Campos: una versione "domestica" della loro "Mano" per Rockol

La formazione nata dalla collaborazione tra Simone Bettin (già co-fondatore dei Criminal Jokers, l'ex gruppo di Motta) e il musicista e producer Davide Barbafiera, ai quali si aggiunge il bassista Tommaso Tanzini, suona uno dei brani dell'album "Latlong".
Campos: una versione "domestica" della loro "Mano" per Rockol

I Campos sono la band nata dalla collaborazione tra Simone Bettin (già co-fondatore dei Criminal Jokers, la band che lanciò Motta prima che il cantautore toscano decidesse di intraprendere la carriera solista - l'album d'esordio, "This Was Supposed to Be the Future", fu prodotto da Andrea Appino degli Zen Circus) e il musicista e producer Davide Barbafiera, ai quali si aggiunge il bassistaTommaso Tanzin. Il gruppo ha spedito nei negozi lo scorso 27 novembre l'album "Latlong":  11 brani in cui sonorità acustiche e innesti elettronici danno vita a un’ambientazione singolare, frutto di unlavoro di produzione ricco e accurato. Ne risulta un’atmosfera di suoni e colori ben definiti, ma che lasciano spazio a un universo poetico e immaginativo tutto da scoprire.

A due anni di distanza da “Umani, vento e piante”, il trio pisano conferma la scelta della lingua italiana per il nuovo album, pur mantenendo quel sound dal respiro internazionale che rimane elemento distintivo del lavoro della band fin dall’esordio discografico in lingua inglese con “Viva” (2017). Abbiamo chiesto al gruppo di suonare una versione "domestica" di uno dei brani inclusi nell'album: ecco, qui sotto, la performance sulle note di "Mano".

A proposito dell'album, i Campos raccontano:

I nomi vengono sempre dopo i pezzi. Si registra un provino e gli diamo il primo nome che ci viene in mente, fiduciosi che non sia troppo a caso. “Latlong”era il nome di un brano: avevamo solo accostato le abbreviazioni di latitudine e longitudine e il nuovo nome suonava come una parola di una lingua sconosciuta. Ora possiamo dire che “Latlong” sta per latitudine e longitudine, che è un modo per dire “mondo, per dire “specie”, per dire “noi”. Non è del tutto vero, ma va bene. Le cose a volte vanno così: scrivi un appunto su un foglio, ti viene sonno, appoggi la testa sul tavolo, apri gli occhi, rileggi e ti ritrovi ad aver coniato una parola nuova. Il disco si è ispirato a storie di esploratori del passato, di aereonauti e di vulcanologi. Ma ne è rimasto ben poco. Non cisono racconti: forse ci siamo avvicinati troppo e le figure hanno perso i loro contorni precisi. È rimasta la meccanica delle sensazioni. E tanta acqua. Ecco, sì: acqua. Il disco fa acqua da tutte le parti.

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