Jimi Hendrix: l'ultima notte di vita

L’ultima chance di un manager indebitato con la mafia? O banale negligenza? Il biografo più accreditato di Hendrix mette ordine nelle testimonianze e riflette sui misteri di una notte di ordinaria follia - di quasi cinquant'anni fa
Jimi Hendrix: l'ultima notte di vita

Il 18 settembre ricorreranno i 50 anni dalla scomparsa di Jimi Hendrix. Ne abbiamo già scritto nei giorni scorsi qui.

La chiave delle ultime ore di vita di Jimi sta nella testimonianza di Monika Dannemann. Nata da una ricca famiglia tedesca, Monika era un’artista di talento la cui carriera di skater era stata interrotta da un infortunio. Incontrò per la prima volta Jimi all’inizio del ’69 e non lo avrebbe rivisto se non pochi giorni prima della sua morte, sebbene abbia affermato che Jimi rimase sempre in contatto con lei, attraverso lettere che non ha mai permesso a nessuno di vedere. 
Intervistai Monika nel 1989, per la mia biografia "Electric Gypsy", raggiungendola a Seaford, sulla costa sud dell’Inghilterra.

Casa sua si trovava in una strada silenziosa ed elegante. Mi aprì la porta e rimase lì con lo stesso esatto aspetto che aveva all’epoca della morte di Jimi: straordinari capelli biondi, pesantemente truccata, un abito di velluto e un gran dispiego di gioielleria. La sensazione che per lei il tempo si fosse fermato aumentò quando entrai: le pareti erano ricoperte dai suoi lavori, e tutti i dipinti avevano Hendrix come soggetto. La casa era come un santuario. Fu molto amichevole e, nel suo modo calmo, mi raccontò la stessa storia riferita al medico legale che si occupò del caso di Jimi e in seguito a tutti i giornalisti e gli scrittori che durante i 20 anni precedenti avevano tentato di scoprire cosa fosse successo. Il succo della storia era questo: per Jimi era stato prenotato il Cumberland Hotel nei pressi del Marble Arch, ma lui in realtà alloggiava con Monika nell’appartamento al pian terreno del Samarkand Hotel, a circa 10 minuti di macchina. Durante il pomeriggio del 17 settembre, lei e Jimi erano andati con alcune persone che avevano appena incontrato in un appartamento dalle parti di Baker Street. Tornarono al Samarkand verso le otto e mezza di sera e vi restarono fino alle prime ore del mattino, quando Jimi chiese di essere accompagnato in auto in un’altra casa non distante dal Cumberland Hotel, con l’intenzione di comunicare alla perennemente gelosa Devon Wilson, che era venuta in volo con Alan Douglas e sua moglie, che adesso era fidanzato e si sarebbe presto sposato. Monika fece scendere Jimi, ripassò a prenderlo 30 minuti più tardi e insieme tornarono al Samarkand, circa alle tre del mattino. Parlarono, poi Monika preparò a Jimi un panino e si misero a letto circa alle sei. Monika prese un sonnifero e si addormentò. Si svegliò alle 10 e, visto che Jimi dormiva, uscì a comprare le sigarette. Quando tornò, circa dieci minuti più tardi, si rese conto che Jimi era stato male ma non riuscì a svegliarlo.
Non sapendo chi fosse il medico di Jimi, fece qualche chiamata ai suoi amici e riuscì a parlare con Eric Burdon, che le disse di chiamare un’ambulanza. Erano le 11:18 di mattina e l’ambulanza arrivò nove minuti dopo. Monika raccontò che che i conducenti dell’ambulanza erano molto rilassati e non usarono sirene, e che lei salì per accompagnare Jimi al St Mary Abbott Hospital. Monika aspettò nei dintorni e fu poi informata da un’infermiera che Jimi era morto. Il punto nodale della sua storia era la responsabilità dello staff medico, in particolare dell’equipaggio dell’ambulanza, che a suo dire tenne Jimi in posizione verticale per tutto il tempo. Sapevo che Monika avrebbe detto queste cose, quindi non avevo grandi motivi per mettere in dubbio niente, finché non andai in ospedale. Controllai il registro dei ricoveri di quel giorno, il 18 settembre 1970, ma non fui in grado di trovare traccia del ricovero di Jimi. Allora sentii Walter Price, un portantino che era in servizio quel giorno: “Jimi non fu mai ricoverato”, mi disse. “Lo portarono direttamente all’obitorio”. Quello che mi disse non era totalmente attendibile, ma adesso il dubbio si era insinuato nella mia mente. Ricontrollando le passate affermazioni di Monika, mi resi conto che lo scheletro del racconto restava, ma le sue azioni e i tempi cambiavano di volta in volta. La scoperta di queste inesattezze diede il via a una catena di eventi che finirono non solo per dipingere un quadro più chiaro dell’accaduto, ma demolirono la storia di Monika. Lei contrattaccò (invano) minacciando azioni legali verso chiunque – me compreso – mettesse in dubbio la sua parola.
Come chiarisce Tappy nel suo libro, Jimi s’innamorava regolarmente della “donna dei suoi sogni”, tempestandola di promesse di amore eterno. Forse in qualche caso ci aveva creduto lui stesso, ma il più delle volte Jimi sembrava solo voler accelerare i tempi per ficcarsi sotto le lenzuola. Toccò a Monika essere l’ultima donna che Jimi aveva corteggiato e lei si convinse della sincerità dei suoi progetti di matrimonio. 

È opinione generale che la sola donna alla quale Jimi avesse sinceramente tenuto – e che teneva a lui senza secondi fini – fu Kathy Etchingham (“Vorrei fossero rimasti insieme”, dice Tappy, “Jimi potrebbe ancora essere vivo, oggi”).

Jimi e Kathy vissero insieme con Chas e sua moglie durante il suo primo soggiorno, molto prima della fama, e più tardi condivisero un appartamento a Mayfair. E fu Kathy che negli anni 90, aiutata dalla moglie di Mitch Mitchell, Dee, s’incaricò di fare chiarezza sulle circostanze della morte di Jimi. Incredibilmente, né l’equipaggio dell’ambulanza, né i poliziotti che presero la chiamata al 999, o i dottori che avevano avuto il compito di rianimare Jimi in ospedale, furono mai chiamati a testimoniare. Per ragioni incomprensibili, il medico legale Gavin Thurston volle chiudere la faccenda il più velocemente possibile, indicando come causa del decesso l’inalazione di vomito causato da intossicazione di barbiturici. Kathy e Dee rintracciarono tutte queste persone e anche altre. Raccolsero molti nuovi elementi, tanto che il Procuratore Generale ordinò un’indagine di polizia. Quando ciò accadde, un buon numero di quelli che erano stati felici di parlare privatamente con Kathy non vollero avere niente a che fare con la polizia o cambiarono versione. Così l’indagine non fu riaperta, ma le loro testimonianze restano. E quindi la storia ora appare così. Monika e Jimi si recarono realmente nell’appartamento di completi estranei nel pomeriggio, ma Jimi vi rimase molto più a lungo di quanto desiderasse Monika, godendosi le attenzioni delle giovani donne presenti. Quando se ne andarono, attorno alle 22:40, il padrone di casa Philip Harvey riferì che Monica era fuori di sé e in strada urlava contro Jimi. Dopo, lo portò alla festa di un uomo d’affari legato alla Track Records, Peter Cameron. Tra i presenti c’erano Devon Wilson, Alan Douglas e sua moglie Stella. Monika tornò a riprenderlo, ma lui disse a Stella di liberarsi di lei. Monika a quel punto mise in piedi una tale piazzata, che Jimi fu costretto a seguirla. Quando Eric Burdon chiese a Monika perché non avesse chiamato un’ambulanza, lei rispose che aveva paura di farlo per via delle droghe nella stanza. Il primo ad arrivare sulla scena fu il roadie di Eric, Terry Slater, secondo il quale lui e Monika svuotarono l’appartamento e andarono a nascondere la droga in un giardino lì di fronte. Nel frattempo, l’equipaggio dell’ambulanza trovava Jimi da solo e morto in camera. Seguendo la procedura, tentò di rianimarlo a bordo del mezzo, ma era chiaramente deceduto e questo spiegherebbe la calma con cui lo portarono all’ospedale. Anche in ospedale fu tentata una rianimazione, ma era chiaro che era tutto inutile: Jimi era morto da ore. E dov’era Mike Jeffery mentre tutto questo succedeva? Certamente era a Londra la domenica del 13 settembre, per vedere Danny Halpern alla Track Records. Ma poi restò a Londra? No: secondo i suoi assistenti Trixie Sullivan e Jim Marron, quando si sparse la notizia Mike si trovava a Maiorca. Bob Levine sostiene che lasciò passare una settimana prima di farsi vivo, sostenendo di avere appena appreso della morte di Hendrix: “Ma io sapevo che stava mentendo, perché c’era gente che lo aveva visto a una festa organizzata dalla Track Records a Londra la sera prima che Jimi morisse”. E chi erano queste persone? Secondo Bob, gli stessi che finirono nell’appartamento di Peter Cameron – l’uomo legato alla Track Records – dove Jimi era stato visto quella notte: Devon Wilson e Alan e Stella Douglas. Per quanto in profondità Kathy e Dee siano state capaci di scavare, ci sono ancora due significanti aspetti inesplicati riguardo la morte di Jimi. Il primo è che fu trovato sul letto completamente vestito: secondo Monika si coricarono insieme, il che normalmente significa spogliarsi e ficcarsi sotto le coperte. Il secondo punto è che sia l’equipaggio dell’ambulanza che i dottori all’ospedale sostengono che Jimi era in condizioni pietose. Il dottor John Bannister quel giorno era di turno. Quando lesse il mio libro, mi scrisse dall’Australia: “Il ricordo più chiaro di questo evento”, scrisse, “fu la considerevole quantità di alcol nella sua laringe e faringe. Ricordo perfettamente la grande quantità di vino rosso che trasudava dal suo stomaco e dai suoi polmoni”. Anche il rapporto tossicologico rivelò un livello di alcol nel sangue equivalente a circa quattro pinte di birra e, in ogni caso, Jimi aveva una tolleranza all’alcol insolitamente bassa. Per quanto lacunosa sia la testimonianza di Monika, mai si fa accenno al vino. E non c’è menzione di bottiglie vuote nella stanza. Quindi, da dove veniva tutto quel vino?.

Il verdetto aperto fu accolto con sollievo sia dalla Warner Brothers che da Mike.

Se avesse in qualche modo paventato il suicidio, o un crimine, o che Jimi avesse contribuito alla propria morte con un comportamento irresponsabile, le compagnie di assicurazioni si sarebbero rifiutate di pagare. La BBC rintracciò l’investigatore assicurativo incaricato di seguire il caso di Jimi, che confermò di aver cercato ogni modo per non pagare, ma rifiutò di rivelare il contenuto dei suoi documenti. Forte di una poesia scritta da Jimi prima di morire, un Eric Burdon strafatto apparve alla televisione britannica dichiarando che Jimi si era suicidato: la Warner Brothers gli intimò subito di tacere. Comunque sia, come puntualizzò più tardi anche Noel Redding, la morte di Hendrix fu quasi un affare per Mike Jeffery. Tappy sostiene che riuscì a cancellare tutti i suoi debiti e in più a offrire al padre di Jimi, Al, il solo beneficiario dell’eredità, circa 250.000 dollari in cambio della quota di Jimi degli studi Electric Lady. Ci fu un curioso epilogo per Monika e Mike. Nell’immediato periodo successivo alla morte di Jimi, si sparsero tantissime voci su un coinvolgimento di Mike. In un suo libro del 1995, Monika scrisse che comunque, quando andò a New York alla fine di febbraio del 1971, andò a trovare agli Electric Lady Mike, l’uomo che a detta di tutti avrebbe fatto qualunque cosa per comprare il silenzio. Tutto quello di cui sembra parlarono fu la possibilità che Mike potesse diventare il suo manager per promuovere la sua arte. Monika però rifiutò le offerte di Mike e volò a Seattle. Ma perché fu lei per prima a cercarlo?.
La morte prematura di Jimi a 27 anni fu seguita negli anni a venire da quelle di altre figure chiave di questa storia. Perennemente in guerra con la sua dipendenza da eroina, Devon Wilson trovò la morte in circostanze misteriose al Chelsea Hotel nel febbraio del 1971, mentre Mike Jeffery morì a 39 anni nel 1973. Per Noel e Mitch ci fu sempre il problema del “che fai dopo aver suonato nella Jimi Hendrix Experience?”: la risposta fu “non molto” e, sebbene Mitch se la passò meglio di Noel, entrambi si misero a bere e scivolarono nell’oscurità. Noel morì a 57 anni nel maggio 2003, Mitch lo seguì nel 2009 a 61 anni. Chas Chandler era solo cinquantasettenne quando si arrese a un attacco di cuore nel luglio del 1996, lo stesso destino che poi colpì il poco più che cinquantenne biografo di Hendrix Tony Brown, quello che più di tutti indagò sugli eventi che portarono alla morte di Jimi. E Monika? Mentre la sua storia si sbriciolava dinanzi a nuove prove, fece un’accusa di troppo e Kathy Etchingham ottenne un’ordinanza che le vietava di raccontare ancora le sue bugie ai giornalisti su Kathy e la sua indagine. Monika violò l’ordinanza, dovette affrontare Kathy in tribunale e il 3 aprile 1996 fu giudicata colpevole di oltraggio alla corte. Sempre ritenuta di mentalità fragile – e condannata a pagare 3000 sterline – si suicidò due giorni più tardi: il suo corpo fu trovato in una Mercedes piena di gas di scarico nella sua casa di Seaford, dove l’avevo intervistata 7 anni prima Non fu trovato un biglietto d’addio e com’era prevedibile – anche da parte del suo partner, il chitarrista Uli John Roth – ci furono speculazioni sul suo presunto omicidio.
Potrebbe benissimo esserci, là fuori, qualcuno che sa cosa successe a Jimi Hendrix tra le 4 e le 8 del mattino del 18 settembre 1970. 

Il testo di questa notizia, scritto da Harry Shapiro, è tratto dal numero speciale "Collector's Edition" di Classic Rock, in edicola dall'8 settembre 2020, per gentile concessione di Sprea Editori.

Discografia (capolavori, album postumi, live, box e legacy edition), interviste, concerti, collaborazioni, film, libri, artisti hendrixiani e mille altre storie…
Hendrix secondo Brian Auger, Ginger Baker, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Arthur Brown, Jack Bruce, Eric Burdon, Eric Clapton, Joe Cocker, David Crosby, Rory Gallagher, Kirk Hammett, Glenn Hughes, Mick Jagger, Mark Knopfler, Al Kooper, Eddie Kramer, Brian May, John Mayall, John McLaughlin, Mitch Mitchell, Graham Nash, Joe Satriani, Neal Schon, Slash, Stephen Stills, Andy Summers, Pete Townshend, Steven Tyler, Stevie Ray Vaughan, Leslie West, Robert Wyatt, Bill Wyman, etc

116 pagine a colori, 9,90 euro, ordinabile in edicola oppure su www.sprea.it/hendrix

Info: stonemusic.it

 

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