U2, "The Joshua Tree": "Where the streets have no name"
Voglio correre
Voglio nascondermi
Voglio abbattere i muri che mi imprigionano
Voglio protendermi e toccare la fiamma
Dove le strade non hanno nome
Voglio sentire la luce del sole sul mio viso
Voglio veder scomparire le nubi di polvere
E ripararmi dalla pioggia avvelenata
Grazie a Amnesty International, Bono e sua moglie Ali visitano l’Etiopia; qui vivono i disagi e i terrori di una terra martoriata. Una sera, parlando con la sua amata, Bono riflette sulla sua città, Dublino, dove, in base a dove sia collocata una via, praticamente si riesce a capire lo stato sociale di una famiglia e l’appartenenza religiosa. Il discorso dei quartieri e dei sobborghi può essere esteso a tutte le città del mondo, e in questo contesto le strade descrivono un individuo. "Where the Streets Have No Name" è un inno all’uguaglianza, con una delle intro più belle mai realizzate. Tastiere e un giro di chitarra che sono pura magia, un sogno a occhi aperti.
Dove le strade non hanno nome
Le stiamo costruendo
L’amore sta bruciando e io devo andare lì
Ci andrò con te
È tutto quello che posso fare
Musica e testo richiamano un senso di libertà incredibile, un esodo da territori in conflitto, tempestati dalle bombe e divorati dal male. La terra promessa arriverà per tutti, lì dove le strade non hanno nome.
La città è sotto al diluvio
Il nostro amore diventa ruggine
Siamo sbattuti e sospinti dal vento
Come granelli di polvere
Ti mostrerò un luogo speciale
Sulla vallata deserta
Dove le strade non hanno nome
Ho scalato le più alte montagne
ho corso per i campi solo per stare con te
Ho strisciato e scalato le mura di questa città
Solo per stare con te
Il testo di questo articolo è tratto da "Il fuoco indimenticabile - 40 anni di U2: gli album, le canzoni, la storia", di Andrea Cerasi, (C) 2020 Lit Edizioni s.a.s. Per gentile concessione.
