Morgan su David Bowie: "Era un futurista capace di vedere lontano"

Il cantante, in un'intervista, ricorda l'artista a cinque anni dalla sua scomparsa: "Con Bowie non c'è lo stesso approccio di massa come con Jim Morrison o Freddie Mercury".
Morgan su David Bowie: "Era un futurista capace di vedere lontano"

"Se devo dire la verità la scomparsa di Bowie ancora non l’ho metabolizzata, non ho ancora elaborato il lutto". Inizia cos' l'intervista che Morgan ha rilasciato a Repubblica, uscita oggi sulle pagine di quotidiano. Morgan è sempre stato un grande fan di Bowie (al quale Rockol dedicherà uno speciale nella giornata del 10 gennaio, domani) A cinque anni dalla morte di Bowie, scomparso il 10 gennaio 2016, Morgan ancora non riesce a rendersene conto: "Non ci si può rendere conto dell’impensabile.

È come per Carmelo Bene, che diceva di essere un artista postumo, hanno talmente rappresentato la loro morte, che nel momento in cui accade non sembra che siano morti. Nella cruda realtà la sua mancanza è di estrema gravità, era un maestro e questo tipo di assenze sono incolmabili. .Era un futurista capace di vedere lontano, curioso, inventivo. Ogni opera era un esperimento, in ogni disco inventava qualcosa, anche a costo di sbagliare. Tant’è che nella sua carriera ha toppato un sacco di volte, ma ne andava fiero, sbagliava ed era contento".

E, sempre nell'intervista di Repubblica, continua: "Non c’è lo stesso approccio di massa come con Jim Morrison o Freddie Mercury. Resta una figura algida, distante.

La sua devianza, l’obliquità, lo straniamento che si prova ascoltando le sue canzoni, con accordi strani, sonorità spinte, testi difficili da capire, lo hanno sempre tenuto lontano dalle folle e dai primi posti nelle classifiche». La sua non era, comunque, musica pop? «Sì, ma era straniante all’ascolto, per cui la parola “orecchiabile” non può essere usata. Mentre da noi, in Italia, è una parolaccia che resta concessa. Che categoria rappresenta? Il fatto che lo devo ricordare? Orecchiabile significa banale, una cosa già sentita, brutta, che non ha peso. Quando una musica non è orecchiabile invece è nuova, rivoluziona la nostra conoscenza, ci destabilizza ma ci fa progredire, allarga le visioni e ci fa crescere. La musica orecchiabile è una bastonata in testa, un rincoglionimento. L’Italia è la patria dell’orecchiabile, i discografici lavorano solo con chi fa qualcosa di già sentito.". .

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