Fabrizio De André, la storia di "Bocca di Rosa"

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Fabrizio De André, la storia di "Bocca di Rosa"

BOCCA DI ROSA
Musica di Fabrizio De André e Gian Piero Reverberi
parole di Fabrizio De André

L’enciclopedia Treccani, la stessa che De André citerà nella canzone "Un matto", l’ha sdoganata come sostantivo: "Bocca di Rosa" significa metaforicamente prostituta, “dal titolo di una canzone di Fabrizio De André del 1967”. E così «la Repubblica» riporta in cronaca: «In questa boccaccesca novella dei nostri tempi, le Bocche di Rosa si sono moltiplicate e non sono arrivate col treno ma con un pullman partito da Kiev». E il «Corriere della Sera» nelle pagine di economia: «Bocca di rosa non paga le tasse perché ciò che guadagna vendendo il proprio corpo non può essere considerato reddito».

Bocca di Rosa, la “schifosa che ha già troppi clienti / più di un consorzio alimentare” secondo le bigotte comari del villaggio, diventa una sorta di messia che “portò l’amore nel paese” e che, al momento di partire, viene salutata con commozione: “Alla stazione c’erano tutti / dal commissario al sagrestano / alla stazione c’erano tutti / con gli occhi rossi e il cappello in mano”. Ma lei è pronta a “benedire” altri peccatori “alla stazione successiva” dove c’è “molta più gente di quando partiva / chi manda un bacio chi getta un fiore / chi si prenota per due ore”, e tra questi perfino il parroco.

Una mazurka irresistibile che sbertuccia i moralismi, “l’ordine costituito” e che, pur ispirata da Brassens sia per la musica sia per il testo (ricorda la Brave Margot che destabilizza i maschi di un intero paese fino alla vendetta atroce delle mogli), è l’unica canzone che potrebbe entrare senza problemi nel repertorio del poeta-chansonnier. De André riconoscerà che Bocca di Rosa lo rappresenta, insieme ad "Amico fragile" e a "Jamin-a", più di ogni altra sua canzone. Anche per questo Luca Facchini, il regista dello sceneggiato "Il principe libero" (il titolo richiama la citazione del pirata Samuel Bellamy – “Io sono un principe libero e
ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare” – inserita nella busta interna dell’album LE NUVOLE), dedicato alla vita di De André e trasmesso dalla Rai in due puntate nel febbraio 2018, sceglie proprio "Bocca di Rosa", nella versione originale dell’ultimo concerto di Faber, mentre tutti gli attori (compreso Luca Marinelli che interpreta l’artista) si radunano per ascoltarlo in emozionante silenzio.

Ma cosa succede? Quando più di un quarto degli italiani (sei milioni e mezzo di spettatori, share 25,49 per cento) è inchiodato e commosso davanti allo schermo, la regia decide di tagliare! C’è una pubblicità dei formaggini e poi subito la linea a Bruno Vespa in studio con Berlusconi. Sui social si scatena l’inferno. Una volta tanto gli haters hanno ragione. Già ci sono polemiche per l’accento romanesco (e non ligure) del pur convincente Marinelli ma dopo la cesoiata a "Bocca di Rosa" i "vergogna!" in Rete non si contano. Alcuni commenti sono beceri, altri legittimi e divertenti. Come: “Hai rotto una magia, per cosa poi? Per dare la linea a Vespa che intervista Berlusconi, che potrebbe pure essere una replica del 2001. Moriamo per delle idee vabbé ma di morte lenta”. La Rai è alle corde e risponde con un tweet: “Nella seconda e ultima parte di 'Principe Libero' in onda ieri sera, è stato interrotto il live di De André in 'Bocca di Rosa' e tagliati i titoli di coda. Nello scusarci vi riproponiamo la clip finale”. Guai a toccare un patrimonio nazionale.

Il mistero avvolge ancora il personaggio di Bocca di Rosa, che pare abbia un nome e un cognome, Liliana Tassio, morta a 88 anni nel giugno 2010 a Sampierdarena. Fabrizio garantisce di avere descritto una situazione realmente accaduta nel 1962, quindi “Lilli” ha 40 anni all’epoca, non al “paesino di Sant’Ilario” ma alla stazione di Nervi, dove Bocca di Rosa sbarca portando “l’amore” nel paese. Fabrizio conferma: «Lei lo faceva per passione, non per denaro».

Questo testo è tratto da "Tutto De André" di Federico Pistone (Arcana). (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione.

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