contribuito alla segnalazione del primo album sulla prestigiosa rivista “Mojo”. La title-track, che ha un ipnotico e seducente ritmo blues, sembra quasi una jam session, tramata da acuti fascinosi. Qui la distanza percepita è quella dagli altri, quella che segna e individua una personalità, appassionata, fragile e sensibile, che sente le foglie cadere, mentre resta tra gli alberi di un altro tempo. Al passare delle stagioni, la protagonista conta le piume rimaste, mentre diventa nido e ventre materno.

“L’ultima giornata di sole” – (“Nido”, 1999)

Con l’album “Nido” la Donà vince il Premio Siae/Club Tenco per il miglior artista emergente; tra i brani del disco troviamo anche “L’ultima giornata di sole”, in cui appare la tentazione di voler quasi fermare il ciclo delle stagioni, di trattenere e trattenersi ‘nel caldo vento estivo’, in un momento di comunione estatica con l’altro e con la natura. Eppure non c’è tempo e non si può aspettare: la lezione della canzone è che bisogna vivere qui e ora e non sprecare ‘l’ultima giornata di sole’, occorre coglierne la bellezza e coltivare la propria anima. In fondo ciò che conta è la stagione del cuore, e la protagonista del pezzo possiede ‘un’anima a forma di prato, sorprendentemente fiorito’; forte della sua primavera intima, potrà allora affrontare senza paura la pioggia dell’autunno, che diventa un ‘demone innocuo’. La voce di Cristina sfodera un’intensità ben calibrata che ritroviamo anche nel video, dove l’artista si muove in un piccolo mondo ora antico di oggetti, libri, strumenti musicali, telefoni a disco, eccetera.

“Dove sei tu” – (“Dove sei tu”, 2003)

Nel 2000 la Donà dà alle stampe ‘Appena sotto le nuvole’, libro edito da Mondadori che contiene poesie, lettere, brevi racconti, canzoni e pagine di diario, mentre è del 2001 un altro incontro importante per la sua musica. Viene invitata al Meltdown Festival di Londra, prima italiana a partecipare (la stessa sera di Anja Garbarek e Mark Eitzel) e conosce Davey Ray Moor dei Cousteau. Abbandonato quanto scritto fino ad allora per un nuovo disco, si rimette al lavoro con la produzione del musicista: il risultato è l’album “Dove sei tu” che esce per la Mescal nel 2003. La canzone che dà il titolo al disco è una ballata tramata di incanti minimali di chitarra acustica, composta con Moor, che suona anche il piano nel pezzo. Nel testo una distanza da accorciare, un’assenza da colmare a occhi chiusi, mentre l’autunno si ‘è fermato sui rami’. È un momento delicato, in cui è facile perdersi, ma nei tempi futuri dei versi c’è tutto lo slancio sicuro e appassionato del cuore: ‘Io ti verrò a cercare quando il buio tenta di far risaltare la tua assenza’.

“Triathlon” – (“Dove sei tu”, 2003)

Nel secondo singolo da “Dove sei tu”, “Triathlon”, nuoto, ciclismo e corsa diventano pratiche sportive attraverso cui imparare a scivolare sull’acqua, dopo ‘giorni da diluvio universale’, attraverso cui prendere e aumentare le distanze da chi ha trasformato ‘pianure in salite devastanti’ e infine correre e scappare non più da preda, per uscire finalmente da ‘un passato confuso’. Il pezzo viene diffuso nella versione remix realizzata dai Subsonica: Samuel, Max Casacci e Ale Bavo corroborano il ritmo, che si fa ancora più coinvolgente, e il cantato, con la seconda voce, diventa ancora più affascinante per una canzone che è inno di un agonismo interiore, di resistenza fisico-psichica tutta da ammirare che è autocontrollo e voglia di uscire dal dolore. Anche qui c’è una certezza sul futuro che non tentenna: ‘Ora tornerò a sognare coi miei occhi scintillanti’. D’altronde è stata anche la musica di Springsteen a trasmettere a Cristina l’idea che anche nei momenti più emotivamente pesanti possano e debbano esserci una via d’uscita e la voglia di andare avanti e ricominciare.

“Un giorno perfetto” – (“Dove sei tu, 2003)

Ancora un brano del 2003. Un tempo che non torna è al centro, tra incanto e disincanto, della sognante, ma anche obliqua “Un giorno perfetto”, composta con Cristiano Calcagnile. Anche questa volta la stagione che fa scenario alla canzone è quella degli ultimi scampoli d’estate, con ‘l’eleganza di un’ombra su un prato’ e magari la luce languida dell’ultimo sole estivo. Sulle ‘spine di un tempo’ sono ormai sbocciati nuovi fiori, mentre il vento ha spazzato via ‘crudeli verità’: quello insieme all’amato appare insomma ‘un giorno perfetto’, ma, tra baluginii di suoni scintillanti, agrodolci arpeggi acustici e uno sfondo ritmico a tratti più chiaroscurale, assume il suo valore per la sua unicità, e per la consapevolezza che quella giornata non tornerà più indietro. Eppure, se lo si vuole, ogni giorno potrà essere un nuovo giorno perfetto.

“Universo” – (“La quinta stagione”, 2007)

All’inizio del 2003 la Donà pubblica con Michele Monina anche un diario di viaggio alla ricerca dell’America cantata dal Boss, “God Less America”, un libro con un DVD allegato. Forte dei consensi ottenuti all’estero e dopo varie collaborazioni (con Davey Ray Moor nel suo progetto solista, ma anche con Gianni Maroccolo, Ginevra Di Marco e Francesco Magnelli), nel 2004 Cristina pubblica un album per il mercato internazionale, distribuito da Rykodisc, che otterrà ottimi riscontri di critica e la porterà a fare un tour europeo in cui sarà accompagnata anche da Ken Stringfellow (The Posies, suona anche con i R.E.M.). Dopo varie altre esperienze, anche con orchestre classiche o jazz, tra reading (anche con lo scrittore e marito Davide Sapienza), eventi, altre date all’estero e persino una capatina al Festival di Sanremo per duettare con Nada, Cristina Donà pubblica un nuovo disco, “La quinta stagione”, il primo per la EMI. L’album è anticipato dal singolo “Universo”, una meravigliosa e avvolgente ballata siderale, per un amore che, tra chitarre languide e chirurgiche e calore di piano, conduce al di là del tempo, dentro ‘una vertigine che danza’.

“Settembre” – (“La quinta stagione, 2007)

Il brano di apertura di “La quinta stagione” ritorna ancora alla fine dell’estate con “Settembre”: questo mese di nuovi inizi diventa un momento per riflettere su cosa conta, sulla necessità di saper ascoltare e di ‘imparare a guardare’; è il momento adatto per ‘ripulire il pensiero’ e lasciare entrare bellezza e verità. Anche le fragilità vanno accettate, bisogna solo ‘imparare a cadere’ e ‘rinunciare al veleno’, nella consapevolezza che anche il dolore prepara nuove gioie. È un pezzo dai suoni essenziali, delicati e pensosi, in cui emerge il consueto e ormai ben rodato carisma della Donà. A produrre “La quinta stagione” questa volta è Peter Walsh, già produttore di nomi come Peter Gabriel, Scott Walker, Pulp, eccetera, con cui la Donà lavora anche all’album acustico “Piccola faccia”, che comprende pezzi dei dischi precedenti e due cover, “Sign Your Name” di Terence Trent D’Arby e “I’m In You” di Peter Frampton.

“Un esercito di alberi” – (“Torno a casa a piedi”, 2011)

Dopo varie collaborazioni, dal vivo o su disco (scrive per il duo Magoni/Spinetti, partecipa a un progetto di Marco Paolini, eccetera), e dopo uno stop dovuto alla maternità, la Donà torna in tour nel 2010 accompagnata dalla sua band (con Piero Monterisi alla batteria, Emanuele Brignola al basso e contrabbasso e Francesco De Nigris alle chitarre) e a fine anno termina un nuovo disco, “Torno a casa a piedi”, pubblicato nel gennaio 2011. L’album vede la partecipazione come musicista, coautore delle musiche e produttore di Saverio Lanza, con cui la Donà cerca (e trova) una fluidità nuova per le sue sonorità, leggerezza e solarità anche per le canzoni dagli arrangiamenti più complessi. L’esperienza della maternità e il senso di famiglia ispirano “Un esercito di alberi”, dedicata al marito e al figlio, inno, dalle immagini poetiche, all’amore che rischiara il cielo e protegge da pensieri e ricordi inutili. Quel ‘tu’ così importante, in grado di insegnare cosa conti davvero, è ‘un oceano di giorni’ ed è ‘il tempo’, quello reale e prezioso della vita di ogni giorno.

“Il senso delle cose” – (“Così vicini”, 2014)

Sempre nel 2011 la Donà partecipa al libro ‘Brucetellers’ con racconti e aneddoti sull’amore per la musica del Boss. Seguono nuove collaborazioni, come quelle con Pacifico e con gli Afterhours, e come autrice, affiancata sempre da Lanza, per il progetto di Irene Grandi e Stefano Bollani e per un brano per Arisa che lo porterà a Sanremo. Nel 2014, il giorno del suo compleanno, esce “Così vicini”, sempre prodotto da Lanza; il secondo singolo estratto dall’album “Il senso delle cose” si aggiudicherà, in ex aequo con il duetto Bersani-Pacifico “Le storie che non conosci”, la Targa Tenco per la migliore canzone. Anche questo brano è una dimostrazione di forza interiore, espressa dalla vertigine delle chitarre del ritornello, una prova della volontà di riuscire a sopportare distanze e disattenzioni: arriverà un giorno in cui si potrà riavvolgere il tempo perduto con l’altra persona, ma nel frattempo ci si può concentrare su di sé e riordinare i pezzi del proprio mondo intimo, sapendo che anche questa volta si riuscirà a fronteggiare le tempeste e a ritrovare la strada “per sentire il sole”.

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