Suonando la California: Sopwith Camel, "Sopwith Camel"
Sopwith Camel – SOPWITH CAMEL (Kama Sutra, KLP-8060, Lp, 1967, USA)
Lato A: Hello, Hello / Frantic Desolation / Saga of the Low Down Let Down / Little Orphan Annie / You Always Tell Me Baby / Maybe in a Dream
Lato B: Cellophane Woman / The Things That I Could Do with You / Walk in the Park / The Great Morpheum / Postcard from Jamaica
Peter Kraemer (voce e sax), Terry Macneil (chitarra), William “Truckaway” Sievers (chitarra), Martin Beard (basso), Norman Mayell (batteria)
The Sopwith Camel sono stati il secondo gruppo rock psichedelico di San Francisco – dopo i Jefferson Airplane – ad aver firmato un contratto discografico con una major e i primi ad avere un brano nella Top 40 (nazionale). Ma andiamo per gradi e partiamo dagli inizi.
Negli anni Dieci del XX secolo, l’azienda britannica Sopwith Aviation Company progetta e costruisce un aereo da caccia biplano monoposto a cui dà il nome di Sopwith F-1 Camel, utilizzato da numerose forze aeree durante la prima guerra mondiale. Di quel concentrato di tecnologia – a bordo aveva le mitragliatrici Vickers, sincronizzate per sparare attraverso le pale dell’elica – e di questa genialità a quanto pare rimase colpito Peter Kraemer, cantante e paroliere dei futuri Sopwith Camel che a metà anni Sessanta viveva al 1090 di Page Street, nella hippie rooming house più famosa del quartiere di Haigh-Ashbury a San Francisco.
Era un periodo in cui c’era grande fermento in città e in molti ardeva il desiderio di suonare in una band. La leggenda narra
che venerdì 17 dicembre 1965 Kraemer si imbatté casualmente nel chitarrista e studente di grafica Terry Mac Neil presso il Big Little Bookstore, un negozio di libri usati. Da quel giorno i due trascorsero diverse notti fino alle quattro del mattino seduti al Bob’s All Nite Diner su Polk Street, lavorando insieme sulle future canzoni. In una settimana misero a segno otto brani accettabili, inclusa la melodia del futuro "Hello Hello". A quel punto ai due si aggiunsero il secondo chitarrista William Sievers, il bassista Martin Beard e il batterista Norman Mayell.
La band inizia a esibirsi al leggendario Matrix, riscontrando fin da subito un notevole successo. Tra i primi a capirne il potenziale c’è il ventiseienne Erik Jacobsen (già produttore dei Lovin’ Spoonful) della Sweet Reliable Productions, con all’attivo sette hit, che si trova in città nelle vesti di talent-scout. Ben presto arrivano il contratto con la Kama Sutra Records, una label di livello nazionale, e l’entrata in studio di registrazione per la realizzazione di un album.
Il loro sound è un perfetto mix tra psichedelia rilassante e tinte pop che sembra studiato ad hoc per contrapporsi agli acidi suoni che è facile ascoltare nella San Francisco del periodo.
Il 25 ottobre 1966, presso i Bell Sound Studios di Manhattan, i Sopwith Camel registrano i loro due primi brani, l’ottimistica "Hello Hello" e "Treadin’", entrambe scritte da Peter Kraemer e Terry MacNeil e prodotte da Erik Jacobsen. Il singolo di debutto "Hello Hello"/"Treadin’" viene pubblicato a fine novembre 1966 e a gennaio raggiunge la posizione numero 26 della classifica Hot 100 di "Billboard". "Hello Hello" è a suo modo il manifesto di una psichedelia “diversa” incline al beat, arricchita da spunti folk e jazz. Qualche anno più tardi il brano verrà utilizzato dalla catena di fast-food Burger King per una campagna promozionale.
Ai primi di gennaio a Los Angeles, la band registra "Postcard From Jamaica", e anche in questo caso è la coppia Kraemer/MacNeil a farsi carico della scrittura di un brano rilassato e impreziosito dai giochi di voci, un tipico esempio – insieme a "Frantic Desolation" e "Cellophane Woman" – della primissima psichedelia, ancora priva della rabbiosa carica di polemica politicizzata e delle pulsioni rivoluzionarie che riscontreremo in seguito.
Il 1° febbraio 1967 è la volta di "Little Orphan Annie", incisa sempre ai Bell Sound Studios. Il brano verrà pubblicato come singolo ("Postcard From Jamaica"/"Little Orphan Annie") all’inizio di marzo.
Dal 6 al 9 febbraio la band è ospite del The Matrix di San Francisco, California, e in quell’occasione nel volantino apparirà, in anteprima, quella che in seguito sarà la copertina del loro primo album. A maggio presso i Bell Sound Studios viene registrato l’omonimo album di debutto, con la prima grande copertina pop art di Victor Moscoso, oltre a una foto, sul retro, della band scattata con gli infrarossi da Jim Marshall. Tra i brani degni di nota troviamo lo strumentale "Maybe in a Dream", il cui sound ricorda "Telstar" dei Tornados e lo stomping ballroom rocker (una sorta di rock duro picchiato e ballabile) intitolato "Cellophane Woman", dove figurano in primo piano la sezione ritmica di Martin Beard (basso) e Norman Mayell (batteria), e la voce cremosa del frontman Peter Kraemer.
I Sopwith Camel nel 1967, con il loro sound pacato e acerbo, la psichedelia e il movimento giovanile, viaggiano ancora nel sottobosco di Frisco, ma piacciono e macinano proseliti. I tour si susseguono a ritmo serrato, alle aperture ai Rascals (Young Rascals) seguono a breve quelle ai Doors e ai Rolling Stones. Tutto ciò porta stanchezza, liti e ripicche e così la magica e colorata bolla di sapone scoppia a causa di un alito di vento che non sa assecondare. La band si scioglie alla fine del 1967.
Norman Mayell suona con Norman Greenbaum, poi è nei Blue Cheer, mentre William Truckway intraprende una carriera da solista pubblicando un album intitolato "Breakway" nel 1971. Nel frattempo nel 1970 Kraemer e MacNeil iniziano a scrivere di nuovo canzoni insieme, decidendo infine di riformare il gruppo nel 1971.
Nel 1973 pubblicano un interessante album dal titolo THE MIRACULOUS HUMP RETURNS FROM THE MOON, sofisticato e raro esempio di psichedelia in chiave progressiva, ma nel 1974 la band si scioglie definitivamente.
Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni. (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione
