Il 'piano solo' di Nyman: 'Prendo spunto da Einaudi, ma preferisco Paolo Conte

Ludovico Einaudi sul palco del Barbican di Londra, il pubblico assorto in assoluto silenzio a cogliere ogni minima sfumatura del suo pianoforte solitario. E in platea Michael Nyman, uno degli ispiratori del musicista milanese, che comincia a pensare di potersi cimentare in qualcosa di simile. Nasce (anche) così “The piano sings”, il disco di pianoforte solo con cui il sessantunenne compositore inglese inaugura l’etichetta discografica di sua proprietà, MN Records (vedi News). “Ero affascinato dal modo in cui Ludovico riusciva a incantare la gente. Ma poi”, aggiunge senza falsa modestia, “ho pensato che io ero in grado di scrivere musica migliore e più duratura della sua, e che anzi lo avevo già fatto. So di averlo ispirato, e con questo disco in un certo senso gli rendo omaggio. E’ come un dialogo a distanza, tra di noi”.
I quindici temi strumentali (più una “reprise”) che compongono la raccolta sono tutti di origine cinematografica, e della più varia: pellicole drammatiche (“La fine di una storia” di Neil Jordan, il celebrato “Lezioni di piano” di Jane Campion) e di fantascienza (“Gattaca” di Andrew Niccol), commedie (“Wonderland” di Michael Winterbottom) e film muti (il celebre “Uomo con la macchina da presa” del russo Dziga Vertov, 1929), persino una oscura rivisitazione giapponese del “Diario di Anna Frank”. Eppure, racconta l’autore affondato nella poltrona di un lussuoso hotel milanese, “The piano sings” non è nato con le intenzioni di ripercorrere la sua abbondante produzione di “musica per immagini”. “No, l’idea originale era semplicemente quella di confezionare un album pianistico di musiche liriche, melodiche, dal passo lento. Solo dopo aver completato le registrazioni e aver assemblato il disco mi hanno fatto notare che tutto il repertorio era di origine cinematografica e proveniva dallo stesso periodo di tempo, 1993-2003. Forse perché mi sono subito sentito portato a reinterpretare le composizioni che mi erano più care e familiari: ‘Lezioni di piano’, ovviamente, ‘Wonderland’ o ‘The departure’ da ‘Gattaca’, che personalmente considero uno dei pezzi più commoventi che abbia mai scritto. Suonare il pianoforte è un’esperienza molto tattile, e quando scivoli nel feeling giusto diventa un enorme piacere fisico ed emotivo. Si trattava di tornare all’origine della mia musica, avendo me stesso come unico esecutore e ascoltatore, e non è stato per niente facile. Il mio ingegnere del suono Declan Colgan e il mio produttore Austin Ince mi hanno convinto a prenotare la sala di registrazione (ai Whitfield Street Studios di Londra) per tre giorni e di questo li devo proprio ringraziare. Io ero convinto che bastassero tre ore, in fondo queste sono musiche che suono regolarmente in concerto. Invece ho dovuto impegnarmi giorno e notte e ne sono uscito esausto. Ho dovuto fare delle scelte niente affatto scontate in termini di esecuzione, ci ho messo parecchio tempo a trovare il ‘groove’ che volevo imprimere al disco. E non avevo mai suonato quello strumento, un vecchio pianoforte a coda Fazioli, da solo. Ho dovuto adattare il mio stile, il modo di articolare il fraseggio alla sua meccanica particolare. Suona tutto spontaneo, diretto e naturale come se mi fossi seduto al pianoforte di notte a casa mia, invece è stata la registrazione più faticosa che abbia mai fatto. Ma sono felice che questi sforzi non si percepiscano all’ascolto finale”. Il disco si apre e chiude con lo stesso pezzo, un frammento da “Diary of love” (“La fine di una storia”, adattamento di un romanzo di Graham Greene con Julianne Moore e Ralph Fiennes) quasi a suggerire un ciclo di canzoni…Ma Nyman assicura che non è così: “Quella è un’idea di Colgan. Ho acconsentito perché si tratta del pezzo forse più emozionante di tutti, il più semplice ma anche ricco armonicamente, con quella struttura essenzialmente a otto battute. Quando scrissi la colonna sonora Neil Jordan mi chiese una musica un po’ dark, che esprimesse quel senso di colpa cattolico che rappresenta il tema centrale del film. La prima stesura era proprio così, ma poi ho fatto notare al regista che questa era anche una storia d’amore e che in quella musica ci doveva essere anche emozione, sensualità e passione. Dopo la prima a Los Angeles mi ha dato ragione”.
“The piano sings”, forse sorprendentemente, non include invece nessuna delle celebri collaborazioni con Peter Greenaway: “Perché quelle musiche sono meno melodiche, ritmicamente più nervose. C’è del lirismo in ‘Giochi nell’acqua’ e un po’ anche ne ‘L’ultima tempesta’, ma da allora è passato del tempo e il mio stile è diventato meno aggressivo. Scegliere i pezzi dell’album e metterli in sequenza è stato quasi come affrontare una composizione ex novo. Tutti i brani, a dispetto della loro diversità strutturale, sono caratterizzati dalla medesima intensità e dalla stessa attenzione all’aspetto melodico”. E tutti, sottolinea Nyman nelle note di copertina, sono nati al pianoforte anche se lo spunto creativo è stato spesso differente. “Con ‘Lezioni di piano’ ho dovuto partire semplicemente dalla sceneggiatura, senza alcuna immagine a cui fare riferimento. In quel caso ho dovuto fare un grosso sforzo di immaginazione e non mi era mai successo prima: quella musica tenebrosa mi è venuta fuori così per pura coincidenza, anzi mi è arrivata da qualche posto sconosciuto su cui sentivo di non avere alcun tipo di controllo. Per me la cosa più importante è discutere a lungo con il regista perché nessuno meglio di lui conosce il significato intimo del film. Resta forte lo stesso il rischio di fraintendimenti perché la musica è qualcosa che non si può spiegare, e questo confronto può essere anche estremamente frustrante, oltre che molto noioso. Ovviamente sono contento soprattutto quando mi permettono di essere Michael Nyman: è successo in ‘Wonderland’, per esempio, un lavoro molto spontaneo che non ha subìto quasi nessun ritocco da parte del regista”.
Anche Nanni Moretti si è fatto affascinare dalle musiche dell’inglese, scegliendo un suo brano (“Water dances”) per una delle sequenze più suggestive e inquietanti del suo “La stanza del figlio”: “Ma io non l’ho saputo finché non sono andato a vedere il film, anche se un paio di anni prima avevamo parlato di fare qualcosa insieme. Mi sono commosso. Quando gli ho chiesto perché in quella scena il protagonista continua a riascoltare il pezzo una volta dietro l’altra mi ha risposto che quella musica secondo lui contiene un elemento di bellezza difficile da carpire, come il volo di una farfalla. Mi sono sentito molto lusingato”. Nyman ha una conoscenza piuttosto ampia del mondo artistico italiano. Anche in campo pop, e oltre che di Franco Battiato (che lo ha voluto recentemente al suo festival “Il violino e la selce”), l’inglese si dichiara un grande fan di Paolo Conte: “L’ho visto due settimane per la prima volta dal vivo, a Londra. Io impazzisco letteralmente per una sua canzone, ‘Max’, e il modo in cui arrangia dal vivo i ritmi me lo ha fatto sentire molto vicino. Non voglio dire che abbia preso direttamente ispirazione, ma certo riconosco delle similitudini tra noi, nel modo in cui lavoriamo sull’armonia e sulla melodia”. Ancora più singolare la sintonia e l’amicizia che lo legano a Damon Albarn, l’uomo dei Blur e dei Gorillaz con cui ha lavorato ad un’altra colonna sonora, “L’insaziabile” di Antonia Bird. “Quando l’ho incontrato la prima volta non sapevo niente di lui, non mi interessava nulla dei Blur e della loro presunta rivalità con gli Oasis montata dalla stampa. Ho scoperto una persona acuta e sorprendente, ricordo che la prima conversazione con lui è stata così stimolante da ispirarmi a scrivere subito un pezzo. Quando ha ricevuto l’incarico per il film della Bird mi ha chiamato lui per chiedermi aiuto sulle parti orchestrali e nella scrittura. Ma ha portato anche molte idee e mi ha dato suggerimenti utili. Tra i giovani compositori attuali, secondo me, nessuno ha il suo talento: e per compositori intendo musicisti di qualunque area musicale. Mi piace la sua onestà, la sua curiosità verso le altre culture e il modo in cui usa la popolarità e il suo potere di influenza per ottenere ciò che desidera senza badare solo a ricchezza e successo. Siamo molto amici, mi sento per lui un po’ come un secondo padre e siamo pure nati lo stesso giorno, il 23 di marzo: prima o poi arriverà il momento di fare un album insieme”. Intanto però premono gli altri progetti della MN Records: “Da qui a ottobre pubblicheremo sei dischi, e finanziariamente potrebbe anche rivelarsi una specie di incubo… C’è la colonna sonora di ‘The libertine’, il nuovo film con Johnny Depp che andrà al prossimo festival di Venezia. C’è la mia opera ‘Man & boy: dada’…E poi ho intenzione di riregistrare ‘I giardini di Compton House’ e altre cose fatte con Greenaway. E anche ‘Lezioni di piano’. Continuano a darlo in Tv e a usarlo negli spot pubblicitari, perché devo lasciare i soldi alla Virgin?".
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.