Travis Scott è un genio dell’autotune, gli Eiffel 65 no: parola di Mark Ronson

Il grande produttore ha annunciato la nuova serie "Watch the Sound with Mark Ronson", in uscita venerdì 30 luglio. E non mancano aneddoti su Lady Gaga e Amy Winehouse.
Travis Scott è un genio dell’autotune, gli Eiffel 65 no: parola di Mark Ronson

I riflettori e le telecamere si accendono sul dietro le quinte della musica. Apple TV + lancia "Watch the Sound with Mark Ronson", una nuova docuserie in sei parti che esaminerà la creazione del suono e buona parte tecnologia che ha plasmato la musica così come la conosciamo oggi.

Più comprensione, più amore

Da un’idea del produttore vincitore dell'Oscar Morgan Neville e condotto da Mark Ronson, dj di fama internazionale, artista e produttore vincitore di Oscar, Golden Globe e sette Grammy Award, "Watch the Sound with Mark Ronson” uscirà venerdì 30 luglio, in esclusiva su Apple TV +. “Mi piace l’idea che il pubblico possa capire meglio come è costruito un pezzo – anticipa Ronson - autotune, sampling, reverb, drum machine, sintetizzatori, distorsione, sono tutti aspetti che vengono affrontati nelle puntate. È un modo per comprendere con maggiore entusiasmo anche le canzoni che si amano: perché la voce cambia in quel punto o la musica si modifica. Questa serie permette di amare con più consapevolezza la musica”.

Ogni episodio di "Watch the Sound with Mark Ronson" seguirà Ronson mentre svela le storie mai raccontate che si celano dietro la composizione di musica e le lunghe sessioni di prova che produttori e creatori sono disposti a sostenere per arrivare a trovare il suono perfetto. Ronson esplora l'intersezione della musica con l'arte e la tecnologia, in conversazioni sincere con grandi personaggi e icone della musica, tra cui Paul McCartney, Questlove, King Princess, Dave Grohl, Adrock e Mike D dei Beastie Boys, Charli XCX, nel corso delle quali scopre i modi in cui questi strumenti unici hanno influenzato il loro lavoro.

Autotune: dagli Eiffel 65 a Travis Scott

Nella prima puntata il grande produttore usa come esempio negativo dell’autotune i nostri Eiffel 65. “Quello dell’autotune è un tema controverso – dice Ronson – per me è l’utilizzo che fa la differenza. C’è chi lo usa in modo geniale, chi come distorsore della voce che però non arricchisce il brano. Io penso che artisti come Travis Scott, Kanye West o Future, con l’autotune, abbiano fatto evolvere la musica. Certo, il suono hip hop non è più quello degli anni di Notorius B.I.G, ma è normale che ci sia una evoluzione. I nomi che ho fatto sono esempi di genialità perché hanno permesso alle canzoni di progredire, di fare passi avanti, non hanno utilizzato l’autotune solo per modificare la voce, lo hanno compreso e trasformato in un suono”.

Lavorare con Amy Winehouse e Paul McCartney

Alla fine di ogni episodio, Ronson creerà e svelerà un pezzo originale, realizzato utilizzando tecnologie e tecniche rivoluzionarie tra cui riverbero, synth, autotune, drum machine, campionamento e distorsione. “Mi ricordo quando Amy venne in studio da me e con la chitarra in mano iniziò a cantare ‘They tried to make me go to rehab but I said no, no, no’. Le dissi che secondo me il testo e la melodia erano potenti, ma che avrebbe funzionato meglio con un ‘clap clap’. Questo per dire che le parole e le melodie sono fondamentali, ma lo è anche il mondo musicale in cui vengono calati, tutto quello che si costruisce intorno. La serie racconta tutto questo. Poi ci sono anche canzoni più classiche dove è importante sviluppare un timbro particolare e preciso. È quello che mi è successo lavorando con Paul McCartney: incidendo una canzone volevamo che il suono della chitarra fosse pulito, era quello il vero valore. È la stessa modalità con cui registrano anche Neil Young o Bob Dylan”. Ronson ha lavorato come scultore del suono di “Back to Black”, album leggendario della cantautrice scomparsa dieci anni fa. “La voce di Amy parlava anche quando la canzone era finita – ricorda Ronson – è stata una grande amica e artista. Quando ascoltai per la prima volta la canzone ‘Back to Black’, su cui abbiamo lavorato insieme anche per la parte testuale, rimasi senza parole”.

Il cappello e la gonna di Lady Gaga

La serie, prodotta da Tremolo Productions con Ronson, Neville, Mark Monroe, Jason Zeldes e Kim Rozenfeld come produttori esecutivi, è utile anche per capire come lavora un produttore, figura da sempre fondamentale nel mondo della musica. “Io ho un approccio sempre diverso, perché nessun artista è uguale all’altro – conclude Ronson – capita che con alcuni, prima di metterci al lavoro, si sia rimasti a parlare anche per tre ore. È importante creare un ambiente famigliare grazie al dialogo. Il produttore, per me, deve trovare la giusta energia da mettere a disposizione dell’artista, ma per farlo non deve tralasciare nessun particolare. Ricordo quando Lady Gaga venne in studio: aveva un cappello da cowbowy, una gonna corta e gli stivali (si riferisce alle prime fasi di lavorazione dell’album ‘Joanne’). La guardai attentamente e le dissi: ‘con il tuo abbigliamento mi stai comunicando la voglia di realizzare qualche cosa di acustico, vero?’. Era così. Questo per dire che la figura del produttore è complessa e perché funzioni deve sempre essere connessa con l’artista con cui sta lavorando”.

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