Fabio Campedelli: un autore italiano in America

Intervista con un giovane creatore di canzoni e produttore che si sta facendo strada negli USA
Fabio Campedelli: un autore italiano in America

Autore dal 2009 al 2020 in esclusiva con Warner Chappell Italy, in Italia Fabio Campedelli ha scritto per Guè Pequeno, Alessandra Amoroso, Annalisa Scarrone, Chiara Galiazzo, Roshelle, Marco Masini e altri. Il primo riconoscimento gli è arrivato nel 2010 con il disco di platino per la canzone “La Mia Storia Con Te” di Alessandra Amoroso; a seguire un disco d’oro per la canzone “Vincerò” di Annalisa Scarrone (2015) e nel 2017 il disco di platino con il brano “What U Do To Me” di Roshelle (finalista a xFactor 2016).
Recentemente (2020) ha scritto il brano “Prendere o Lasciare” per il rapper emergente Nashley e il brano “Saigon” per Guè Pequeno. "Saigon" è stato il primo singolo estratto dall’album “Mr.Fini”, certificato disco di Platino.
Dal 2018 Campedelli, grazie all’incontro con il manager musicale Gianluca Pizzorno, si è inserito nel mercato musicale americano scrivendo e collaborando con artisti emergenti come Alexis Ashley (per la quale ha scritto i brani “July” e “You”), il cantante inglese IAGO e altri.
Dal 2020 ha iniziato la collaborazione come autore per il publisher nord europeo Mantik Music.


Rockol ha intervistato Fabio Campedelli - ecco le sue risposte.


Come ti sei avvicinato alla musica?

La passione per la musica è nata fin da piccolo; ho iniziato a studiare batteria a 10 anni e a 12 mi sono iscritto al Conservatorio di Verona “Dall’Abaco” al corso di Percussioni con il Maestro Saverio Tasca.
Con i compagni della scuola di musica ho creato un gruppo musicale che è durato per più di 10 anni; all’inizio ero il batterista, poi ho preso il ruolo di batterista/cantante (cosa molto inusuale per una band di ragazzini) e poi, negli ultimi anni di attività del gruppo sono stato il frontman/cantante.
Con alcuni dei miei compagni di band suono tuttora, e con tutti è rimasta una grande amicizia.
Durante il periodo del conservatorio (dai 12 ai 20 anni) ho iniziato a studiare anche il pianoforte, e a 16 anni ho scritto la mia prima canzone. 


Te la ricordi, è mai stata incisa?

L'ho scritta come pianoforte e voce, e registrata su un registratore per CD al quale avevo collegato pianoforte e microfono.
Il titolo era “Mia piccola stella”, ed era una dedica alla mia prima ragazza; ero un fan sfegatato di Cesare Cremonini e nella mia canzone si sente chiaramente l’ispirazione della ballad “Niente di più” dei Lunapop. Ho ancora quella canzone incisa in un CD assieme a molte altre scritte in quel periodo; tengo anche un raccoglitore con tutti i testi scritti a mano, e ogni tanto lo riapro volentieri per ricordare come tutto è iniziato.


Come sei riuscito a firmare con Warner Chappell? 

Ho firmato con Warner Chappell grazie ad un concorso musicale, il “Festival di Ghedi” (Brescia).  Nel 2007 avevo partecipato al festival come cantante portando la canzone “Io vorrei, non vorrei ma se vuoi” di Lucio Battisti (una mia grande influenza musicale) ma è stato nel 2009 che ho ri-partecipato come cantautore portando una mia canzone originale dal titolo “Voliamo via”. Grazie a quella canzone, e alla possibilità di esibirmi di fronte ad una giuria professionale, ho vinto un anno di contratto come autore con Warner Chappell. Marco Ragusa è stato l’editore che mi ha scoperto/firmato; abbiamo lavorato insieme in Warner per molti anni e a lui devo molto.


La tua prima canzone pubblicata su disco com'è nata e qual è stata?

Due mesi dopo aver firmato il contratto con Warner ho partecipato al mio primo Writing Camp, dove ho conosciuto tantissimi altri autori, molto più esperti e navigati di me.
Tra questi c’era Saverio Grandi (autore per grandissimi nomi come Vasco Rossi, Laura Pausini, Raf e molti altri) e l’ultimo giorno di camp ci siamo messi a scrivere una canzone, lui al piano e io alla voce, inventando la melodia. La scrittura con Saverio è stata molto naturale, istintiva. In pochi minuti abbiamo registrato musica e melodia: ci mancava il testo.
Come ho già detto, al camp c’erano grandissimi autori, e Saverio ha pensato di estendere il lavoro della canzone ad altri autori per la parte del testo, così anche Marco Ciappelli e Luca Angelosanti hanno preso parte alla scrittura.
La sera stessa avevo già una bozza del testo, e ricordo che mentre lo leggevo potevo già cantarlo per come fedelmente e musicalmente il testo rispettava la metrica della melodia. Alla fine abbiamo registrato un demo, ed è nata così “La mia storia con te”.
Dopo 2-3 mesi dal camp ho ricevuto una chiamata da Saverio Grandi che mi ha comunicato che il brano è stato scelto da Alessandra Amoroso e che sarebbe stato anche il primo singolo del suo nuovo album. 
Non potevo crederci… tutto mi sembrava così surreale, passare dallo scrivere canzoni in camera al pianoforte a sentire una mia canzone cantata da un’artista così importante come Alessandra, sentirla alla radio, nei centri commerciali… è stata davvero una grande emozione che non scorderò mai.


Quando hai cominciato a pensare che fare l'autore potesse essere una professione vera e propria?

Ho iniziato a credere davvero nelle mie capacità musicali e nella possibilità di vivere facendo l’autore grazie al contratto con Warner. Lavorare con professionisti del settore mi ha fatto conoscere le varie sfaccettature dell’industria musicale e mi ha dato la possibilità di vedere anche l’aspetto economico del lavorare con la musica. Non è mai stato facile, ma è possibile.


Qual è l'artista italiano al quale non sei ancora riuscito a affidare una canzone, e che vorresti ne cantasse una tua? 

Sicuramente Cesare Cremonini o Tiziano Ferro, che però sono entrambi cantautori - e secondo me bravissimi.


Racconta qualcosa su come è nata "Saigon".

"Saigon" è nata a Los Angeles, dalla collaborazione con Pietro dei ‘2nd Roof’; se non sbaglio è stata una delle prime cose che abbiamo fatto insieme. Ci siamo trovati nel mio studio e lui mi ha detto che stava cercando brani da proporre a Guè Pequeno; mi ha fatto sentire dei beats e ho scritto alcune melodie, anche lavorando al testo. A Guè è piaciuta la mia idea e l’ha sviluppata raccontando una storia d’amore ambientata a Saigon. L’ho trovata molto particolare, sicuramente molto cinematografica, ed è una cosa che mi piace, nelle canzoni.
Non ero abituato a lavorare con i rapper, ma grazie alla collaborazione con i 2nd Roof ho potuto vedere quanto sono facili e veloci la comunicazione e lo scambio di idee nell’ambiente rap, ci sono una condivisione di idee e una velocità di creazione che sicuramente mi affascinano.


Tu sei un autore piuttosto affermato, e conosciuto nell'ambiente, ma non sei un nome popolare presso il pubblico. A questo livello di carriera, si guadagna abbastanza per vivere decentemente o si fatica?

Durante tutta la mia carriera, iniziata professionalmente nel 2009, non posso dire di aver mai guadagnato grandi cifre, ma ho sempre visto la possibilità di poterlo fare. 
Forse sì, i mesi seguenti all’uscita del brano di Alessandra Amoroso sono stati i più rosei, ma in generale il lavoro dell’autore è molto rischioso e implica molti sacrifici e tanto investimento di energie, tempo e dedizione.
Si può guadagnare decentemente se si mettono insieme tante cose, come ad esempio un contratto con un editore (che di per sé non basterebbe comunque), dei buoni piazzamenti (di brani che però devono andare in radio, altrimenti gli streaming di Spotify non bastano) e magari se sei anche produttore e puoi fare arrangiamenti ti fai pagare per le produzioni (se sei davvero un bravo produttore quello potrebbe bastare).
Io sto cercando di bilanciare la mia attività musicale tra tutte queste cose… e ci sono sempre alti e bassi.


In Italia, in generale, la figura dell'autore di canzoni è piuttosto poco considerata dai media, raramente i nomi degli autori figurano nei comunicati stampa, quasi mai vengono annunciati in TV. 

È vero, in Italia non c’è molta considerazione per gli autori per di molti altri addetti ai lavori nel settore musicale; i crediti vengono spesso omessi.
Sarebbe sufficiente essere citati nelle tracklist ufficiali. Nei libretti del CD sono ancora riportati tutti i crediti, Spotify ha aggiunto la sezione crediti per i gli autori, i produttori e gli editori, ora sta anche creando delle pagine dedicate specificatamente agli autori per far conoscere anche il loro lavoro e mettere in luce la loro carriera.
Credo che con la digitalizzazione tutto sarà catalogato in modo più facile e quindi diventerà automatico reperire tutti i crediti legati ai progetti musicali. Per quanto riguarda il fatto di essere citati nei comunicati stampa e in Tv, capisco che sia più semplice vendere una canzone come “la canzone di Giovanni” anche se Giovanni è solo il cantante e non l’autore del brano, non mi dà fastidio il fatto di non essere citato, ma ci tengo che con un po’ di ricerca si possano trovare i crediti, e credo che si stia andando nella giusta direzione.


Come è iniziata la tua esperienza americana? 

L’esperienza in America è nata dopo molti viaggi fatti tra l’Italia, Miami e Los Angeles. Sono sempre stato attratto dall’idea di poter scrivere in inglese, e il pop americano è secondo me la quintessenza del pop.
Durante i viaggi in America ho conosciuto molti autori e produttori, ho collaborato con loro a distanza, e nel 2017, durante un periodo durato quasi due mesi trascorso a Los Angeles, ho conosciuto Gianluca Pizzorno, manager musicale. 
Grazie a lui ho avuto la possibilità di chiedere un visto artistico (tecnicamente chiamato O1) e nel 2018 mi sono trasferito a L.A., iniziando così un nuovo capitolo della mia vita, non solo musicale. 
Il primo anno non è stato facile perchè ho dovuto confrontarmi non solo con la lingua inglese ma anche con la cultura americana, il modo di pensare e di vivere degli americani, capire il ritmo e lo stile di vita della città (Los Angeles è un enorme recipiente per artisti e persone da tutto il mondo).
Ovviamente l’integrazione nella società americana richiede tempo, è sempre un processo in divenire.


Quali sono le differenze più significative fra come lavora e viene considerato un autore negli States, rispetto a qui in Italia?

Il metodo di lavoro di un autore americano non è molto diverso rispetto all’approccio e al processo creativo degli autori in Italia. 
Si parte sempre da un’idea melodica, o di testo, o da una traccia strumentale creata dal produttore. 
Quello che ho notato di diverso sono la velocità e la facilità con cui in America si scrivono canzoni. Il processo creativo è molto meno “cervellotico”, passa attraverso molti meno filtri di giudizio, e questo rende la creazione della canzone molto più veloce.
Diciamo che si punta molto sulla quantità, e grazie al lavoro costante e abbondante si arriva poi ad affinare la tecnica e ad eccellere più velocemente; questo richiede però un sacrificio a livello di tempo ed energie.
Inoltre per gli americani la divisione dei ruoli è fondamentale: in una session di scrittura ci sono sempre un produttore, un autore di melodie/testi e l’artista, e nel caso in cui non ci sia l’artista deve sempre esserci una divisione chiara delle competenze all’interno della session; e questo aiuta ad ottimizzare il lavoro.
Per quanto riguarda la considerazione dell’autore in America, beh… in America la musica è considerata un’industria, e di conseguenza l’autore ha un peso importante. In Italia la musica viene considerata… un intrattenimento, qualcosa da ascoltare, cantare e ballare, non è vista come una fonte di lavoro e di guadagno.

La tendenza per la quale spesso le canzoni hanno tre, quattro, cinque autori, ognuno dei quali ne ha composto o curato una parte o un aspetto è destinata a durare? Ci sarà ancora posto per l'autore "solista"?

Voglio sperare che ci sarà sempre posto per l’autore solista, i cantautori sono coloro che trasmettono al 100% le loro emozioni, con il loro personale linguaggio.
D’altra parte le collaborazioni sono sempre più frequenti e sempre più facili da realizzare, specialmente in questa epoca in cui, anche come conseguenza della pandemia, si sono sviluppati sistemi di lavoro e di collaborazioni a distanza che prima si facevano con meno attenzione e meno frequenza. 
Ora trovarsi a scrivere una canzone in videochiamata è una cosa normalissima, e probabilmente sarà il futuro della collaborazioni; si stanno già aprendo grandi possibilità internazionali senza dover viaggiare e andare dall’altra parte del mondo come ho fatto io.


Con chi hai lavorato finora negli USA, e cosa ti aspetti per l futuro?

Finora negli States ho lavorato con diversi artisti, soprattutto emergenti. Ho collaborato con la cantante NStasia e scritto per IAGO, Alexis Ashley e molti altri giovani che si stanno facendo strada. 
Amo tenere le porte aperte a nuove collaborazioni; oggi più che mai nel mercato discografico il lavoro di squadra è fondamentale, e la sinergia creata con produttori come i 2nd Roof, Dom Capuano e altri ne è la prova.
Nei prossimi mesi usciranno mie nuove canzoni scritte con talenti emergenti come Tyrer (Inghilterra) e ASHA (Spagna), oltre ad artisti più affermati; di queste pero non posso anticipare nulla finché non saranno confermate.


Se avrai successo negli USA pensi di stabilirti definitivamente là?

Ho deciso di iniziare questa esperienza negli Stati Uniti per crescere a livello personale e con la mia carriera da songwriter, se troverò il successo sicuramente cercherò di restare il più tempo possibile, al momento non riesco a prendere decisioni così importanti. 


 

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