Suonando la California: Jefferson Airplane, "Volunteers"

Un viaggio di tre settimane fra gli album epocali del "San Francisco Sound", raccontati da Maurizio Galli e Aldo Pedron
Suonando la California: Jefferson Airplane, "Volunteers"

Jefferson Airplane – VOLUNTEERS
(RCA Victor, LSP-4238, Lp, novembre 1969, USA)

Lato A: We Can Be Together / Good Shepherd / The Farm / Hey Fredrick
Lato B: Turn My Life Down / Wooden Ships / Eskimo Blue Day / A Song for All Seasons / Meadowlands / Volunteers

Grace Slick (voce); Paul Kantner (chitarra ritmica, voce); Marty Balin (voce); Jorma Kaukonen (chitarra solista, voce); Jack Casady (basso); Spencer Dryden (percussioni); Nicky Hopkins (piano); Steve Stills (organo Hammond); Jerry Garcia (chitarra); David Crosby (chitarra); Joey Covington (percussioni)

VOLUNTEERS è il sesto album del gruppo e il primo registrato a San Francisco, presso il Wally Heider’s Studios. La title track si ispira al nome del camion che raccoglieva spazzatura – “Volunteers of America” - che una mattina svegliò il cantante Marty Balin. L’album rientra a pieno titolo nelle pietre miliari della musica del periodo e in parte lo si deve anche alla storica copertina, che ritrae i membri del gruppo davanti alla bandiera statunitense. 

Già dal primo ascolto ci si rende conto di trovarsi dinanzi a un album fortemente rivolto al fermento sociale e alle tensioni rivoluzionarie dell’epoca. Un classico esempio ne è "We Can Be Together", brano che si apre con una quasi marcia marziale. A un certo punto la chitarra solista e distorta di Kaukonen diventa una vera e propria chiamata all’azione: “Tutta la vostra proprietà privata/ è un bersaglio per il vostro nemico/ e il vostro nemico…/ siamo noi”.

Ma non è tutto qui. Molti altri sono i temi che vengono ripresi nell’album, come l’avversione verso il sistema dominante e la critica verso i rapporti sociali e umani da esso generati presente in "Hey Fredrick" e "A Song for All Seasons". Nell’album è presente anche una profonda riflessione sul rapporto tra umani e natura ("The Farm", "Eskimo Blue Day") e sulla concezione di comunità. In un periodo in cui i volontari (ma anche i non volontari) partivano per il Vietnam, con questa canzone i Jefferson propongono un tipo diverso di volontari, quelli della nuova generazione e del pacifismo americano. La canzone è un vero e proprio inno alla resistenza dell’America alternativa.

One generation got old 
One generation got soul
This generation got no destination to hold 
Pick up the cry 

Una generazione sta invecchiando
Una generazione sta mettendoci l’anima
Questa generazione non ha nessuna meta da raggiungere
Basta piangere

L’album fu fortemente criticato a causa della presenza dei versi “Up against the wall, motherfucker!” (“Contro il muro, figlio di puttana!”) in "We Can Be Together", e per la presenza del termine shit (“merda”) più volte presente in "Eskimo Blue Day". 

Le sonorità che caratterizzano maggiormente l’album sono dovute alla chitarra solista di Jorma Kaukonen, al basso di Jack Casady e al pianoforte di Nicky Hopkins. Sono presenti anche alcune incursioni stilistiche nel country-rock come "The Farm", una ballata country-folk magistralmente impreziosita dalla pedal-steel guitar di Jerry Garcia, e "Song for All Seasons".

È a firma Kaukonen "Turn My Life Down", e si sente grazie agli arpeggi fingerpicking che ne fanno un brano di stampo e di stile blues con un piano dalle forti tinte gospel in sottofondo e il cantato di Balin che si intreccia ai sussurri che diventano gemiti della Slick. 

Nonostante le polemiche che suscitò alla sua uscita, il disco ebbe un
enorme successo commerciale.

Il testo di questo articolo è tratto da "L'onda sulla baia", di Aldo Pedron e Maurizio Galli, Arcana edizioni.  (C) 2021 Lit edizioni S.a.s. per gentile concessione

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