Third Ear Band: guida all'ascolto di "Third Ear Band"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Third Ear Band: guida all'ascolto di "Third Ear Band"

THIRD EAR BAND: THIRD EAR BAND
EMI/Harvest, giugno 1970

Nel secondo album, conosciuto anche come "Elements", la Third Ear Band coniuga il linguaggio minimalista con l’improvvisazione, la musica microtonale e delicati sapori mediorientali.

Quattro tracce con durate comprese tra i sette e i dieci minuti, ognuna delle quali è dedicata a uno degli elementi naturali. Inedita la formazione, un quartetto formato da due strumenti ad arco, oboe e percussioni. La musica ammaliante si sviluppa partendo da microcellule, che si sovrappongono in stratificazione multipla, spesso utilizzando anche tecniche di sovraincisione. Dopo il lineare brano d’apertura, “Air”, troviamo “Earth”, esempio particolarmente riuscito di questo processo organizzativo: due oboe duettano sui canali opposti mentre il ritmo tenuto da archi pizzicati e percussioni si intensifica progressivamente fino a raggiungere un picco orgiastico intorno ai 5’30”; qui la musica si acquieta temporaneamente per poi tornare a riprendere quota, con i due oboe in continuo dialogo, sempre realizzato attraverso la sovraincisione. Sul finale un terzo oboe si aggiunge alla festa e lentamente il brano sfuma verso la sua conclusione.

Da qui la Third Ear Band conduce l’ascoltatore direttamente nell’atmosfera luciferina di “Fire”, dove praticamente tutti gli strumenti sono doppiati in sovraincisione in un fiammante crescendo. L’ultimo brano, “Water”, che si conclude didascalicamente sulle onde del mare, è quello in cui la sonorità più si avvicina a quella dei neonati Oregon, che faranno di queste atmosfere uno dei loro marchi di fabbrica. Nel 1972 la Third Ear Band, rinforzata dall’arrangiatore e violoncellista Paul Buckmaster, avrebbe registrato la colonna sonora per "The Tragedy of Macbeth" di Roman Polanski. 

Enrico Merlin


Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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