Rolling Stones, la storia di "Tumbling dice"
Tumbling Dice - 3:45
Tumbling Dice (Jagger-Richards)
Jagger: voce, chitarra • Richards: chitarra, cori • Taylor: basso • Watts: batteria ••• Merry Clayton: cori • Venetta Fields: cori • Nicky Hopkins: piano • Bobby Keys: sassofono • Clydie King: cori • Jimmy Miller: batteria • Jim Price: tromba
Registrazione giugno-ottobre, 30 novembre-dicembre 1971; gennaio-marzo 1972; Nellcôte, Villefranche-sur-Mer, Francia; Sunset Sound Studios, Los Angeles
Produttore Jimmy Miller
Fonici Glyn Johns, Andy Johns, Joe Zagarino
UK 14 aprile 1972: singolo (lato B: "Sweet Black Angel")
USA 15 aprile 1972: singolo (lato B: "Sweet Black Angel")
"Tumbling Dice", il pezzo pubblicato su singolo come anticipazione dell’album, è in qualche modo emblematico della caotica lavorazione del disco. I due autori hanno pareri piuttosto discordi a proposito del pezzo.
Jagger: “Non so bene cosa ci trovi di particolare la gente. Non credo che sia fra le nostre cose migliori. Il testo non è un
granché. Ma alla gente pare piaccia molto, quindi buon per loro”.
Richards: “'Tumbling Dice' mi è piaciuta tantissimo. Suonata in modo splendido da tutti. Era uno di quei momenti trionfali, quando tutti riescono a ingranare al massimo”.
Richards attribuisce gran parte della paternità del pezzo a Jagger e ipotizza che l’ispirazione per il testo derivi da alcune delle attività ricreative a Nellcôte, trasformata in una specie di “covo del gioco d’azzardo. C’erano partite a carte, tavoli di roulette, e Montecarlo era appena dietro l’angolo”. Jagger invece ha affermato che si trattava semplicemente di una canzone su “gioco d’azzardo e amore, un vecchio trucco del blues. All’epoca avevo molti amici che andavano a Las Vegas nel fine settimana”.
La canzone si sviluppa da un pezzo registrato nel 1970 a Stargroves e agli Olympic, intitolato "Good Time Women", caratterizzato da un testo completamente diverso e da un ritmo più veloce. Lo spunto iniziale viene trasformato a Nellcôte attraverso un lavoro che richiede più di due settimane. Andy Johns ricorda che gli Stones “avevano un centinaio di bobine di materiale di base relativo a questa canzone. Era bella. Ma finirla fu veramente come cavarsi un dente. Era un processo che sembrava non finire mai. Jimmy voleva tenere tutte le bobine perché avevamo la sensazione che non avrebbero mai suonato una buona take e che avremmo dovuto mettere insieme qualcosa lavorando di editing”.
Una delle difficoltà maggiori è il break di batteria prima del finale, che crea diversi problemi a Watts. Così è Miller a suonare il passaggio ostico e a risolvere la parte ritmica del pezzo. Il basso è suonato da Taylor ma è possibile che quello che si ascolta
sull’album sia una combinazione fra la sua parte e quella suonata da Wyman.
Il lavoro di mixaggio, svoltosi all’inizio del 1972 a Los Angeles, si rivela altrettanto complicato. Durante quest’ultima fase di lavorazione vengono aggiunte le voci di Venetta Fields, Clydie King e Merry Clayton, quest’ultima non accreditata sull’album. Se le registrazioni sono state interminabili e accompagnate da abbondante uso di droghe, il mixaggio non è stato da meno, secondo il giornalista Robert Greenfield, presente alle sedute a Los Angeles: “Girava una gran quantità di cocaina anche rispetto alla media di Los Angeles in quel periodo. Difficile dire se questo abbia aiutato a trovare il mixaggio assolutamente perfetto di 'Tumbling Dice'. Dato che nessuno sarebbe andato a casa presto quella notte e l’intero processo era molto laborioso anche per chi aveva lavorato a questo album per circa un anno, sembrava meglio essere fatti piuttosto che addormentarsi durante la seduta”.
Jagger ha spesso dichiarato la propria insoddisfazione per il risultato finale: “Credo che abbiamo usato il mixaggio sbagliato per quella canzone. Anzi, ne sono sicuro”. Secondo il racconto di Greenfield, Glyn Johns ha dovuto fare diversi tentativi insieme a Miller, prima di riuscire ad accontentare il cantante. Jagger ha scartato un primo mix perché la base suonava “troppo ordinaria”, un altro perché i piatti sembravano “coperchi dei bidoni della spazzatura”. Alla fine Mick ha approvato due mixaggi, e la decisione finale è stata di Miller, che ha scelto quello che gli sembrava più commerciale.
Il singolo è entrato nella Top 10 in Inghilterra e negli Stati Uniti, e la canzone è diventata un classico da concerto degli Stones.
Tratto, per gentile concessione dell'editore, da “Il libro nero dei Rolling Stones”, di Paolo Giovanazzi, Giunti.
