Sottotono: “Nessuno pagò i danni per quel Sanremo 2001, le rivincite sono arrivate con il tempo”

Intervista a Big Fish e Tormento che con il disco “Originali” confermano di essere due pilastri della musica italiana. Ma guardano anche al futuro: “Oggi come allora vogliamo distinguerci”.
Sottotono: “Nessuno pagò i danni per quel Sanremo 2001, le rivincite sono arrivate con il tempo”
Credits: Luca Scalica

Non ci sono mezze verità, ma una piccola grande certezza: i Sottotono hanno scritto pagine importanti del mondo hip hop e in generale della musica italiana. A vent’anni dallo scioglimento, Big Fish e Tormento tornano con “Originali”. L’album, in uscita venerdì 4 giugno, comprende tredici tracce: sei inediti e sette brani storici riarrangiati e rivisitati insieme a numerosi ospiti come Tiziano Ferro, Gué Pequeno, Marracash, Fabri Fibra, Emis Killa, Jake La Furia, Mahmood, Elodie, Coez, Stash, Luchè e Coco, oltre a un’emozionante strofa di Primo Brown.

Un’intesa mai finita

“Da quando è iniziato questo lavoro, la prima volta che ci siamo trovati in studio fu nel giugno 2020, l’intesa sembrava davvero mai finita – racconta Big Fish - ci dicevamo ‘facciamo questo-dai proviamo quest’altro’. C’era davvero una voglia incredibile di lavorare insieme, di riprendere non solo i nostri pezzi, ma anche le nostre idee, la conoscenza musicale, e di rimettere tutto in gioco. Noi siamo due belle enciclopedie del rap anni ’90 e viviamo in un momento storico in cui recuperare elementi del passato è una figata: volevamo dimostrare che il nostro mondo non è mai finito”.

Sono le canzoni a fare la differenza. “In tanti, in questi anni, ci hanno detto: ‘questa canzone fa parte della nostra vita’ – ricorda Tormento - è una sensazione bellissima, ma che non siamo mai riusciti bene a mettere a fuoco. Lo senti dire, ma non lo assapori. Ne abbiamo capito la potenza quando abbiamo visto l’amore e la dedizione con cui Elodie, Elisa, Tiziano Ferro e altri hanno lavorato con noi. Tiziano (che iniziò la carriera come corista nei Sottotono, ndr) si è presentato sul set del video di ‘Solo lei ha quel che voglio’ con un’umiltà pazzesca. Sentire Mahmood cantare ‘Amor de mi vida’ mi ha emozionato e spinto a riprendere il modo di cantare di quegli anni. Poi ripenso anche ai messaggi d’amore e di emozione di Coez: si arriva a un certo punto in cui le canzoni, quelle che rimangono nel tempo, non sono più di chi le ha scritte. Vivono di vita propria”.

Il fuoco della passione

La fiamma che li ha mossi è sempre stata quella della passione. Ma oggi molti artisti alla benzina della creatività sembrano preferire soldi, successo e classifiche.Per noi un certo spirito non è mai cambiato – confida Big Fish - il goal di questo disco non sarà ottenere alcuni risultati, ma l’averlo portato a termine non perché difficile, ma per la gioia stessa di averlo realizzato. Oggi si guarda troppo a quello che potrebbe essere il risultato finale, noi abbiamo agito alla vecchia. Ci siamo detti: diamo il massimo e vediamo come reagirà la gente. Non abbiamo pensato al successo o alle classifiche. E big come Marra, Gué, Fibra e Ferro lo hanno capito, per questo hanno aderito al progetto”. E le nuove generazioni? Lavorare con i giovani fa capire che non sono tutti così in realtà. Ho incontrato Izi e Bresh che stavano partendo per girare l’Italia mossi dalla voglia di fare musica insieme, c’è chi pensa a fare soldi e chi invece è davvero mosso dalla passione”, sottolinea Tormento.

Da “traditori” a pilastri

Oggi sono riconosciuti come dei pilastri del mondo rap, ma vent’anni fa non mancarono duri attacchi, accusati da una parte della scena di essere colpevoli di rompere alcune regole sacre della cultura hip hop sia sul fronte musicale che testuale. “Io sono cresciuto con i Sangue Misto e con artisti e dischi che hanno fatto la storia. È stato un colpo al cuore a un certo punto non essere più accettato nelle jam a cui partecipavi fino all’anno prima, facendo chilometri per andarci – ricorda Tormento - è stato doloroso, ma alla fine anche affascinante perché avevamo delle cape toste, ci divertiva infrangere delle regole non scritte. I nostri miti oltreoceano lo stavano già facendo: penso alla decisione di far suonare i musicisti nelle basi. Per chi si credeva il dio dell’hip hop era inaccettabile, per noi invece era una forma d’espressione non omologante. Se si rimane troppo ancorati a certe regole ci si perde. Guarda quello che sta succedendo con la trap: oggi se non usi quella cassa, quel rullante, se non utilizzi certe parole, non sei parte di quel genere. Queste imposizioni stanno tagliando le gambe a tanti ragazzi. Chi romperà queste barriere, farà più fatica, ma resterà, diventando originale”. Da qui il titolo del disco? “Esatto – sorride Tormento – è il nostro modo di rivendicare uno stile. Cerchiamo di essere ancora originali in un mondo, non solo musicale, in cui sembra essersi persa la voglia di distinguersi”.

Primo Brown

Nel disco spicca “Cronici 2021” con Primo Brown, rapper leggendario scomparso nel 2015, e Fabri Fibra. “È il pezzo più rap che abbiamo inserito – dice Big Fish – c’è poco da dire: Primo Brown, con Torme, era il miglior rapper italiano”. Scritte otto anni fa, le strofe di Primo Brown sembrano figlie dell’oggi. “Erano nate per gioco, per un mixtape ‘Rap nelle mani’ – ricorda Tormento – è stata una grande emozione riprenderle, hanno dato a me e Fibra, nel pezzo, la voglia di superarci. Un regalo per noi, per lui e per il papà che tiene vivo il suo ricordo. È sempre doloroso pensare alla sua morte di 6 anni fa, non sono ancora riuscito ad accettarla”.

Sanremo 2001 e la rivincita di oggi

Nel 2001 i Sottotono parteciparono al Festival di Sanremo tra i “Campioni” presentando il brano “Mezze verità”, oggi rivisitato con Emis Killa, con cui attaccano i falsi amici e i traditori, classificandosi al 14º posto. Durante lo svolgimento della manifestazione il duo è stato accusato di plagio dal programma televisivo “Striscia la notizia” a causa di una presunta somiglianza del brano con “Bye Bye Bye” degli NSYNC e ne è nato un clima di tensione, fra colluttazioni e interviste infuocate, che ha condizionato tutta l’edizione.

“Andare a Sanremo per noi è stato un modo per proporre la nostra musica, proprio come facemmo al Festivalbar o in diverse trasmissioni televisive – ammette Big Fish – non pensavamo che quella partecipazione sarebbe rimasta nel tempo. Al netto di quello che successe, è stata un’esperienza formativa. Poi, sai, io ero dietro, è stato Torme a cantare e a metterci la faccia…(ride, ndr)”. Quel caos è stato la fotografia di un Paese? “Per me sì, fu tutto travisato – conclude Tormento – non era stato capito il nostro modo di proporre musica internazionale in lingua italiana. Tutti i nostri progetti in realtà non sono mai stati compresi. Alcuni miei dischi solisti furono mandati al macero dalle etichette, oggi vengono citati da alcuni cantanti pop importanti. Nel caso di Sanremo nessuno ci pagò i danni, ma le rivincite sono arrivate nel tempo, lasciando delle canzoni amate ancora oggi”.

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