Pearl Jam, in arrivo la ristampa di "No Code"

Uno dei capolavori dei Pearl Jam compie 25 anni: ecco come verrà festeggiato
Pearl Jam, in arrivo la ristampa di "No Code"

Il 27 agosto del 1996 usciva il quarto album dei Pearl Jam, anticipato da una strana e apparentemente sbilenca canzone, "Who You Are", che sembrava citare una delle passioni della band. Un album con alcuni dei capolavori assoluti della band, come "Present tense" e altri brani che, come scrive oggi la band, "esploravano nuovi approcci di scrittura e registrazione, sviluppando canzoni da jam session e allontanandosi dal grunge da stadio per ballate riflessive, garage rock e persino suoni psichedelici".

Per i 25 anni la band ripubblica il disco in vinile, in una versione masterizzata appositamente per questo supporto dall'ingegnere vincitore del Grammy Award Bob Ludwig, con un packaging che ricrea la confezione originale, incluso il set di nove Polaroid. La ristampa uscirà il 13 agosto e una versione in vinile trasparente sarà disponible solo sul sito della band.

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Ecco quello che si dice del disco - molto amato dai fan nel volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019. 

Una splendida panoramica sui Pearl Jam della maturità, quelli che pur dimostrandosi eredi (mutatis mutandis) dei Led Zeppelin non hanno certo remore a dichiarare il loro amore per Neil Young: abili nel distendersi in intense performance dai toni quasi bucolici, sulle quali si allungano vellutate ombre filo-psichedeliche ("Who You Are", "Off He Goes", "Sometimes", "Smile"), così come nel lanciarsi in furibonde cavalcate punk/hard ("Hail, Hail", "Habit"), senza ovviamente trascurare quelle ballate passionali e avvolgenti ("Red Mosquito", "Around The Bend", "Present Tense" e la più energica "Mankind") che costituiscono uno dei loro punti di forza.

Lavoro magari non molto appariscente, NO CODE, e forse per questo meno venduto di altri del quintetto di Seattle, ma equilibrato ed eclettico come forse nessun altro tra quelli realizzati prima e dopo. E profondamente suggestivo con i suoi riferimenti folk, le sue esplosioni elettriche e le sue carezze acustiche, le chitarre ora fragorose ma più spesso limpide di Stone Gossard e Mike McCready, il canto ispiratissimo di Eddie Vedder e il senso di selvaggia libertà – nessun codice, appunto: quindi, nessuna barriera – che prorompe dai suoi solchi.

 

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