Elio e Le Storie Tese, il ritorno: “Il nostro concerto benefico sarà un baccanale”

La band suonerà a Bergamo nel 2021, riunendosi per l’occasione. Inoltre si fa promotrice di un fondo a supporto del mondo della musica. L'intervista.

Elio e Le Storie Tese, il ritorno: “Il nostro concerto benefico sarà un baccanale”

Per settimane il Trio Medusa ha chiamato in diretta i membri del gruppo Elio e Le Storie Tese per convincerli a tornare insieme per un unico concerto celebrativo del fine-sfiga post-Covid. La band, che si era ufficialmente sciolta nel 2018, ha accettato e sarà protagonista di un evento speciale, in aiuto del Cesvi, che si terrà nel 2021 a Bergamo, città pesantemente colpita dall’epidemia di Coronavirus. Non è finita: sul portale “Rete del dono” è partita la raccolta fondi “Insieme per la musica”, che ha l’obiettivo di aiutare gli artisti in difficoltà in attesa del grande concerto. Grazie a una videochiamata, ci facciamo raccontare l’iniziativa da Elio, Faso, Civas e Rocco Tanica. Quest’ultimo è a letto e ci accoglie subito con uno scherzo.


Dite la verità: il Trio Medusa non ha dovuto insistere più di tanto per farvi tornare insieme. Avete lanciato anche un podcast. Lo scioglimento è acqua passata?
Rocco Tanica: noooooo, non rispondo. (Esce dalla call e non rientrerà più).
Faso: il Trio Medusa non lo guardiamo mai in faccia perché abbiamo paura di diventare di pietra. Ci hanno fatto risvegliare dalla naftalina bombardandoci di telefonate, non è stato semplice, fidati. Sono bravissimi a essere asfissianti. Volevano che per questo concerto benefico, a Bergamo, ci fossimo a tutti i costi noi. Ma abbiamo messo una condizione imprescindibile: che si raccolgano soldi attraverso il crowdfunding “Insieme per la musica”, un fondo per sostenere progetti artistici e iniziative messe in ginocchio dal Covid. Siamo già arrivati a 120 mila euro.
Elio: è una festa di fine Covid. Sul resto lasciami dire che non è proprio così. Abbiamo sciolto la band perché volevamo fare dell’altro, non perché non fossimo più amici o legati fra noi. Siamo ancora umani anche se alcuni di noi scappano improvvisamente dalle interviste.

Come ve lo immaginate il concerto a Bergamo nel 2021?
Elio: noi siamo dei grandi amanti delle feste. Soprattutto di quelle fuori controllo. Io spero che si trasformi in un baccanale, con abbracci e orge in cui non esistono limiti. Vorrebbe dire che le difficoltà sono state veramente superate. 

Cosa pensate delle difficoltà che la musica sta affrontando?
Faso: non si accende la luce dell’attenzione su questo mondo perché si sottovaluta. Non si capisce quanti lavoratori impegni. Demetrio Stratos, nel 1977, si può trovare l’intervista su YouTube, diceva che un gruppo musicale è un laboratorio d’arte a cui non è riconosciuto alcun supporto. David Byrne nel libro “Come funziona la musica” scrive che non capisce come mai si debba finanziare un’orchestra classica, ma non il mondo del pop e del blues che ha fatto sognare intere generazioni. Non me lo immagino il manager di Bach a cercare serate per il ragazzo come succede per altri.
Elio: gli artisti, per certi aspetti proprio non esistono. Faccio un esempio concreto: quando andiamo dal commercialista, non veniamo riconosciuti come categoria, non possiamo essere classificati grazie a un codice. Non esiste la voce “cantante”, veniamo inseriti in “altre professioni” come un miniaturista.
Civas: quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti. A Milano stanno chiudendo locali importanti per la musica, il territorio si sta impoverendo.

Cosa ricordate della Milano dei vostri inizi?
Faso: Potevi fare un tour intero stando a Milano, talmente tanti locali c’erano. E non sto parlando del Blue Note dove un ragazzino, per mancanza di disponibilità economica, non può entrare, ma di locali davvero per tutte le tasche. Era una città piena di spazi ruspanti, ora non mi sembra più così. Vai a Parigi e sul giornale i locali sono talmente tanti da essere divisi per generi musicali. Ma perché dobbiamo essere inferiori ai francesi, che tra l’altro fanno musica di merda?
Elio: oggi, in qualunque città, è davvero difficile vivere di musica. C’è il gruppone che ci riesce oppure il musicista che arrotonda suonando, ma fa principalmente un altro lavoro. Dietro la nostra raccolta c’è un bando: ci aspettiamo le candidature di tante realtà in difficoltà, che verranno valutate e, se scelte, supportate.
Civas: anche per questo, già a settembre, vogliamo iniziare a distribuire i soldi del fondo che si sta creando. L’emergenza è adesso, non fra un anno. Io, parlando con diversi colleghi, sento un clima di disperazione.

C’è anche rabbia?
Civas: quando vedi le spiagge affollate, ma i teatri chiusi, la rabbia cresce per forza.
Faso: mio padre ha preso un volo a Parigi e quando è tornato in Italia era incazzato come una bestia. Aereo stipato, uno vicino all’altro. Mezzi stracolmi per coprire il buco creatosi nei mesi di stop. Tutto questo mentre la musica dal vivo muore.

(Claudio Cabona)

Dall'archivio di Rockol - Elio e le Storie Tese: le 9 canzoni con cui tutto ebbe inizio
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