Ginevra Nervi, musica elettronica di roccia e anima
Nella musica di Ginevra Nervi, compositrice classe 1994, convivono tante dimensioni. Stratificazioni artistiche di un mondo a più volti. C’è l’onirismo dell’elettronica, ma anche la concretezza delle parole, c’è la forza magica dell’immagine cinematografica e allo stesso tempo il ruvido della roccia della sua terra, sospesa fra tempo e spazio. Ginevra, ligure di Rossiglione, nel verde della Valle Stura in provincia di Genova, porta avanti progetti solisti, lavori come compositrice di colonne sonore (“L'Ultimo Piano”, “Fuoco Sacro” e altri) ed è autrice di brani originali per diverse serie di Netflix, Amazon Prime Video, Rai e Mediaset (“Il Processo”, “Il Cacciatore 2”, “L'ispettore Coliandro”, “Curon”, “Skam 4”). Con il brano “Miles Away” nel film “Non odiare”, interpretato da Alessandro Gassmann e diretto da Mauro Mancini, ha ottenuto una nomination nella categoria “Miglior brano originale” ai prossimi David di Donatello. La canzone la vede collaborare, un’altra volta, con Aldo De Scalzi e Pivio, pluripremiati compositori di colonne sonore.
“La nomination è arrivata in modo del tutto inaspettato – racconta Nervi – quando annunciavano i nomi ero a correre, mai più avrei pensato poi di leggere il mio. Il brano arriva grazie a un’ennesima sinergia con De Scalzi e Pivio che mi hanno cresciuta in questo mondo della cinematografia. Siamo diventati una squadra. Su quel pezzo abbiamo iniziato a lavorare nel 2019, l’impianto armonico e l’arrangiamento erano già stato scritto da loro. Mi hanno mandato la scena e la base musicale, io ho scritto la linea melodica e il testo. A me piace entrare nella storia. Nella scena Gassmann rema, è su una canoa: le parole della canzone, anche se in inglese, sottolineano alcuni elementi chiave. Lui sta parlando con se stesso, ha un conflitto interiore e si sente alla deriva”.
Ginevra, seppur tutta la sua produzione sia legata con un nodo scorsoio, non si limita a scrivere per il cinema. Venerdì 23 aprile uscirà “Klastós”, il suo nuovo ep, che arriva a più di un anno di distanza dal singolo “P!2”, mixato da Maurizio Borgna. È un progetto in cui si rispecchia appieno perché legato alle sue radici, al passato, ma anche al futuro della sua musica. “Klastós” è il nome scientifico delle rocce sedimentarie clastiche. “Sono rocce che hanno 38 milioni di anni e più – continua Nervi – si trovano solo in questa zona, nel parco del Beigua. Rappresentano un cosmo nel quale tutto è strettamente connesso, pur arrivando da epoche diverse. Con la pandemia è come se avessi fatto pace con la mia terra. Mentre tutti non potevano uscire di casa, io ero all’aria aperta, nel verde, senza mascherina, e godevo del tempo che possedevo. Ho capito che, nonostante per anni questa piccola realtà di provincia mi fosse pesata, oggi non posso più farne a meno. Se la togliessi dalla mia vita, toglierei un pezzo di me. “Klastós” sono quelle rocce, ma è anche la vita, le mie esperienze raccontate con parole nuove e genuine rispetto al passato. È una metafora anche più grande, che riguarda l’essere umano. Tutto è accompagnato da un processo di introspezione e sperimentazione nuovo per me”.
E anche qui si viaggia per immagini, per visioni. “Non riesco a separare i due ambiti, quello solista e quello cinematografico – conclude Nervi – sono in difficoltà quando mi definiscono cantante e cantautrice perché opero in un ambiente più fluido, per questo il termine compositrice è quello che mi rispecchia di più. C’è una connessione fra i miei due lati, nonostante siano figli di linee molto diverse: quando scrivo una colonna sonora devo per forza partire da un’immagine, devo adattarmi a quella parte di film, trovare un modo per valorizzarla facendo uscire qualche cosa di nuovo. Mentre nel mio progetto solista sono in qualche modo più libera”.