Covers story: “Love of the common people” di Paul Young
LOVE OF THE COMMON PEOPLE
Nicky Thomas (1970) / Paul Young (1982)
Originale: The Four Preps (1967)
Se oggi diamo a Paul Young il merito di aver portato al grande successo "Love of The Common People", è necessario ricordare che al primo tentativo anche il cantante inglese fallì. Il riconoscimento arrivò con una ristampa, l’anno successivo, ma la storia di questa canzone è costellata di una alternanza curiosissima di flop e soddisfazioni.
"Love of The Common People" fu scritta da John Hurley assieme a Ronnie Wilkins e incisa per la prima volta da The Four Preps nel 1967.
Finita nel catalogo di alcune etichette discografiche, riuscì a godere di parecchie reinterpretazioni tanto da essere inclusa nei dischi di artisti come The Everly Brothers, Elton John, The Winstons, John Denver e perfino in quello di uno dei suoi autori, John Hurley, che la incluse senza successo nel suo album del 1970 "John Hurley Sings About People".
Il primo riscontro di pubblico rilevante arrivò con la versione di Nicky Thomas, sempre del 1970 che, grazie alla produzione di Joe Gibbs, inaugurò uno stile reggae-pop che negli anni sarebbe stato il marchio di fabbrica di molta musica inglese. Il disco di Thomas arrivò alla posizione #9 della UK Chart e praticamente è quello che Paul Young prese ad esempio quando decise di registrarne una sua versione.
Young, come dicevamo, ne incise una bella cover nel 1982 alla quale collaborò anche il trombonista ska Rico Rodriguez, e la fece uscire come singolo.
Il disco però passò inizialmente inosservato per poi essere riscoperto e ristampato nel corso del 1983 in seguito al successo
che il cantante ottenne con un’altra cover, quella di "Wherever I Lay my Hat (That’s my Home)" di Marvin Gaye. La ristampa funzionò benissimo e il disco raggiunse la seconda posizione in classifica piazzandosi nella Top 10 di tutti i paesi europei, con qualche piccola soddisfazione anche nelle classifiche USA.
Questo testo è tratto, per gentile concessione di Crac Edizioni, dal libro “Cover and over again”, di Joyello Triolo.
