Il progressive dopo il 1974: Jethro Tull
Dopo le complicazioni musicali di "A Passion Play" del 1972, e tutte le chiacchiere e le false notizie che circolavano circa il presunto ritiro dei Jethro Tull come risultato delle critiche negative ricevute dall’album, il gruppo riconquistò il favore della critica con "War Child" del 1974, al quale Charles Shaar Murray dedicò una recensione estremamente positiva su "New Musical Express". Era sicuramente complesso, con la batteria tesa e compatta di Barrie Barlow a marcare ogni cambio di tempo, e il concept alla base era tutt’altro che ovvio, benché facesse chiaramente riferimento alla Seconda Guerra Mondiale. Sembrava tuttavia che le canzoni fossero nate come entità individuali, piuttosto che come pannelli di un qualche arazzo rock concettuale.La folgorante “Skating Away on the Thin Ice of a New Day” spicca come uno degli arrangiamenti più ispirati della band. Inizialmente con solo chitarra acustica e voce, diventa via via più stratificata con l’aggiunta graduale di parti di batteria, basso, chitarra, percussioni, fisarmonica e archi.
È un’altra delle canzoni esistenziali di Anderson, in cui la metropolitana di Londra viene usata come metafora per i cicli e i viaggi della vita, come in “Life’s a Long Song”. Qui il protagonista è convenientemente a bordo di un treno della Circle Line e Anderson, da narratore, afferma che la storia che sta raccontando è «too damn real» (“così maledettamente reale”) e si sta svolgendo proprio ora.In “Only Solitaire”, Anderson descrive il se stesso percepito come «court-jesting», il buffone di corte, e ha qualche altro commento da rivolgere alla stampa musicale, in modo da prevenire eventuali reazioni negative con una battuta sui critici che fanno la fila per dire che «he’s boring» (“è noioso”) – in parte perché non ha mai preso una malattia venerea dalla tavoletta di un bagno pubblico.
"'War Child' fu di certo una mossa consapevole per mantenere più definite le strutture delle canzoni, con inizio, fine, ritornelli, bridge e brevi assoli", dice Anderson.
"In generale è un disco più semplice, più accessibile e con brani che non sono strettamente legati tra loro, e per questo non potrebbe mai essere considerato un concept album. Ma poi, con Minstrel in the Gallery [1975], tutto prese un’altra direzione, con più enfasi sul lato acustico e con un cantautorato più egoista da parte mia, in cui la band non aveva un ruolo così fondamentale come nei precedenti album – nel senso che c’erano molte sezioni in cui non suonavano, oppure il loro contributo era occasionale e più decorativo. 'Too Old to Rock’N’Roll, Too Young to Die' [1976] è una raccolta di canzoni più teatrale, con una trama vagamente delineata, perché fu concepito come una specie di musica per il teatro. Fu un approccio ingenuamente ottimista, da parte mia, perché molto prima di aver finito di registrare l’album sapevo già che non sarebbe mai successo [di usarlo per il teatro] – proprio come con 'A Passion Play', che sapevo non sarebbe mai diventato un film. Questo però non mi ha impedito di finire l’album".
Il brano è tratto, per gentile concessione, da "Storia del Progressive Rock. Origini e leggende della musica inglese anni Settanta", edito da Odoya: 720 pagine imperdibili per gli appassionati del genere.
