Bruce Springsteen, non ho mai considerato la mia musica di protesta
Bruce Springsteen si è concesso all’Atlantic per una lunga intervista a proposito dello scenario politico-sociale del suo Paese, gli Stati Uniti, a partire dalle proteste esplose negli States a seguito dell’uccisione di George Floyd, uno dei tanti afroamericani che hanno perso la vita dopo aver incrociato la loro strada con gli agenti di polizia. Partiamo dalla musica del Boss, a proposito della quale il rocker ha spiegato: “Non ho mai considerato la mia musica di protesta. Ho sempre cercato di raccontare quelli che pensavo fossero complicati studi su personaggi che avevano implicazioni sociali perché credo che devi creare personaggi complessi ai quali infondi respiro, una dimensione tridimensionale. E questo è il modo attraverso il quale trovi la verità dentro a qualcosa”. Citando la canzone “American Skin”, uno dei brani di “High Hopes” del 2014, ad esempio, presentata dal cantautore del New Jersey come “una delle canzoni di cui vado più fiero”, Springsteen sottolinea come il pezzo sia nato dall’idea “che al cuore dei nostri problemi razziali ci sia la paura”. Racconta ancora Springsteen: “L’odio viene dopo. La paura è istantanea. Dunque in ‘American Skin’ penso che quello che ti colpisce è la paura di una madre per suo figlio e le regole che deve stabilire perché lui possa essere al sicuro”.
Nel corso dell’intervista, poi, Springsteen ha avvertito che, dal suo punto di vista, la democrazia negli Stati Uniti non sopravviverebbe se Donald Trump dovesse essere confermato al comando per altri quattro anni, paragonando il movimento Black Lives Matter ai movimenti per i diritti civili degli anni Sessanta. E sono proprio Black Lives Matter e il seguito che le sue rivendicazioni stanno avendo a far sperare all’artista che la presidenza di Trump possa non essere confermata a novembre. La voce di “Born in the USA” ha poi lasciato la parola alla musica, selezionando una serie di brani che dal punto di vista del Boss riflettono l’attualità: Springsteen ha scelto “Strange Fruit” di Billie Holiday, “The House I Live In” di Paul Robeson, “Made in America” di JAY-Z e Kanye West, “People Have the Power” di Patti Smith e “That’s What Makes Us Great” di Joe Grushecky con il featuring dello stesso Springsteen.