Fabrizio De André, la storia di "Carlo Martello..."
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS
Musica di Fabrizio De André e Elvio Monti
parole di Paolo Villaggio e Fabrizio De André
Quella di Poitiers è considerata la battaglia decisiva per sbaragliare l’onda musulmana dal cuore dell’Europa. Ma non è andata proprio così. Carlo Martello, nonno del ben più illustre Carlo Magno, nell’ottobre 732 in Aquitania vince effettivamente sugli Arabi che però si riorganizzano subito ribadendo il dominio islamico nelle regioni occidentali di Francia e Spagna. Ma per Fabrizio De André e Paolo Villaggio tutto questo è solo il pretesto per una canzone che diventerà storica quasi come quella battaglia.
Per sfuggire alla morsa familiare, Fabrizio accetta spesso l’ospitalità di un amico tetraplegico, Piero Repetto, e la sua casa
diventa un covo di gatti e “fannulloni” che tirano l’alba bevendo, fumando, parlando di massimi e minimi sistemi. Un giorno, è la versione numero uno di Villaggio raccontata nel libro "La vera storia di Carlo Martello", si intrufola un micio che vomita il topo appena divorato. «Ti do ventimila lire se ti mangi quel topo» butta lì Paolo e Fabrizio esegue nel disgusto generale, con conseguenze facilmente immaginabili. Le ventimila lire vengono investite in una cena di “fagiolane con le cotiche” e tanto vino. Ripulendo i dettagli più scabrosi, la serata si conclude di nuovo dal Repetto. «Datemi la chitarra, suonicchio un po’, così
mi passa» dice De André cominciando a strimpellare un motivo “trovadorico”, accompagnato dal testo boccaccesco improvvisato da Villaggio.
Il quale però ha una versione di riserva sulla genesi della canzone, più romantica e quindi meno credibile: «In una giornata di pioggia nel novembre 1962 io e Fabrizio eravamo in attesa del parto delle nostre due signore, infatti i nostri figli sono nati lo stesso giorno e quindi sono… gemelli. Nell’attesa lui compose una melodia con la chitarra e io, che sono di una cultura immensa, in una settimana scrissi il testo ispirandomi a un episodio della storia». Così, insieme a Cristiano De André e Pierfrancesco “Piero” Villaggio, nasce anche "Re Carlo ritorna dalla battaglia di Poitiers", che appare per la prima volta in un 45 giri come lato B di "Il fannullone". Ci mette lo zampino il genovese Elvio Monti mentre il musicista milanese Giampiero Boneschi arrangia la canzone in stile medievale con tanto di corno, fagotto e clavicembalo a darle beffarda solennità. De André introduce quello stile spezzato a fine frase musicale, una sorta di singhiozzo metrico “inventato” da Brassens. Per intenderci: “In battaglia può correre il rischio di perder la chia-aaa-ave”.
La storia è quella del re dei Franchi accolto trionfalmente dal suo popolo che lo “cinge d’allor”. L’immagine è epica: “Al sol della calda primavera lampeggia l’armatura del sire vincitor / il sangue del principe e del moro arrossano il cimiero di identico color”. Ma Re Carlo sente un’urgente “bramosia d’amor” quando incontra una “pulzella”: “Nel folto di lunghe trecce bionde / il seno si confonde ignudo in pieno sol”. Lui è impaziente ma, sfilato l’elmo, rivela “un volto da caprone” provocando la reazione stizzita della ragazza: “Se voi non foste il mio sovrano… / non celerei il disio di fuggirvi lontano / ma poiché siete il mio signore / debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”. Re Carlo però si fa valere anche in questa “tenzone” e, al termine, “incerto sull’arcione tentò di risalir”.
Segue la parte più irresistibile: lei si rivela una prostituta che, con improbabile accento romagnolo, gli va incontro: “Deh, proprio perché voi siete il Sire / fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”. La reazione del re (“È mai possibile o porco di un cane / che le avventure in codesto reame / debban risolversi tutte con grandi puttane”) porta De André in tribunale, accusato di “contenuto osceno” di quel testo che perfino gli editori omettono sulla busta del 33 giri VOLUME 1 pubblicato nel 1967. Viene anche censurato il verso: “Frustando il cavallo come un mulo / quel gran faccia da culo”, che diventa “Frustando il cavallo come un ciuco / fra i glicini e il sambuco”. De André viene assolto e, in attesa dell’imminente successo della "Canzone di Marinella", il processo gli offre una prima visibilità.
Mario Monicelli, nel 1966, gira quel capolavoro che è "L’armata Brancaleone" con un immenso Vittorio Gassman, ispirandosi vagamente alla canzone di Re Carlo; nel sequel "Brancaleone alle crociate" del 1970, ci sarà un ruolo anche per Paolo Villaggio, crudele e goffo soldato alemanno Thorz. Oltre che nel primo album, "Carlo Martello" finisce in altri due 45 giri del 1968, con etichetta Bluebell e Produttori Associati, lato B della "Canzone di Barbara" e lato A di "Il testamento". In entrambe c’è un disegno di copertina realizzato da Dario Fo che riproduce la bella prostituta e quel “caprone” del sire.
Questo testo è tratto da "Tutto De André" di Federico Pistone (Arcana). (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione.
