Suonando la California: Grateful Dead, "AOXOMOXOA"

Un viaggio di tre settimane fra gli album epocali del "San Francisco Sound", raccontati da Maurizio Galli e Aldo Pedron
Suonando la California: Grateful Dead, "AOXOMOXOA"

Grateful Dead – AOXOMOXOA (Warner Bros. – Seven Arts Records, WS 1790, Lp, 1969)

Lato A: St. Stephen / Dupree’s Diamond Blues / Rosemary / Doin’ That Rag / Mountains of the Moon
Lato B: China Cat Sunflower / What’s Become of the Baby / Cosmic Charlie

Jerry Garcia (voce e chitarra solista); Bob Weir (chitarra ritmica); Ron McKernan (tastiere e voce); Tom Constanten (tastiere e voce); Phil Lesh (basso); Bill Kreutzmann (batteria); Mickey Hart (percussioni)

Chiunque voglia capire quale fosse l’atmosfera di San Francisco sul finire degli anni Sessanta e quale fosse il suono della West Coast durante quei magici giorni, non può esimersi dall’ascolto di AOXOMOXOA. Il disco presenta quella che è la più bella copertina in assoluto dei Grateful Dead, e una delle massime espressioni grafiche del grande Rick Griffin. La parte inferiore raffigura la morte, la rinascita e il ciclo della vita, con simboli di fertilità e immagini a base egiziana. La parte superiore raffigura un sole che al contempo feconda un uovo mentre ai lati sono presenti due incensieri stilizzati.

L’album venne registrato due volte. La versione iniziale, con il titolo provvisorio "Earthquake Country", un chiaro riferimento all’area della Baia, fu abbandonata quando la Ampex produsse e rese disponibile il primo registratore a 16 tracce, il modello MM-1000. La band quindi trascorse altri otto mesi in studio, registrando l’album, ma anche sperimentando la nuova tecnologia. 
Le lunghe sessioni di registrazione minarono il rapporto con la Warner Bros per il costo totale di allora pari a 180mila dollari (grosso modo 1 milione e 300mila dollari dei nostri giorni). Senza dubbio la loro avventura più ambiziosa e costosa.

Con questo album i Dead trovano il giusto compromesso tra sperimentazione e commerciabilità. Scompaiono le lunghe jam strumentali e i brani sono di durata decisamente più “normale” e adatti ai passaggi radio. Nonostante ciò la carica psichedelica e sovversiva della band rimane sostanzialmente intatta. AOXOMOXOA a suo modo ha saputo spaccare in due la critica e i fan dei Dead, c’è infatti chi lo considera il capolavoro del gruppo durante il loro periodo psichedelico, chi invece lo vede come un album di transizione. A nostro parere hanno ragione entrambe le fazioni: da una parte c’è ancora molta psichedelia nelle canzoni del disco, e lo possiamo considerare come il naturale seguito di ANTHEM OF THE SUN, ma alcuni brani lasciano intravedere i primi germogli di un suono roots-oriented che poi sbocceranno nei due dischi seguenti, WORKINGMAN’S DEAD e AMERICAN BEAUTY.

In AOXOMOXOA la formazione dei  Dead sale a sette elementi, con la seconda e ultima apparizione di Tom Constanten e come ospiti John Dawson e David Nelson che un paio di anni dopo formeranno i New Riders of the Purple Sage con Jerry Garcia. L’album è l’unico della discografia con tutti i brani a firma Garcia-Hunter e con l’aggiunta di Phil Lesh in "St. Stephen" e "China Cat Sunflower".
Il disco contiene due classici assoluti della band.

"St. Stephen", l’incontro tra il rock e la spiritualità, uno dei brani più apprezzati dal vivo, tanto da essere inserito in LIVE/DEAD, il loro primo album non in studio, fa riferimento agli ultimi giorni e al processo del santo nonché primo diacono e martire del I secolo D.C., Stefano. Molti deadheads pensavano che la canzone facesse riferimento a Stephen Gaskin, tuttavia Hunter in un’intervista alla rivista «Relix» ha negato questa interpretazione. L’altro è il già menzionato "China Cat Sunflower", spesso usato in apertura dei concerti.

Tra gli altri pezzi più conosciuti oggigiorno della band californiana troviamo la ballata elettroacustica "Dupree’s Diamond Blues", che si colloca a metà strada tra il rock e la old-time-music, l’elettrica "Doin’ That Rag", che mette in ottima mostra un gran lavoro di organo da parte di Ron “Pigpen” McKernan, e il puro psychedelic-pop di "Mountains on the Moon", una delle poche tracce che non è stata registrata sul 16 tracce.
Meno noti sono invece la breve acustica "Rosemary", in cui il cantato passa attraverso un filtro che rende davvero strana la voce, e la lunga "What’s Become of the Baby", otto minuti di delirio psichedelico per voce ed effetti sonori a farla da padrone. Il finale del disco spetta alla countreggiante "Cosmic Charlie" con Garcia alla steel.

A quasi cinquant’anni dall’uscita, il 7 giugno 2019 la Rhino Records ha pubblicato un’edizione limitata di AOXOMOXOA, 50TH ANNIVERSARY DELUXE EDITION. La ristampa contiene entrambi i mix conosciuti del disco: quello originale del 1969 e il secondo del 1971 (pubblicato a causa del mancato successo di vendita immediato); il secondo Cd contiene invece dei brani live inediti registrati tra il 24 e il 26 gennaio 1969 all’Avalon Ball room a San Francisco, in California. 
L’archivista dei Grateful  Dead ha affermato: “Nel 1969, per il terzo album, i Grateful  Dead respinsero produttori esterni e crearono AOXOMOXOA da soli, iniziando una serie di album autoprodotti che è continuata fino al 1977”.

Il nome del gruppo, “Grateful  Dead”, sulla copertina è crittografato e ci si può leggere, pare, la frase "We Ate the Acid. La specularità del titolo viene ripresa anche nella copertina: se viene posto uno specchio sull’asse centrale della copertina, si riprodurrà esattamente la stessa immagine, con l’unica eccezione del nome della band, che mantiene comunque forme simili.
Nel 1991, la rivista statunitense «Rolling Stone» ha posizionato la copertina di AOXOMOXOA, adattata da un dipinto originariamente creato come poster di concerti per la band, all’ottavo posto nella classifica delle 100 migliori copertine di tutti i tempi.


Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni.  (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione

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