David Bowie: la storia di "She shook me cold"

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "She shook me cold"

Stando a Tony Visconti è un brano interamente composto da Ronson e ispirato dal suono dei Cream – eccetto l’attacco, smaccatamente hendrixiano – al quale Bowie aggiunse un testo qualche giorno dopo.  A suo modo, "She Shook Me Cold" è uno dei pezzi più rappresentativi di come Bowie, dopo l’entusiasmo iniziale dovuto anche al feeling con quello che considerava il suo nuovo gruppo, avesse gradualmente diminuito il suo coinvolgimento nella lavorazione del terzo album a causa di alcune distrazioni: coniugali, manageriali, e ricreative. Nel senso che aveva voglia di divertirsi, di conoscere cose e persone nuove, per ri­creare il nuovo Bowie.


La conseguenza concreta di tutto ciò fu un’imbarazzante latitanza in studio di registrazione, col gruppo che passava da una jam session all’altra, sottoponendo poi delle ipotesi di canzone al leader della band quando finalmente si degnava di presentarsi.
Curiosamente, il signore e la signora Bowie hanno entrambi cercato di rivendicare almeno la spinta iniziale che ha generato questo brano, i cui diritti d’autore sono comunque andati al solo cantante. Secondo Angie, “una sera stavamo guardando la TV e c’erano i Led Zeppelin. Mi sono girata verso Mick e ridendo gli ho detto: ‘Scommetto che i Rats di Hull potrebbero fare dei blues migliori di questi’. Così sono scesi in cantina un paio di giorni senza David e ne sono venuti fuori con la musica di "She Shook Me Cold", una risposta ai Led Zeppelin e alla loro You Shook Me”. Bowie invece spiegò in un’intervista promozionale: “I due con cui ho lavorato, il batterista Woody Woodmansey e il chitarrista Mick Ronson, sono due musicisti semiprofessionisti che vengono dal Nord. Avevano qualche problema con la mia musica perché sono maniaci del blues, così ho pensato di scriverne uno per loro e ci hanno dato dentro parecchio”.


Comunque siano andate le cose, si potrebbero trarre in inganno parecchi amanti del classic rock spacciando la parte strumentale al centro del brano per un inedito di Hendrix, Zeppelin o Cream: difficile figurarsi un suono simile in un album di David Bowie. Il quale a sua volta pensò bene di adottare gli stilemi dei colleghi con un testo ipersessualizzato e machista fin quasi alla parodia, che il Robert Plant degli inizi avrebbe certamente approvato.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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