Suonando la California: Quicksilver Messenger Service, "Happy Trails"
Quicksilver Messenger Service – HAPPY TRAILS (Capitol Records / EMI, ST 120, Lp, 1969, USA)
Lato A: Who Do You Love Part 1 / When You Love / Where Do You Love / How You Love / Which Do You Love / Who Do You Love Part 2 /
Lato B:Mona / Maiden of the Cancer Moon / Calvary / Happy Trails
John Cipollina (chitarra solista); Gary Duncan (chitarra e voce); David Freiberg (basso, violino, piano), Greg Elmore (batteria, piano e percussioni)
Il suono lisergico e psichedelico dei Quicksilver Messenger Service è dominato da una totale libertà espressiva, grande improvvisazione e da un eclettismo smisurato in cui si nota soprattutto una notevole spontaneità, bravura e una sintesi perfetta in cui blues e rock’n’roll vengono sviscerati e diluiti nell’acido.
Registrato dal vivo al Fillmore East di New York, al Fillmore West di San Francisco e in studio nel novembre del 1968, HAPPY TRAILS è da considerarsi un vero e proprio capolavoro, dove le chitarre di John Cipollina e Gary Duncan la fanno da padrone, alternandosi e dialogando all’inverosimile. La band pesca un tema conosciuto, la "Who Do You Love?" di Bo Diddley, un tipico Chicago blues con venature soul e rock’n’roll. La loro versione occupa l’intera facciata A e dura 25 minuti e 22 secondi. Il brano originale viene stravolto e rielaborato, dando vita a una continua jam in cui si distingue Gary Duncan, ma soprattutto l’amato e compianto John Cipollina.
"Who Do You Love?" resta un pezzo coloratissimo e frenetico e si snoda in una lunga suite suddivisa in sei parti. L’idea vincente del disco è la presa diretta, così che HAPPY TRAILS trasuda di rock e psichedelia ed emana un forte impatto emotivo e musicale. Chitarre acide e una sezione ritmica superlativa e convincente, dove la band, soprattutto nella lunga "Who Do You Love?", supera il limite riduttivo della semplice canzone e mette in pratica la fase più introspettiva del trip. David Freiberg è costantemente vigoroso e corposo con il suo basso mentre Greg Elmore completa la sezione ritmica con un drumming preciso e sostanzioso.
Sulla facciata B la band riprende nuovamente un altro classico di Bo Diddley dal titolo "Mona", di 6 minuti e 53 secondi (cantata da Gary Duncan), in cui i Quicksilver Messenger sono nuovamente a loro agio in una continua jam. "Mona", sorretta da una sezione ritmica regolare, si fa sempre più corrosiva e nuovamente arricchita dalle chitarre distorte di Duncan e Cipollina, perennemente in duello.
"Calgary", firmata da Gary Duncan come la stessa e precedente "Maiden of the Cancer Moon", invece è la vera deriva psichedelica del disco e in certi momenti evoca sonorità tipiche ed epiche di certe colonne sonore alla Ennio Morricone, con atmosfere eteree e impalpabili, la chitarra dalle noti lancinanti e sublimi di John Cipollina e un continuo crescendo di scale spagnoleggianti. In "Calgary" si susseguono folli incroci chitarristici rock-blues per oltre 13 minuti in un’orgia di suoni avvincenti e come un raga dalla struttura ritmica ciclica e coinvolgente.
Quest’album è un irresistibile insieme di jam acid blues con tratti decisamente sperimentali con svisate rock’n’roll, jazz, soul, blues-rock e momenti d’immancabile psichedelia. Il genio chitarristico di John Cipollina, le memorabili cavalcate e un sound decisamente prorompente ed epico, contribuiscono a spiegare perché questo disco risulta ancora oggi una delle esperienze più stimolanti della storia del rock, considerato da diversi critici e secondo molti come uno dei più grandi album di sempre.
Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni. (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione
