"Idiot prayer", Nick Cave trasforma in musica il silenzio del lockdown

Non chiamatelo "concerto in streaming": la recensione della performance solitaria del cantautore all'Alexandra Palace di Londra
"Idiot prayer", Nick Cave trasforma in musica il silenzio del lockdown
Credits: Screenshot video Idiot Prayer

Un uomo siede da solo al piano, in una larga sala vuota: è circondato da fogli con i testi delle sue canzoni, su un quaderno ci sono degli appunti. Ogni tanto si intravede un po' di luce dalle finestre oscurate, sullo sfondo filtra un raggio di sole. Non parla, suona soltanto, per un’ora e mezza e 21 canzoni.
È la preghiera dell’idiota di Nick Cave. Ma dire cosa sia stato davvero questo “global live streaming event” (definizione ufficiale data dal cantautore australiano) non è semplice. Una concerto? Un film? Una liturgia musicale austera e disarmante? Una performance emozionante? Uno nuovo modello per lo streaming a pagamento? “Idiot prayer” è tutte queste cose, e nessuna di esse.

Nick Cave aveva un tour fissato con i Bad Seeds, rinviato per la pandemia (le date italiane verranno recuperate l’anno prossimo, sempre a Milano e Roma). Aveva spiegato perché era contrario alle dirette in streaming fatte dai colleghi, ed è stato di parola: “Idiot prayer” è stato registrato settimane fa all'Alexandra Palace di Londra. La modalità di diffusione è (quasi) la stessa di altri esperimenti recenti di concerti in streaming a pagamento, nelle ultime settimane: compri un biglietto (18 euro) su un’app, pochi minuti prima ti arriva un link, lo apri e vedi. È stato annunciato come una "live experience", senza possibilità di pausa, rewind o fast forward; alla fine, invece, era un semplice video Vimeo, embeddato in una pagina web: il tasto play/pausa c'era eccome. E la voce fuori campo che recita "Spinning song" sull’introduzione (il trailer visto nei giorni scorsi), i titoli delle canzoni in sovraimpressione e gli stacchi di montaggio tra un brano e l'altro hanno reso chiaro che quello che si stava guardando non era in diretta, con buona pace della "live experience". "Idiot prayer" assomiglia più ad un film-concerto, sul modello di quello girato a Copenhagen con i Bad Seeds e poi mandato nei cinema l'anno scorso. Una produzione alla "Springsteen on Broadway" che invece che essere resa disponibile su una piattaforma è stata diffusa in pay-per-view in un unico momento:  dopo questa sera non sarà più possibile vederlo on line.

Al di là della forma, la sostanza musicale è potente. In "Idiot prayer" ci sono solo il piano, la voce e pochi rumori ambientali della sala, con un tono austero che ricorda molto quello degli ultimi due album “Skeleton tree” e “Ghosteen”, dove già la presenza dei Bad Seeds era ridotta al minimo. La formula è derivata quella degli show solo  'A conversation with'  in cui Cave da solo interagisce con il pubblico e suona al piano. "È nel silenzio del lockdown che ho iniziato a pensare non solo di registrare le mie canzoni in questa forma decostruita ma anche di filmarle", ha spiegato Cave. Ma in questa performance non c'è conversazione, c'è il silenzio del lockdown trasformato in musica.
In 90 minuti Cave pesca brani minori dal repertorio: "Idiot prayer" viene suonata per la prima volta in assoluto e in scaletta ci sono anche due canzoni dei Grinderman, "Man in the Moon" e “Places of Montezuma” e c'è pure un inedito, “Euthanasia”. La prima parte è quella più rarefatta, nella seconda entrano brani con crescendo vocali e più dinamici, come “The mercy seat” o una stupenda versione di “Higgs boson blues” o “Papa won’t leave you, Henry”.
Il risultato è una performance disarmante, ma non priva dell’arma tipica di Cave in concerto: un'intensità che ti sposta, una sorta di forza tranquilla che arriva anche attraverso lo schermo di un computer. Sarebbe bello che questa performance diventasse un album, oltre che un evento in streaming. 

Caricamento video in corso Link

Tornando alla forma: c’è grande ancora grande confusione su come debbano essere fatti (e se devono essere fatti) i concerti e gli eventi musicali in streaming a pagamento. Negli Stati Uniti sono un fenomeno diffuso: da anni band come i Phish o i Dead & Co vendono migliaia di biglietti  per il pay-per-view dei loro concerti, in aggiunta a quelli reali. La nostra percezione recente - spesso il rifiuto - è alterata dalla fase che stiamo vivendo, con lo stop del live in presenza, e con il fatto che per settimane siamo stati inondati da “concertini” sui social, girati con il telefonino, la chitarrina, molta buona volontà e anche molta improvvisazione.  Era contro queste “dirette” che Cave si era ribellato al tempo: "Idiot prayer” è l’altra faccia di quel rifiuto al conformismo. Non un concerto, non una diretta, non qualcosa che sostituisce il live tradizionale, ma una produzione diversa, di alta qualità sia per la forma (l’ambientazione, la regia) che per la sostanza (la musica, la scaletta e la performance). Il punto è proprio questo: un grande artista, qualcosa di esclusivo e di qualità sono le uniche motivazioni che possono spingere a comprare il biglietto per un evento in streaming. Se poi fosse in diretta molto, molto meglio, per avere la sensazione di vedere qualcosa nel momento in cui accade.

È tutto migliorabile, ed è una formula che di certo non sostituirà i concerti, ma magari li affiancherà, anche da noi. Aspettiamo Nick Cave l’anno prossimo con i Bad Seeds e sarebbe interessante che al live in presenza si aggiungesse un live in streaming per chi fisicamente non può essere presente o per i concerti sold-out, come già succede in America. 
Ma, nel frattempo, “Idiot prayer” è stato qualcosa di diverso, spiazzante, difficilmente definibile e comunque emozionante.
(Gianni Sibilla)


scaletta
“Spinning song” (introduzione recitata)
“Idiot prayer”
“Sad waters”
“Brompton oratory”
“Places of Montezuma”
“Girl in amber”
“Man in the moon”
“Nobody’s baby now”
“(Are you) The one that I’ve been waiting for?”
“Waiting for you”
“The mercy seat”
“Euthanasia”
“Jubilee street”
“Far from me”
“He wants you”
“Higgs boson blues”
“Stranger than kindness”
“Into my arms”
“The ship song”
“Papa won’t leave you, Henry”
“Black hair”
“Galleon ship”

Dall'archivio di Rockol - "Red Right Hand" (da "Distant sky - Live in Copenaghen")
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