Massimo Cotto: pagine scelte da "Rock is the answer" (3)
È proprio vero che i rocker sono solo cattivi maestri, guide di perdizione e dolore? Con il suo nuovo libro, in uscita il 14 ottobre, Massimo Cotto compone un "breviario rock" in forma di prontuario filosofico: suggestioni e pillole di saggezza da oltre 150 musicisti di ogni generazione e per ogni gusto.
Per gentile concessione dell'editore Marsilio, anticipiamo qui un florilegio di contenuti selezionati dall'autore.
Credo ci siano tanti Chester Bennington e al tempo stesso credo ne esista uno solo. Voglio dire, tutti noi abbiamo diverse sfaccettature, più personalità e questo non significa essere schizofrenici, significa semplicemente che l’animo umano è complesso e non esiste una sola chiave di lettura. Sarebbe anche noioso avere una sola chiave di lettura. Gli artisti, forse, avvertono di più questi sdoppiamenti. Non sempre sono facili da capire, però di loro ti puoi fidare. Il problema degli artisti non è convincere gli altri che si possono fidare, è convincere se stessi. I grandi artisti, non parlo di me, salvano la vita agli altri, ma non sempre sono in grado di far funzionare la loro.
Chester Bennington
Ho sempre odiato le estremizzazioni, le semplificazioni, gli eccessi. Gli Who erano il simbolo della psichedelia e questo autorizzava i nostri fan a versarci l’acido nel caffè prima dei concerti. Così salivamo sul palco fatti come biglie. E poi, sfasciare le chitarre. Non era una provocazione, almeno per me. Lo facevo per ragioni artistiche. Non ho mai visto la chitarra come un feticcio, un totem, una reliquia sacra. La chitarra è uno strumento per suonare, per trasmettere la mia idea di rock. Sono sempre stato ottimista e autodistruttivo, anche se è difficile combinare i due elementi. Oggi sono più ottimista che autodistruttivo. Ho perso troppi amici per le droghe, ho visto troppe persone bersi letteralmente il cervello per colpa dell’alcol. Sono invecchiato e non ho ambizioni di rimanere per sempre giovane. Preferisco vedere che gli anni si appoggiano a me senza schiacciarmi. Frequento persone giovani, faccio sesso con persone giovani. Sono come un vampiro: succhio la loro giovinezza per vivere bene i miei anni. In tutto questo tempo ho imparato molte cose, una più di tutte: ho il dovere di essere felice. Me lo sono meritata, la felicità.
Pete Townshend
Quando andiamo in tour, tutti noi commettiamo lo stesso errore: ci concentriamo sulla musica e sugli aspetti organizzativi. Facciamo in modo che le due ore di show siano perfette, e per fare questo facciamo in modo che siano perfette anche le prove. Studiamo il suono nei minimi dettagli, la scaletta, i bis, gli effetti speciali. Arriviamo sul luogo del concerto con il giusto anticipo e ci concentriamo il tempo necessario. La realtà è che nessuno di noi pensa alla cosa più importante: tutto il tempo in cui non siamo sul palco. È su quello che dovremmo lavorare, è quello che dovremmo organizzare alla perfezione. Perché è lì che ci perdiamo tutti. Tra la noia, la frustrazione, la rabbia e la depressione, la tristezza delle camere d’hotel anche quando sono bellissime, l’inutilità di cambiare canale in continuazione nella speranza che la tv non ti faccia pensare, la voglia di casa e di un affetto profondo. L’amore. Quando sei in tour vivi due ore di amore del tuo pubblico, ma le altre 22 sono quanto di più desolante e pericoloso possa attraversarti la strada.
Michael Hutchence, INXS
Questi testi sono tratti da "Rock is the answer" di Massimo Cotto (Marsilio Editore)
