Dance! The Aphex Twin, "Classics"
The Aphex Twin
Classics
(R&S, 1992)
La personalità più influente della musica elettronica moderna. Una figura che si staglia titanica su un panorama sconquassato da mille fermenti ma che nell’unanime deferenza verso il geniale produttore della Cornovaglia trova il più saldo punto di vicinanza. Non solo autore ma anche discografico indipendente e baciato da mecenatismo, che con la Rephlex Records proporrà un’accurata opera di riscoperta e valorizzazione di numerosi talenti altrimenti dimenticati. Riassumere il musicista e l’uomo Richard D. James in un unico disco è impresa improba, ma la raccolta in esame, che riunisce gli Ep usciti all’inizio degli anni Novanta sull’etichetta belga R&S, è ottimo compendio della prima fase di carriera, quella più puramente Techno.
Una Techno atipica e oscurissima, urticante e cacofonica, dove nulla è mai come ci si aspetterebbe che sia. Ricerca ritmica e
timbrica, elaborazione sonora, creatività nell’ideazione di strutture mai banali sono, assieme a un piglio malevolo nel quale riecheggiano sordidi ricordi di infanzie solitarie e insane, i punti di forza di una proposta innalzata verso l’eternità da un’ispirazione incontrollabile, che inanella una serie di classici immortali che ridefiniscono in una manciata di minuti i confini del genere.
Le danze si aprono con "Digeridoo", malefico e tonante drone che fonde il suono cupo e ipnotico del pittoresco strumento inventato dagli aborigeni d’Australia col gorgoglio cosmico del TB-303, affogando il nerissimo intreccio risultante dentro un fiume in piena di breakbeat supersonici. Un pezzo di malvagità ed efficacia superiori.
E sempre a base di breakbeat è "Polynomial-C", abbraccio struggente di eteree tessiture sintetiche che si rincorrono senza mai prendersi in un gioco di vuoti e pieni di bellezza mozzafiato. Ma praticamente ogni traccia è un capolavoro, dal rumorismo industriale squarciato da sinistri echi acidi di "Flaphead" e "Phloan" alle paranoiche linee melodiche di "Plange Phase", passando per la piscosi post-urbana di "Tamphex (Headphug Mix)" e arrivando a quella "Analogue Bubblebath" che, battezzato l’esordio ufficiale del nostro, rimane tuttora uno dei frutti più succosi dell’incrocio tra istanze Techno e dilatazioni Ambient. A incorniciare il tutto, un esplosivo remix che James realizzò su "We Have Arrived" di Mescalinum United (pseudonimo dello storico produttore tedesco Marc “Acardipane” Trauner), dove l’originale, incompromissoria, violenza Hardcore è presa a calci in faccia e trascinata sanguinante tra le lamiere di un’acciaieria in disuso alla periferia di Francoforte.
La carriera di Richard proseguirà poi su mille binari diversi, tutti percorsi fino in fondo con un talento straripante. Un talento che, soprattutto dopo la firma del contratto con la Warp, lo imporrà anche al pubblico Rock come il volto più celebre e celebrato dell’epoca d’oro dell’elettronica. Autore rinascimentale.
Il testo è tratto da "Dance! - Techno e House, 100 dischi fondamentali" di Andrea Corritore, per gentile concessione di Arcana Editore. (C) 2022 Lit edizioni s.a.s.
