Massimo Pericolo e il piacere di essere scandalizzati
Nella sua ultima intervista, nel 1975, prima della sua morte, Pier Paolo Pasolini in merito al suo film “Salò o le venti giornate di Sodoma” disse: “Io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere. Chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, è il cosiddetto moralista”. Quella pellicola, ancora oggi, è uno dei più oscuri e graffianti attacchi ai valori che reggono la società contemporanea capitalista. Pasolini, attraverso immagini estreme, mostra la violenza e l’anarchia del potere. L’arte a volte ha questa capacità: può fare male, può ferire, cercando di scuotere le coscienze.
“Bugie”, il nuovo singolo di Massimo Pericolo, proprio come altre canzoni del rapper di Brebbia, è un pugno nello stomaco. Più che andare a caccia di una reazione da parte dell’ascoltatore, è un flusso di parole prive di gabbie, una cronaca disillusa con alcuni picchi di nichilismo: “Preferisco chi si impicca a chi riscatta un fallimento facendosi una famiglia. Non lo vedi che tuo figlio è diverso da te?”, rappa Pericolo su un tappeto sonoro di Phra Crookers che è più simile a un fiume di lava sotterraneo . Sembra che stia per esplodere, ma non è così, mantiene sempre lo stesso calore e la stessa intensità. “Mi piace un sacco bere, e a volte bevo un sacco. Mio padre neanche beve, alza la voce a cazzo. Non sopporto questi padri amareggiati e tristi. Senza virtù si fanno figli con i vizi”, continua con frustrazione.
Sono parole quasi biascicate, rotte come vetri di una bottiglia. Il brano esce a due anni da “Scialla semper”, il suo album di debutto, in cui è contenuto “7 Miliardi”: un pezzo torbido, arrabbiato e allo stesso tempo magnetico, accompagnato da un video in cui l’artista strappa la tessera elettorale, bestemmia e allo stesso tempo rivendica una “vita decente” per chi sembra avere un futuro segnato. Una fotografia nitida e realista di una provincia meccanica che, davanti al deserto di possibilità, può spingere i suoi figli verso l’illegalità, come è successo a Pericolo, incarcerato a seguito di un’operazione antidroga chiamata con lo stesso nome con cui poi l’artista ha intitolato il suo primo progetto discografico. È la dimensione live di “7 Miliardi” a impressionare: un testo che fa bollire il sangue e una musica così conturbante spingono il pubblico a saltare, a pogare, quasi fosse l’esorcismo dei sogni infranti.
Il percorso di Alessandro Vanetti, questo il suo vero nome, classe 1992, è sempre stato in crescita e multiforme: pezzi come “Amici”, “Sabbie mobili”, "Appartengo - Il sangue" con Marracash, “La Story infinita” con Tedua, e “L'ultima volta” con Emis Killa e Jake La Furia, sono alcuni esempi. Anche in “Moonlight popolare”, pezzo realizzato con Mahmood, tocca le corde giuste, fondendosi con la voce del vincitore di Sanremo in modo convincente. Solo “Beretta”, il singolo che ha preceduto “Bugie”, è il brano messo meno a fuoco, ma comunque interessante per capire l’universo di Massimo Pericolo. Il suo stile è crudo e non ricerca compromessi: sembra un dialogo fra i personaggi ai margini di un romanzo di Irvine Welsh in cui si mischiano cultura di strada, rifiuto di Dio e dell’ordine, amori tossici e sofferti, sesso, droga, voglia di riscatto e fame di domani. Nei romanzi di Welsh a fare da scenario è la subcultura skin e hooligans della periferia scozzese, nelle canzoni del rapper di Brebbia invece c’è la provincia dei truzzi in tuta, cresciuti non certo con il punk, ma con Gigi D’Agostino nelle orecchie.
C’era chi pensava che il “fenomeno rude” di Pericolo, toccando sempre gli stessi argomenti, si sarebbe esaurito in fretta: “Bugie” sembra arrivare per smentire quelle voci. “È tutto così realistico tranne la realtà. Non domandarmi come va, guarda Instagram”, rappa proprio all’inizio. È un terribile quanto necessario manifesto della contemporaneità che mette sotto accusa un mondo che non sa riconoscere la verità, sempre più spessa avvolta nella carta della bugia. “Con le bugie che ci inventiamo quanto andremo lontano da ciò che siamo veramente”, dice nel ritornello. Massimo Pericolo può scandalizzare, generando piacere come un film pulp e allo stesso tempo, però, inquietudine. Quella che si prova quando ci si specchia nelle proprie miserie.