Michael Jackson e i presunti abusi: uno degli accusatori perde la causa

Un nuovo capitolo nella storia del controverso documentario che ha gettato altro fango sul compianto Re del Pop.
Michael Jackson e i presunti abusi: uno degli accusatori perde la causa

L'anno scorso finì sotto i riflettori per il documentario "Leaving Neverland", di cui era uno dei due protagonisti (l'altro era Wade Robson), nel quale raccontò i presunti abusi subiti da Michael Jackson a Neverland quando era appena un bambino (conobbe Jackson sul set di uno spot per la Pepsi-Cola, nel quale compariva per un piccolo cameo), fissando su pellicola le accuse mosse nei confronti del compianto Re del Pop nel 2014. All'epoca intentò una causa contro gli eredi del cantante, chiedendo un risarcimento per i danni subiti in passato: la richiesta fu però rigettata dai giudici perché non presentata nei tempi utili, ossia subito dopo la morte di Jacko, avvenuta cinque anni prima. Decise così di fare nuovamente causa, stavolta a due società legate a Michael Jackson, la MJJ Productions e la MJJ Ventures, accusate di aver "favorito" le presunte violenze della popstar, chiedendo un risarcimento danni. James Safechuck, però, che all'epoca dei presunti abusi aveva dieci anni e oggi ne ha 42, si è visto nuovamente respingere la sua richiesta e ha lasciato il tribunale a mani vuote.

Il giudice della Corte Suprema di Los Angeles, Mark Young, nella sentenza pronunciata ieri, mercoledì 21 ottobre, ha stabilito che né la MJJ Productions né la MJJ Ventures avevano un obbligo di diligenza nei suoi confronti e di conseguenza nessuna delle due società può essere ritenuta responsabile dei presunti abusi.

In seguito alla messa in onda di "Leaving Neverland", realizzato dal regista britannico Dan Reed e trasmesso per la prima volta negli Usa dalla rete televisiva HBO in due parti il 3 e 4 marzo 2019, lo staff legale della fondazione intitolata a Michael Jackson ha deciso di fare causa al network: i contenuti del documentario violerebbero un accordo di "non diffamazione" stretto tra lo stesso artista e la HBO nel 1992, nel quadro più ampio stipulato per la concessione del materiale audio e video al network di una data (quella di Budapest) del "Dangerous tour".

Il team legale della HBO ha presentato un'istanza di estinzione per chiedere la fine del procedimento nei confronti di "Leaving Neverland", ma un giudice del tribunale di Los Angeles nel settembre dello scorso anno l'ha rigettata.

Safechuck, in seguito alla sentenza del giudice della Corte Suprema di Los Angeles, ha fatto sapere che presenterà appello contro la stessa.

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