Skiantos 1977: storia orale delle origini (1)
Jimmy:
Freak era un mio compagno di classe alle scuole elementari. Abitavamo vicini, per cui, circa a metà delle superiori, avevamo creato un gruppo di amici tra cui c’erano “Come-Lini” e “Bubba Loris”, tutti con una grandissima passione per la musica, ma nessuno che sapesse suonare. Io e Freak continuavamo a dirci “ma perché non fondiamo un gruppo?”
Sbarbo:
Freak ed io eravamo iscritti al Dams. Un giorno, Freak mi ha contattato proponendomi di mettere un lato teatrale alla band. Quando gli ho chiesto che genere facessero mi ha risposto “ancora non lo so”!
Poi mi ha chiesto “ma tu suoni?” e io “no, e tu?” “no!” “e allora?” “bisogna trovare dei musicisti!” Così mi sono ricordato del mio vecchio compagno di scuola del liceo Fabio “Dandy Bestia” Testoni, poi di mio cugino, Andrea “Andy Bellombrosa” Della Valle, che suonava con un batterista, Leo “Tormento Pestoduro” Ghezzi…
Dandy:
Stefano mi ha detto “c’è un mio amico che scrive ‘sta roba qua, ci piacerebbe metterla in musica”: una delle prime cose che mi ha fatto leggere diceva "Sono rozzo sono grezzo, e volgare". Punto. Poi "Permanent Flebo", "Blues a balus" (quella che mi piaceva di più), robe come ‘Tutti fatti come matti ci stendiamo sopra ai letti!’ È così che ho conosciuto Freak.
Era la prima volta che lui sentiva le sue cose vestite con una struttura musicale, per cui si è preso subito una bella cotta. Lui tra l’altro amava i Beatles, fanatico addirittura da farci la sua tesi di laurea al DAMS. Ma non suonava nessuno strumento. Mi lasciava i suoi testi nella buchetta della posta. Insomma, questa cosa ci è piaciuta subito talmente tanto che abbiamo cominciato a fare delle cose in giro.
La band era fatta! Più che altro, fino lì, un gran casino.
Jimmy:
Con Freak e gli altri parlavamo insieme del “Manifesto del Demenziale”, così come insieme sono stati pensati i primi testi di "Inascoltable". Era una specie di collettivo, anche se in effetti già si intravedevano dei ruoli, perché andando avanti Freak diventava sempre più determinato a costruire un gruppo, arrivando presto a un punto in cui lo voleva fare a tutti i costi. Da parte mia ero più interessato alla parte creativa, alla costruzione dei testi: il primo in assoluto è stato "Permanent Flebo", messo insieme in macchina sbellicandoci dalle risate, immaginandoci situazioni paradossali di concerti in cui un gruppo di dementi assolutamente incapaci di suonare avevano proprio per questo un successo clamoroso! In quel momento la nostra immaginazione correrva come un cavallo imbizzarrito. All’inizio ci chiamavamo Freak Antoni e la Demenza Precoce, poi è saltato fuori il nome Skiantos: Freak raccoglieva le nostre follie, che diventavano testi di canzoni: "Io vi odio", "Sono rozzo sono grezzo"… ancora oggi per me sono autentiche perle!
Sbarbo:
Io facevo teatro. Siamo partiti dal presupposto che eravamo inadeguati, abusivi, non adatti, contro ogni regola del buonsenso… e questo ci dava una grande forza, per cui nella parola, nell’elaborazione dei testi abbiamo messo tutta la nostra determinazione.
Dandy:
Il nome Skiantos è stata un’invenzione di Freak, che già da qualche anno aveva cominciato a scrivere tutta una serie di cose che poi sarebbero sarebbero state pubblicate parecchio tempo dopo con il titolo "Stagioni del rock demenziale" perché non trovava un editore che volesse stampargli quella roba, in cui lui si era inventato una città immaginaria, che poi sarebbe Bologna, dove nelle cantine suonavano mille gruppi dai nomi improbabili come i Pestoni o i Massakrant, tutti nomi inventati da lui. Il bello è che poi, un sacco di gruppi veri si sono dati quei nomi lì!
Sbarbo:
Purtroppo la città di Bologna, intendo nelle sue istituzioni, già allora si mostrava ostile, ricoprendo addirittura vesti di perbenismo delatorio. I nostri compagni, quelli del Movimento, venivano denunciati dai compagni del PCI, tanto per fare un esempio si sapeva che gli autisti degli autobus, che erano naturalmente tutti schierati, segnalassero i movimenti delle masse di studenti alla polizia. Oggi le istituzioni, che hanno sempre mancato di rispetto verso questo fermento giovanile, tendono ad ignorare la storia del Movimento del ‘77, di Radio Alice, di tutto quell’humus creativo e vitale che ne è scaturito.
Noi, che allora eravamo giovani, siamo stati tutti indistintamente segnati da questa esperienza, come anche lo è stata la città stessa. Tutto questo potrebbe essere valorizzato, ma nei suoi aspetti più positivi, sia chiaro, perché è risaputo che allora c’era di mezzo anche il famigerato terrorismo: c’erano frange di estremisti che si stavano armando mentre noi ballavamo in piazza o scherzavamo sul palco con la demenza, che era reale, intransigente, frontale.
C’erano invece persone molto serie, persone che non riuscivano a metterla in ridere, che avevano bisogno di affrontare le cose concretamente, in modo eccessivamente severo. Io non sono mai stato d’accordo con loro, né con le armi da fuoco, non ho fatto il militare. Credo però che non tutte le persone che hanno fatto quelle scelte fossero necessariamente malvagie, dei delinquenti: erano persone che da un certo punto di vista si sono sacrificate, esagerando su scelte strategiche che non avevano prospettive. C’era come un’adiacenza del Movimento intero con il piccolo mondo frammentario del terrorismo, che era effettivamente tra di noi, tanto che io stesso ho visto parecchie persone passarsi di mano le armi, ho sentito tanti racconti… oggi, sono i sopravvissuti della nostra generazione, e non le istituzioni, a testimoniare e insistere per farsi riconoscere come parte fondante dell’identità collettiva della città.
Le persone più giovani che incontro oggi hanno ben chiara una memoria del ‘77, con molta confusione certo: alcuni la vedono come una cosa eroica che però ha fallito, altri invece come un puro e semplice fallimento, altri ancora come una luminosa stella di creatività che è vissuta allora e che si rintraccia nelle persone anziane come noi che sono ancora in giro…
Il colpo di culo fu che nel contesto culturale di allora, in cui c’era questo antagonismo frontale rispetto alle istituzioni, al modello di mondo che ci veniva proposto dai nostri genitori, dalle generazioni che ci precedevano e che amministravano la cosa pubblica, noi avevamo un atteggiamento appunto antagonista e irriducibile. Per cui, in un contesto così, il nostro essere così tanto improbabili poteva venire accettato. Facevamo parte di quel mondo.
(1 - continua)
Tratto dal libro di Gianluca Morozzi e Lorenzo ‘Lerry’ Arabia, a cura di Oderso Rubini e Andrea Setti
(Ass. WeLoveFreak), "SKIANTOS - Una storia come questa non c’era mai stata prima, ... e non ci sarà mai più"
(Goodfellas, seconda edizione, riveduta e corretta, con all’interno un 45 giri con due brani dal vivo degli Skiantos, mai pubblicati prima).
