Fanculo ai tormentoni, l’estate profuma di Nu Genea
Fatevi un regalo: andate a un concerto dei Nu Genea. Fa bene allo spirito, al corpo e alla mente. Il progetto artistico partenopeo di Massimo Di Lena e Lucio Aquilina è passato per il parco di Villa Serra di Comago, a Genova, in occasione del festival Transatlantica, e prosegue inarrestabile il suo viaggio. Ha lasciato una scia di esaltazione magica. Un concerto dei Nu Genea, con tutta la band al completo ad affiancare il duo, è come una carovana di suoni che si mischiano, un salto dentro un mondo in cui convivono tropicalismo, ritmi africani, beat, funk, ricerca mediterranea, tradizione napoletana, araba, sound francese, elettronica.
Latitudini, confini e direzioni si sciolgono alimentando un popolo festante, che esiste solo il tempo del concerto, quasi fosse dentro un carnevale, una festa senza santi né eroi. Una festa della vita, dell’appartenenza a un mondo in cui in realtà le tradizioni non si annullano, contano più di tutto, ma per essere valorizzate devono parlarsi e dialogare, non chiudersi nelle trincee. Se non è un messaggio politico questo, che cosa lo è? Una data sold out quella ligure, proprio come molte del loro tour, che si è alimentata grazie a un passaparola incessante, che in questi mesi sta diventando movimento concreto nazionale di adesione. Una chiamata ai party. Una voglia di vederli dal vivo crescente, un po’ perché fa figo diciamolo, che scorre in modo sotterraneo sotto la cappa incandescente dei tormentoni, di cui tantissimi si sono stancati.
I Nu Genea sono l’alternativa estiva e cool, quella di cui parla sia l’esperto di musica attento ai tecnicismi, sia il fricchettone che ha solo voglia di fare festa e ballare sudato fradicio. Dopo l'album "The Tony Allen Experiments" del 2015, una collaborazione con Tony Allen, storico batterista di Fela Kuti, nel 2018 gli allora Nu Guinea, si chiamavano così prima di cambiare nome (qui hanno spiegato i motivi dietro il cambio), hanno pubblicato sotto la propria etichetta NG Records "Nuova Napoli", in omaggio alla loro città natale: nel disco di quattro anni fa, diventato subito di culto, i sintetizzatori facevano da ponte tra passato e futuro, amalgamandosi a strumenti acustici, elettronica e voci in lingua napoletana. "Bar Mediterraneo”, il loro ultimo album, il primo sotto il nome Nu Genea, va ancora oltre: è un luogo di incontro fra culture e persone, proprio come un loro live.
Chi li riduce a un mash up fra musica di tradizione partenopea, con l’abusato riferimento a Pino Daniele, e influenze internazionali, fa un torto. Intanto perché Napoli per i Nu Genea, residenti a Berlino, è già il centro del mondo, è già un hub internazionale, ma poi perché Napoli non è tutto quello che rappresentano. “Abbiamo voluto dare risalto al concetto di bar che secondo noi è importante. È il luogo di scambio per eccellenza, dove uno straniero entra e interagisce con persone autoctone. È dove ci si confronta attraverso chiacchiere e idee”, hanno raccontato Massimo Di Lena e Lucio Aquilina al momento della presentazione del disco. Ecco, i Nu Genea sono bar, bazar, suq, mercato del pesce, sala da tè, quello che volete, sono un luogo di incontro fra elementi apparentemente distanti capaci di trovare un equilibrio nel dialogo. Non hanno una vera geografia, piuttosto ne creano una nuova partendo da una cultura gigante, che è quella del Mediterraneo. Un loro concerto è una festa dal sapore popolare e comunitario, ma come si è scritto, di un popolo nuovo, ancestrale e contemporaneo. E, statene certi, si finirà per essere felici, cantando a squarciagola l’inno “Marechià”, ballando come fosse una danza della pioggia e innalzandolo a vero e unico tormentone dell’estate, alla faccia di tutte quelle classifiche che spesso non ci dicono la verità.