Suonando la California: Creedence Clearwater Revival, "Cosmo's Factory"

Un viaggio di tre settimane fra gli album epocali del "San Francisco Sound", raccontati da Maurizio Galli e Aldo Pedron
Suonando la California: Creedence Clearwater Revival, "Cosmo's Factory"

Creedence Clearwater Revival – COSMO’S FACTORY (Fantasy 8402, Lp, 1970, USA)

Lato A: Ramble Tamble / Before You Accuse Me / Travelin’ Band / Ooby Dooby / Lookin’ Out My Back Door / Run Through the Jungle
Lato B: Up Around the Bend / My Baby Left Me / Who’ll Stop the Rain / I Heard It Through the Grapevine / Long As I Can See the Light

John Fogerty (voce, chitarra solista, sax), Tom Fogerty (chitarra ritmica, piano), Stu Cook (basso), doug Clifford (batteria)

I membri del quartetto dei Creedence Clearwater Revival nascono di fatto a Oakland, Berkeley e Palo Alto e in gioventù crescono nel sobborgo di El Cerrito, nella contea di Contra Costa e nella parte est della Baia di San Francisco, fondata dai rifugiati del terremoto del 1906. Una formazione durata quasi meno di un soffio, dal 1968 al 1972, ma che ha lasciato il segno nel mondo intero. 
Brani come "Born on the Bayou" e "Proud Mary" – entrambi nell’album BAYOU COUNTRY – sono tra i loro primi successi e al tempo stesso canzoni che ti entrano dentro per sempre. COSMO’S FACTORY consacra i Creedence come la più grande white american dance band di tutti i tempi ed è un album di cui ogni brano potrebbe tranquillamente essere utilizzato come singolo di successo.

L’iniziale "Ramble Tamble" è costruita intorno a pochi accordi di chitarra, ma il riff e il suono prima accelerato e poi rallentato per oltre 7 minuti sono a dir poco suggestivi e incisivi. "Travelin’ Band" (ispirata al rock’n’roll dei Fifties e con un intro di sax tenore), "Up Around the Band" e "Looking Out My Back Door", quest’ultimo uno shuffle country-rock alla Buck Owens, dal tema del viaggio on the road e simile per certi versi alle divertenti, picaresche avventure narrate da Mark Twain, costituiscono un trittico vincente e di facile presa.
"Who’ll Stop the Rain", un inno generazionale, è una affascinante ballata di grande atmosfera, un piccolo gioiello dove i testi taglienti di John Fogerty sono un messaggio chiaro e duro contro la guerra in Vietman e dove “chi fermerà la pioggia” significa “chi fermerà la pioggia di bombe!”.

Bellissima la versione di "I  Heard It Through the Grapevine" (dal suono Tamla Motown) composta da Norman Whitfield e
Barrett Strong e conosciuta nella versione di Marvin Gaye, qui di oltre 11 minuti, semplicemente fantastica e dal ritmo compulsivo. La prima facciata si chiude con l’ombrosa "Run Through the Jungle" dai colori swamp-rock.

L’ellepì contiene quattro cover assai notevoli: "Before You Accuse Me" di Bo Diddley, qui in chiave rock-blues, "Ooby Dooby", un brano del 1955 conosciuto soprattutto nella versione di Roy Orbison ed efficace tributo al  rock’n’roll della Sun Records, "My Baby Left Me" di “Big Boy” Arthur Crudup (jazz e rockabilly) e la già citata e soprannaturale "I Heard Through the Grapevine". La conclusiva "Long As I Can See the Light", dal pigro andamento soul, cantata in maniera superba e inframmezzata da un sax suonato da John Fogerty, è l’unico momento romantico, possibilista e ottimista.

Un album dedicato a Doug Clifford, dove la Cosmo’s Factory che dà il titolo all’album altro non era che un magazzino a Berkeley che la band usava come deposito per gli strumenti e come sala prove. Il nome del luogo nasce dal soprannome del batterista Doug Clifford, il quale fece la battuta “sempre meglio suonare che lavorare in fabbrica”. 
Arrangiato e prodotto da John Fogerty, COSMO’S FACTORY resta l’ultimo Lp sotto il pieno controllo del leader, che già dal successivo album PENDULUM cederà in parte i poteri per onore di democrazia e sotto la incessante richiesta degli altri tre componenti della formazione, sia come autori che come cantanti ma con esiti poco brillanti. 

La sezione ritmica della band con John Fogerty è in perfetta simbiosi: Stu Cook al basso, Doug Clifford alla batteria e il fratello Tom Fogerty alla chitarra ritmica sono grandiosi, micidiali, insostituibili, ma meno abili come compositori e come vocalist. 
COSMO’S FACTORY eleva ancora di più John Fogerty come ricchezza espressiva e intelligenza creativa ad acuto musicista, ricercatore, arrangiatore, compositore, cantante e produttore tra i più fini e lucidi di tutto il panorama rock di sempre. Rappresenta la summa stilistica della band e dove a perfezione vengono riproposti gli stilemi di fare musica. Rock trascinanti, soffici ballate intrise di soul, tributi al rockabilly e al  rock’n’roll, blues e country con un pizzico di psichedelia ed estese jam strumentali. Al suo talento il gruppo deve il successo internazionale, mentre la passione per le radici musicali del sud degli Stati Uniti (i bayou, le storie di voodoo e i cosiddetti swamp della Louisiana), il blues del Delta, il  rock’n’roll e il R&B sulfureo di Screamin’ Jay Hawkins affiora in ogni sua geniale composizione. 

I CCR rappresentano la quintessenza del  rock’n’roll, un rock essenziale e stringato che ha il marchio indelebile di quel genio di John Fogerty e dei suoi compagni di viaggio, l’ala moderata del San Francisco Sound e ugualmente punta di diamante dell’industria discografica a cavallo degli anni Sessanta e Settanta. COSMO’S FACTORY è il vero manifesto della band. Rock poderoso, esaltante, eterno. 

 

Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni. 
(C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione

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