La canzone più suonata in concerto dai Rolling Stones

Un giardiniere, un riff di chitarra indimenticabile, gli Stones e “Jumpin' Jack Flash”

Nella giornata di oggi la canzone “Jumpin' Jack Flash” dei Rolling Stones compie 53 anni. Il brano venne registrato durante le session dell'album “Beggars Banquet”, ma non venne incluso nel disco, uscì quindi unicamente come singolo, avendo "Child of the Moon" quale lato b del 45 giri. Quando venne pubblicato “Beggars Banquet” venne salutato dalla critica e dal pubblico come un ritorno alla vera essenza musicale della band inglese (quella venata di blues e r'n'b), dopo la sbandata verso la psichedelia del precedente “Their Satanic Majesties Request”.

Nel 1995, il frontman delle Pietre Rotolanti Mick Jagger, rivelò al magazine statunitense Rolling Stone che la canzone era nata "da tutto l'acido di Satanic Majesties. Si tratta di avere dei momenti difficili e di uscirne. Solo una metafora per venire fuori da tutte le cose acide." “Jumpin' Jack Flash” ebbe un grande successo tanto da guadagnarsi la prima posizione nella classifica di vendita inglese e la terza piazza in quella americana. Il brano ha un'ottima resa in concerto, è infatti la canzone più suonata dal vivo dai Rolling Stones nella loro infinita storia. Stando ai dati forniti da setlist.fm la band inglese l'ha eseguita ben 1167 volte.

A rendere tributo al brano, tra i molti che si sono cimentati, anche il chitarrista degli Smiths Johnny Marr, che, come viene riportato nel libro di Simon Goddard 'Songs That Saved Your Life: The Art of the Smiths', desiderava che "Bigmouth Strikes Again", brano incluso nel terzo album della band di Manchester “The Queen is Dead” (leggi qui la nostra recensione), fosse l'equivalente degli Smiths di "Jumpin' Jack Flash" dei Rolling Stones: "Volevo qualcosa che fosse una corsa fino in fondo (...) Pensavo che i break di chitarra dovessero essere percussivi, non troppo belli o cordiali."

Il chitarrista degli Stones Keith Richards ha rivelato a Rolling Stone nel 2010 che Jack è una persona reale, tale Jack Dyer che a quel tempo era il suo giardiniere, e ha inoltre spiegato come Dyer abbia ispirato la scrittura della canzone: “Il testo è nato da un'alba grigia a Redlands (la tenuta inglese di Richards, ndr). Io e Mick eravamo stati svegli tutta la notte, fuori pioveva e c'era il rumore di questi stivali del mio giardiniere vicino alla finestra, Jack Dyer. Mick si svegliò e chiese, 'Cos'è?'. Io risposi, 'Oh, quello è Jack. Jack che salta.'"

Aggiunse ancora Keith: “Ho iniziato a lavorare intorno alla frase sulla chitarra, che era in accordatura aperta, cantando 'Jumping Jack'. Mick disse, 'Flash' e all'improvviso avevamo questa frase con un ritmo eccezionale'”. Ancora oggi Richards è assai orgoglioso di quel riff: "Quando ricevi un riff come 'Flash', provi un grande senso di euforia, una gioia malvagia. Riesco a sentire tutta la band che decolla dietro di me ogni volta che suono 'Flash', c'è questo tipo di turbo extra. Salti sul riff e lui ti suona. La levitazione è probabilmente l'analogia più vicina a ciò che provo."

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