Sognando Elvis, i Maneskin conquistano la playlist "I Wanna Rock"
Sognando Elvis, i Maneskin conquistano questa settimana la playlist di "I wanna rock", che celebra la generazione rock contemporanea, guardando con rispetto ai grandi del passato mentre cerca le voci e i protagonisti di oggi.
Dopo aver pubblicato lo scorso mese il singolo "Supermodel", seconda anticipazione del nuovo album dopo "Mammamia", la rock band romana pubblica ora la versione da studio di "If I can dream", la cover di Elvis che Damiano David e soci hanno registrato per la colonna sonora del film di Baz Luhrmann che racconta la parabola umana e artistica del re del rock'n'roll. I Maneskin hanno proposto un'anteprima della cover lo scorso maggio in occasione del loro passaggio sul palco dell'Eurovision Song Contest 2022 a un anno dal trionfo a Rotterdam con "Zitti e buoni", confermando la loro presenza nella colonna sonora della pellicola nelle sale italiane dal 22 giugno. Nei panni di Elvis c'è Austin Butler, in quelli del manager, il "colonnello" Tom Parker, c'è invece Tom Hanks.
La colonna sonora originale di "Elvis" uscirà il 24 giugno. Il nuovo singolo è pubblicato insieme al brano di Eminem & CeeLo Green "The King and I" e segue l'uscita della versione di Austin Butler di "Trouble".
Da una generazione all'altra. Questa è anche la settimana dell'atteso ritorno sulle scene dei veterani Porcupine Tree, che a dodici anni di distanza da "The incident" pubblicano il 24 giugno il nuovo album "Closure/Continuation". Il disco è stato anticipato dai singoli “Harridan”, “Of The New Day” e “Rats Return”. “"Harridan" e alcune delle nuove canzoni sono state composte poco dopo l'uscita di ‘The Incident’ - ha fatto sapere il gruppo - erano salvate su un file del computer dal nome PT2012, in seguito ribattezzato PT2015, PT2018 e così via. In alcuni momenti ci siamo quasi dimenticati di quelle canzoni, e in altri, invece, ci tormentava il pensiero di finirle per capire dove ci avrebbero portato. Ascoltando i pezzi finiti, è parso subito chiaro che questo progetto non somigliava a nessuno dei lavori che ognuno di noi ha realizzato al di fuori della band: il DNA del suono ha fatto subito intendere che queste canzoni stavano pian piano creando innegabilmente e inconfondibilmente, un disco dei Porcupine Tree. E in "Harridan" si sente tutto quel DNA”.