Bassi Maestro: “Il rap di oggi? Non riesco neppure ad ascoltarlo”

L’artista, colonna portante dell’hip hop italiano, ha pubblicato "M", che segue il percorso di “North of Loreto”: “Non rappo più, l’album è un grande tributo agli anni ’80”.
Bassi Maestro: “Il rap di oggi? Non riesco neppure ad ascoltarlo”

I rapper di oggi, Bassi Maestro, pilastro della storia hip-hop italiana, li chiama con distacco “ex colleghi”. L’artista milanese, da alcuni anni, ha iniziato un processo di allontanamento dalla scena in cui è stato protagonista per più di vent’anni, intraprendendo un nuovo percorso nel segno di una ritrovata libertà artistica in cui Davide Bassi, questo il suo vero nome, alle rime preferisce il recupero dei suoni che l’hanno reso quello che è oggi. Ha da poco pubblicato “M”, un nuovo progetto che segue con coerenza “North of Loreto”, uscito l’anno scorso. “È un proseguimento logico del primo disco, che fu l’anello di congiunzione fra la mia storia ventennale nel mondo hip hop e gli anni ottanta – racconta Bassi - nel primo capitolo c’era un taglio più funk e black, ho ripescato il funk californiano per esempio, esplorando un territorio anni ’80 non necessariamente elettronico ed europeo. In “M” proseguo il discorso, mi muovo nuovamente sull’onda anni ’80, ma questa volta approfondendo l’house music più basic, il filone italo-disco e il synth pop, generi che nel primo capitolo non avevo affrontato”.

L’album si snoda tra samples vocali, linee acide di 303 e drum patterns, con un paio di episodi che richiamano il suono dei synth vintage e più plastici della disco nostrana e della british wave, omaggiando il suono che ha cresciuto Bassi agli esordi di carriera. “Ricreare sonorità uguali al passato è un fail – continua - so che cosa sto tributando, ma lo faccio a mio modo. È un ambiente musicale da cui, secondo molte persone che magari mi conoscono solo per il rap, sembro distante. Ma non è così. Tutti i campionamenti, per esempio, rientrano nel mio modo di fare hip hop. Quella musica per me è tutto, gli anni ’80 sono tutto. È il periodo in cui sono cresciuto. Altri decenni li ho recuperati poi con il tempo, penso per esempio ai Beatles, quello invece dall’82 al ’92 mi ha proprio formato”. I punti di riferimento? “In questo progetto ci sono suoni che richiamano ai Depeche Mode, Tears For Fears, ma anche riferimenti black come Janet Jackson, Sos band, Jimmy Jam & Terry Lewis – sottolinea - non manca la house, arrivata in Italia più o meno nel 1987, che su di me ha avuto lo stesso impatto dell’hip hop: da una parte ascoltavo i Beastie Boys, dall’altra Todd Terry. In “M” c’è tutta la mia ispirazione musicale”.

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Il side project elettronico di Bassi Maestro rende omaggio a North of Loreto, uno dei quartieri più interessanti di Milano che rappresenta un fenomeno importante di riqualificazione urbana. Una rinascita, che è anche artistica. “Parte tutto da un’esigenza – ammette Bassi - non riuscivo più a fare quello che facevo prima, in quel modo. Avevo finito le cartucce del rap. Non avessi cambiato strada sarei andato avanti per inerzia. In questo momento non ho il procedimento creativo della scrittura. Su Twitch ho iniziato a realizzare dei dj set, chi mi segue lo fa per la musica. Non farò grandi numeri, ma provo a proporre quello che non passa sempre in radio, per questo le persone apprezzano. Cerco di allontanarmi dalla musica “usa e getta” del momento in cui anche gli influencer realizzano canzoni”. Con il mondo rap di oggi non sembra più avere nulla a che fare. “L’ambiente dei miei ex colleghi richiede un’esposizione in cui io non mi ritrovo, che non fa parte di me. Oggi conta più l’immagine, l’hype di un personaggio, rispetto alla musica, messa sempre in secondo piano. Non riesco ad ascoltare nulla di quello che viene da quell’ambito, neppure le canzoni rap che arrivano dall’America mi lasciano più qualche cosa – conclude - il fenomeno del momento o l’artista giovane a volte mi interessa, ma il più delle volte no. Rispetto chi fa questo mestiere con passione, non ce l’ho con qualcuno, ma quel codice non mi interessa, seguo un altro tipo di ricerca. Se uno non ha nulla da dire, non deve farlo per forza. Marracash o Gué Pequeno, per fare due nomi, li capisco, sento che fanno musica perché hanno qualche cosa da esprimere, sono mossi da un’esigenza, ma molti invece sono dei riciclati, si mettono in ridicolo per stare al passo con i tempi”.

(Claudio Cabona)

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