Skiantos 1977: storia orale delle origini (5)
Jimmy:
Il nostro primo concerto è stato probabilmente al circolo “La Camera”, che si trovava nelle famose cantine di via San Vitale dove provavamo e dove c’era anche il Teatro dei Bibiena. Avevamo un bel rapporto di amicizia con i Windopen, anche loro provavano lì. Là sotto si facevano tante cose: teatro, musica, cinema e c’era anche questo locale gay, credo che fosse il primo nato a Bologna, dove abbiamo fatto un concerto che è anche stato ripreso da Andrea Ruggeri dei Dodo Brothers.
Le realtà che esistevano lì sotto alla fine erano una specie di comunità, e questo ci ha portato a fare altri concerti in locali di tendenza gay, come per esempio il Banana Moon di Firenze. Sull’onda poi era nato anche un sodalizio artistico con le Buson Sisters, cinque o sei ragazzi gay che annunciavano il nostro concerto, in piedi su tavoli davanti al palco, truccati, vestiti e imparruccati. La performance era “S come Super, K come Kazzoni, I come Italiani, A come…” e così a scandire tutto il nome finendo naturalmente con “S come Skiantos!” e subito noi attaccavamo con "1, 2, 6, 9"! Da morire dal ridere.
Al Banana Moon è successo anche un altro episodio, diciamo… di genere: stavamo camminando nel locale io e Jean Bolet, gran personaggio “anarchico naturale”, e lui a un certo punto mi ha detto “oh! ma dobbiamo sempre andare in giro con i busoni?” Chi avevamo dietro? naturalmente loro! Dopo è partito un delirio del genere maschi sciovinisti che ci è voluta un’ora per ricucire il danno!
Sbarbo:
Tra l’altro Jean Bolet adesso lavora al Baglioni, l’hotel più lussuoso di Bologna, e questa è una cosa veramente demenziale! Allora, a parte episodi come quello, c’era molta solidarietà tra le varie realtà artistiche, il rapporto con il denaro era molto diverso, inconcepibile oggi, nessuno aveva soldi, nessuno ne voleva avere. Le cose si facevano perché si dovevano/volevano fare. Forse eravamo anche mantenuti dalle famiglie, d’accordo, ma il senso era quello.
Oltre che su cassetta, gli Skiantos dunque esistono anche nella dimensione live. Spariti subito il batterista orchestrale e poco dopo il bassista ‘inascoltabile’, occorre una sezione ritmica, che viene importata dalla band di Andrea Dalla Valle, per tutti “Andy Bellombrosa”. Il primo ad approdare alla corte di Freak e soci è il bassista, Franco Villani ribattezzato prontamente “Frankie Grossolani”, e alla batteria viene chiamato Leonardo Ghezzi, passato alla storia come “Leo Tormento Pestoduro”.
Leo:
Intanto smentisco di essere stato a vedere le registrazioni di "Inascoltable", ma ho sentito i racconti dagli altri. Fabio aveva chiamato il batterista che suonava in orchestra con lui, e questa cosa è un capolavoro, perché ascoltando il disco la batteria non c’entra assolutamente un cazzo, ma era talmente assurda che diventava demenziale dentro il demenziale!
Sono stato chiamato poco dopo, perché c’era da fare una serata in un posto a Casalecchio. Zero prove. Niente. Mi ricordo che era un locale lungo, con il palco e dietro delle tende nere il retropalco.
Sono arrivato al pomeriggio con la mia batteria, non conoscevo nessuno degli altri, comunque ci siamo messi a provare le canzoni che avremmo suonato la sera, pezzi che sentivo per la prima volta! In mezz’ora avevamo provato tutti i brani… delirio!
Poi è arrivata la sera: sala piena. Eravamo nel retro palco, con la gente che già rumoreggiava: Freak e gli altri, da dietro la tenda urlavano “Bastaaa! Avete rotto i coglioni! Suoniamo quando cazzo ci pare a noi!”, una specie di botta e risposta col pubblico, che si stava già caricando. Siamo saliti sul palco prima noi musicisti, iniziando con una specie di introduzione, attendendo che salissero Sbarbo, Jimmy e Freak, che sono entrati di corsa tutti insieme… solo che Sbarbo ha tirato un lungo pazzesco, cadendo per terra disteso e facendo rovinare anche gli altri due! Questo è stato l’ingresso. Ero allibito.
Devo dire che io, a quel concerto in realtà ho fatto lo spettatore, nel senso che sì, ho suonato la batteria, ma era una storia talmente nuova per cui cercavo di capire cosa cazzo stava succedendo! Era un delirio totale: ci si fermava, si ripartiva, questi tre davanti che facevano un bordello allucinante, e poi chiaramente già la storia del lancio delle verdure… mi sono divertito un casino, sono stato promosso e battezzato, perché è stato Jimmy a darmi il nome di battaglia, marchiandomi a vita!
Jimmy:
È stato tutto velocissimo. Facevamo dei concerti nei quartieri San Donato, la Barca, o in posti come il Punkreas, celebre locale alternativo dell’epoca, divertendoci un sacco. A maggio, siamo andati a registrare quello che io considero il capolavoro degli Skiantos: il 45 giri "Karabigniere blues"/"Io sono un autonomo".
(5 - fine)
Tratto dal libro di Gianluca Morozzi e Lorenzo ‘Lerry’ Arabia, a cura di Oderso Rubini e Andrea Setti
(Ass. WeLoveFreak), "SKIANTOS - Una storia come questa non c’era mai stata prima, ... e non ci sarà mai più"
(Goodfellas, seconda edizione, riveduta e corretta, con all’interno un 45 giri con due brani dal vivo degli Skiantos, mai pubblicati prima).
