1971-2021: 50 anni di 'I borghesi' di Giorgio Gaber

L'album è stato pubblicato nel dicembre del 1971
1971-2021: 50 anni di 'I borghesi' di Giorgio Gaber

Fortemente ispirato dall’opera di Jacques Brel (non solo nella title track), Giorgio Gaber - con “I borghesi” del 1971 - inizia con Sandro Luporini in modo più maturo il percorso del Teatro Canzone, partendo dagli ideali del ‘68 e provocando la società (senza rinunciare a porsi delle domande) su temi come conformismo, false consapevolezze, verità dell’altruismo. Per celebrare l’album - pubblicato assieme a “Il Signor G” e unico capitolo del percorso legato al Teatro Canzone inciso in studio e senza monologhi - vi proponiamo un intervento di Andrea Pedrinelli - giornalista, critico musicale, divulgatore e storico della canzone italiana autore dei volumi “Non fa male credere - La fede laica di Giorgio Gaber” e “Gaber, Giorgio, il Signor G visto dai grandi della cultura e dello spettacolo” dedicati all’artista.

Il disco

“‘I borghesi’ è un disco spartiacque nella carriera di Gaber, pur essendo da considerare un’opera minore", spiega Pedrinelli: "Sebbene ancora acerbo rispetto ai lavori legati al teatro canzone che lo seguiranno, e ancora molto legato a Brel fin dal titolo, è il primo lavoro scritto quasi interamente a quattro mani con Sandro Luporini. Fu pubblicato come album per motivi meramente ‘pratici’: Gaber, all’epoca, aveva bisogno di attirare pubblico ai suoi spettacoli, ed essendo conosciuto essenzialmente come cantante fu costretto a fare un disco ‘normale’, o quasi. L’operazione tutto sommato gli riuscì: con l’unico 45 giri estratto dal disco, ‘L’amico / Latte 70’, riuscì ad assicurarsi delle apparizioni in TV. ‘I borghesi’ - primo passo verso la consacrazione che lo porterà, due anni dopo, con ‘Far finta di esser sani’, a riempire i teatri - fu fondamentale per far restare vivo Gaber sul mercato e permettergli di trovare una sua cifra”.

Canzoni di rottura

“‘I borghesi’ è una provocazione molto distante dal Gaber di ‘Le nostre serate’ e ‘Porta Romana’. ‘L’amico’ resta un episodio minore ma colpì molto, per come fu capace di guardare alla realtà dell’uomo contemporaneo spogliandolo delle sovrastrutture dell’epoca", prosegue Pedrinelli: "Fu un tentativo modulato su un brano di Brel dal linguaggio per la verità piuttosto vecchio, ma seppe centrare l’obiettivo. Si può dire che ‘I borghesi’ sia un disco costellato di tentativi. E c’è una cosa da dire sull’album in quanto tale: manca la prosa. Ascoltando le canzoni si percepisce, senza dubbio, l’intelligenza e l’ispirazione nella scrittura, ma mancano i raccordi parlati con i quali Gaber, sul palco, le legava l’una all’altra. Per questo lo spettacolo è senza dubbio più forte del disco, che - come detto prima - resta un’opera minore, ma allo stesso tempo ricca di ottime cose, come le orchestrazioni scritte da Giorgio Casellato, o la grande bravura che lo stesso Gaber ha dimostrato nell’utilizzo della voce”.

La critica

"Quando uscì ‘I borghesi’, nel 1971, Gaber frequentava ancora il circuito alternativo. Suonava negli scantinati, e a vederlo non ci andava praticamente nessuno: i pochi che ci andavano si arrabbiavano perché non faceva ‘La ballata del Cerutti’", racconta Pedrinelli: "Quindi, in sostanza, non ci fu una produzione critica contemporanea all’album: i pochi critici che se ne occuparono furono quelli teatrali, che comunque lo guardarono con diffidenza. E, anche qualche anno dopo, Gaber continuò a scontrarsi con quanti trovavano insopportabile la sua libertà nell’esprimersi, da artista - come si definiva lui - ‘di sinistra ma non della sinistra’. Fino agli anni Novanta ‘I borghesi’ non fu tenuto in considerazione, almeno fino alla scomparsa dello stesso Gaber, diventato da un giorno all’altro - come nella migliore tradizione italiana di consacrazione postuma - un venerato maestro”.

Ascoltare "I borghesi" oggi

“L’esperienza personale mi fa credere che la risposta sarebbe drammatica: ho portato Gaber nelle scuole, fino al 2013 / 2014, e ho notato come i ragazzi ormai abbiano perso del tutto il pensiero astratto e - di conseguenza - la capacità di seguire testi poetici come sono quelli di Gaber", commenta Pedrinelli: "Non è chiaramente colpa loro, perché è la società - in generale - che non li aiuta a farlo. Ed è un vero peccato, perché i ragazzi, anche quelli che ascoltano trap o generi lontanissimi da quelli che frequentava Gaber, la qualità sono sempre stati in grado di riconoscerla al primo ascolto, per quanto riguarda l’aspetto musicale di un disco o una canzone. L’incapacità di interpretazione riguarda solo i contenuti. Sarà possibile riabituarli al pensiero astratto? Non so".

Se “I borghesi” fosse uscito oggi

"Una volta c’erano dei discografici - penso ai Nanni Ricordi, Roberto Dané o Giancarlo Lucariello - che concedevano al pubblico una certa confidenza con prodotti di qualità", conclude Pedrinelli: "Pur essendo un disco minore, ‘I borghesi’ - immaginandolo per assurdo come un disco contemporaneo, uscito in questi giorni - resterebbe un album nettamente al di sopra della media qualitativa delle produzioni. All’epoca, nel 1971, Gaber fu costretto a impegnarsi la casa, e a tenerlo in piedi fu il Piccolo Teatro, che continuò a produrgli gli spettacoli - in perdita - per due anni abbondanti, fino al boom del Teatro Canzone. Credo che anche oggi ci siano artisti molto giovani di grande talento, ma quale discografico - nell’epoca dell’’avanti con la prossima hit’ e le produzioni in serie - sarebbe disposto a investirci, per di più a lungo termine? Il problema vero è che oggi le case discografiche non fanno più le case discografiche, ma le esecutrici delle esigenze espresse dalla TV”.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2022 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.