Suonando la California: Santana, "Santana"

Un viaggio di tre settimane fra gli album epocali del "San Francisco Sound", raccontati da Maurizio Galli e Aldo Pedron
Suonando la California: Santana, "Santana"

Santana – SANTANA (Columbia, CS 9781, Lp, 30 agosto 1969)

Lato A: Waiting / Evil Ways / Shades of Time / Savor / Jingo
Lato B: Persuasion / Treat / You Just Don’t Care / Soul Sacrifice

David Brown (basso); Michael Carabello (congas, percussioni); Mike Shrieve (batteria); Carlos Santana (chitarra, voce); Gregg Rolie (pianoforte, organo, voce solista); José Chepito Areas (timbales, congas, percussioni), Marcus Malone (congas) non accreditato

Registrato e missato ai Pacific Recording Studios di San Mateo (California), viene pubblicato il 30 agosto 1969. Il primo singolo dell’album, "Jingo", non ha molto successo (raggiunge solo il 56° posto), tuttavia "Evil Ways", il secondo 45 giri estratto, arriva al 9° posto negli Stati Uniti. L’album raggiungerà il 4° posto nella classifica degli album pop "Billboard 200" e il 26° nella classifica degli Lp del Regno Unito. 

Ancor prima di pubblicare il loro album di debutto, i Santana riescono a incantare un milione di spettatori con una monumentale esibizione al Festival di Woodstock. A quel punto il passo successivo è quello di riuscire a entrare ufficialmente nel mercato discografico. 
L’operazione però non è propriamente semplice come potrebbe sembrare, in quanto devono riuscire a condensare in un album il rock contaminato dalla musica tradizionale sudamericana – il loro marchio di fabbrica – non facendosi portare fuori strada dal flusso incontrollato di idee e suoni che comunque è stato il loro punto di forza nei live.

È qui che entra in gioco quel genio di Bill Graham, manager della band. Inizia a lavorare sul metodo compositivo, smussando in studio il punto debole dei Santana: la tendenza alla jam session. Il loro tratto distintivo poteva costituire un ostacolo per il lavoro in studio.
“Se volete andare in radio,” disse il manager, “avete bisogno di canzoni: un ritornello, una strofa”. È così che nasce "Evil Ways", una delle perle dell’album nonché una delle prime vere “canzoni” dei Santana, scritta da Sonny Henry nel luglio 1967 ed erroneamente attibuita nell’ellepì a Jimmy Zack. La ricetta è vincente è il disco ruggisce come il leone rappresentato in copertina. Percussioni latineggianti e una calcolata spinta all’improvvisazione sono una delle peculiarità di questa band originale e insolita. Di rilievo ci sono inoltre le tastiere (organo Hammond) di Gregg Rolie, messe al servizio del sound che si dilata lasciando lo spazio ai riff di chitarra distorta del band-leader Santana e ai giri di basso di David Brown. 

Un classico esempio del connubio tra rock’n’roll e musica tradizionale sudamericana è riscontrabile nell’orgia di percussioni e lunghi assolo che riempiono i 6 minuti e mezzo di "Soul Sacrifice", brano tra l’altro immortalato nell’esecuzione di Woodstock. La sezione delle percussioni è affidata a José “Chepito” Areas e Mike Carabello, che destreggiandosi tra timbales e congas mantengono costantemente frenetico il ritmo, fino a farlo esplodere in una gioiosa festa con il penultimo brano del lato A, "Savor". Segue "Jingo", scritta da Babatunde Olatunji ed erroneamente accreditata nell’album a Aaron Copland, e per quanto possibile la festa continua, in questo caso con profumi di Messico che sembrano voler anticipare certi lavori successivi di Santana. 

Lo stile del chitarrista si fa intricato per poi quasi distendersi a tratti, come nella limpida "Persuasion" o nel ricordo blues di "Treat". 
Pubblicato il 30 agosto 1969, a distanza di più di cinquant’anni SANTANA è ancora un album che non è invecchiato per nulla. Un esordio tutt’altro che in punta di piedi. 

Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni.  (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione

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