Napoli è un quadro e la sua scena rap il mare

Abbiamo chiesto a Vale Lambo di raccontarci come si è evoluto l’hip hop nella città partenopea: dal “boss” Luchè al talento puro di Geolier, passando per il legame con il “maestro” della canzone napoletana, Gigi D’Alessio.
Napoli è un quadro e la sua scena rap il mare

“Napoli è un quadro diverso dagli altri, in cui è possibile perdere lo sguardo. È arte, non solo nei palazzi o nelle chiese, è spirito. Se si cammina in piazza Dante capita di incontrare gente che balla solo per il piacere di farlo. Per noi che siamo cresciuti qui è come New York”. Vale Lambo spiega così la sua seconda madre, la città che influenza la sua musica con immagini, racconti e suggestioni. Ventinove anni, cresciuto nel quartiere di Secondigliano, ha appena pubblicato il suo secondo album solista, “Come il mare”, che è un manifesto di quello che sta accadendo nel capoluogo campano, da anni fra le capitali della scena urban. La maggior parte delle produzioni del progetto è curata da Yung Snapp, Niko Beatz e Valerio Nazo. “Sono produttori napoletani che mi hanno permesso di giocare con i suoni, di sperimentare – racconta Vale Lambo – anche le collaborazioni mostrano l’evoluzione che sto portando avanti e che sta coinvolgendo buona parte della scena, sempre più orientata ad andare oltre gli steccati. C’è, per esempio, il brano ‘Neve’, realizzato con Carl Brave, che è una chiara apertura al pop. Io mi sento un cantautore e vorrei non pormi limiti: ho chiamato il disco ‘Come il mare’ perché il grande blu non ha confini, è immenso, anche io non voglio mettermi barriere”.

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Luchè, il boss
Dentro il nuovo disco, fra i feat, ci sono Luchè, CoCo, Lele Blade e Geolier, un incrocio fra i monumenti dell’hip hop partenopeo e i nuovi enfant prodige. “Luché è il boss, il migliore – continua Vale Lambo – è il nostro legame con la storia del rap in città. E, infatti, insieme abbiamo scritto un brano old school con suoni che richiamano al passato, al vero hip hop. È una delle tante facce del disco in cui alterno momenti solari a situazioni più dark. Tutto il progetto è un album di fotografie e sentimenti. C’è anche Geolier, giovane fenomeno. Con il suo album ‘Emanuele’ ha dimostrato tutto il suo talento, sta crescendo tantissimo e sta diventando un protagonista assoluto”. Ovviamente non poteva mancare Lele Blade con cui Vale Lambo nel 2016 pubblicò canzoni sotto il nome d’arte “Le Scimmie”, formando un duo centrale per la metamorfosi del genere. “Siamo stati, già prima del duo, dei precursori della trap – ricorda Vale Lambo – con Lele Blade scriviamo sempre in modo molto diretto, istintivo, e condiamo il tutto con immagini evocative. Credo che questo sia uno dei tratti distintivi di molti rapper napoletani: una scrittura in cui ci si mette a nudo, alternando momenti diretti a metafore. Prendi il mio brano ‘Solo piano’: è una poesia messa in musica, va oltre l’idea di rap”. Per raccontare Napoli e fotografare la corona che oggi porta sulla testa, non vanno dimenticati Clementino, Enzo Dong, Liberato, MV Killa, Moderup, Samurai Jay e altri. “La trap, come anche il rap in passato nonostante la sua storia gloriosa, all’inizio non è stata capita – sottolinea Vale Lambo – ora in città si respira un’aria diversa. I ragazzi che lottano per portare questa musica in alto vengono supportati e anche la gente comune ha compreso quello che stiamo facendo”.

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Contro il maschilismo
Franco Ricciardi, pseudonimo di Francesco Liccardo, cantautore napoletano che nel 2014 ha vinto il David di Donatello per la migliore canzone originale con il brano “A verità”, dal film Song'e Napule, è fra i feat dell’album di Vale Lambo. Da tempi immemori, da quel 1997 in cui collaborò con i 99 Posse, ama contaminare la sua musica con il rap. “Abbiamo collaborato per il pezzo ‘Nnammurat’ ‘e te’ in cui mi calo nei panni di una donna –dice il rapper – è un brano nato dai racconti tormentati e d’amore delle mie amiche. È un approccio molto cantautorale e anti-maschilista. Non sopporto chi attacca le donne, chi le sminuisce, anche nelle canzoni. A volte vedere con gli occhi di chi si ha accanto aiuta, permette di sviluppare più empatia”.

Gigi D’Alessio e la foto di squadra
Sulla cover dell’ultimo album di D’Alessio, “Buongiorno”, c’è una “foto di squadra” in cui Gigi è sul trono, tutti gli ospiti del disco gli sono accanto. Sono tutti rapper, quelli con cui ha rivisitato i suoi grandi classici. “Solo lui poteva riunire tutta la scena in un disco, è un progetto che sta spopolando a Napoli, unisce intere generazioni e questo è un aspetto meraviglioso – sorride Vale Lambo – Gigi è un maestro della canzone napoletana, ha sempre rispettato il nostro modo di fare musica e noi rispettiamo il suo perché in qualche maniera siamo legati anche alla tradizione. E non mi riferisco solo all’uso del napoletano, ma anche all’idea di giocare con la neomelodica, creando un ponte con il rap. Qui mi riallaccio all’idea di rap-cantautorale, sfera a cui sento di appartenere. Quando il mio manager mi parlò per la prima volta del progetto che aveva in mente Gigi, acconsentii subito. Andai a casa sua, era preso bene. Fu una giornata importante. Napoli è una città che unisce, è un abbraccio fra tante cose diverse, proprio come l’album di Gigi”. 

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